venerdì , 24 novembre 2017
diaconato

La non-novità del diaconato femminile

Il Sant’Uffizio non esiste più. Ha cambiato nome – «Congregazione per la Dottrina della Fede» – ma ha cambiato anche stile. Questo per quanto riguarda la Santa Sede. Ma di santi uffizi dell’inquisizione sono pieni i social network. E il loro imputato principale non è il Cristo del Grande Inquisitore dostoevskiano, ma il Papa… Opinionisti che si reputano più attenti alla dottrina del successore di Pietro e che si scagliano – con la comoda, e ormai alla moda, «ermeneutica del sospetto» – verso tutto quello che dice il Papa. Diverse critiche spropositate e, come al solito, non documentate hanno invaso il social quasi in tempo reale con quanto dichiarato dal Papa durante l’incontro con l’Unione delle Superiore maggiori (Uisg), svoltosi ieri in Aula Paolo VI.

Il Papa – per contestualizzare la seguente riflessione – rispondendo alla domanda riguardo alla possibilità dell’apertura alle donne del diaconato permanente, ha sottolineato come le donne siano già protagoniste nel servizio ai poveri e malati, nella catechesi e in molti altri ministeri ecclesiali. «Francesco – riporta la Radio Vaticana – ha ricordato che l’antico ruolo delle diaconesse non risulta tuttora molto chiaro e si è detto disponibile a interessare della questione una Commissione di studio».

Un po’ di storia recente

Non è la prima volta in cui la Chiesa Cattolica dedica l’attenzione al diaconato in genere e quindi anche al diaconato femminile. Lo studio del tema era stato affrontato dalla Commissione Teologica Internazionale già nel quinquennio 1992-97. Ed è stato ripreso in diversi incontri della Sottocommissione e durante le sessioni plenarie della stessa Commissione Teologica Internazionale tra il 1998 e il 2002. Un testo, approvato dall’allora card. Joseph Ratzinger, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, che ne ha autorizzato la pubblicazione. Presenteremo qui alcuni elementi fondamentali esposti nel documento.

Il documento della CTI ricorda che il diaconato in generale, entrato in declino nel Medioevo, è scomparso come ministero permanente, sussistendo solamente come transizione verso il presbiterato e l’episcopato. Per quanto riguarda il diaconato femminile il documento afferma che, benché il Concilio Vaticano II «non si sia pronunciato su questo ministero diaconale femminile di cui si trova menzione nel passato, esso dev’essere studiato affinché se ne stabilisca lo statuto ecclesiale e affinché si esamini l’attualità che gli si potrebbe riconoscere».

Il cristianesimo come diaconia

Il cristianesimo è fondato sulla diakonia, in primis perché il Signore stesso si è fatto servo di tutti. Il Kyrios è il diakonos di tutti. Colui che essendo nella figura (morphe) di Dio, ha assunto la figura di servo divenendo simile agli uomini […], umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce (cfr. Fil 2,6-8). In questa prospettiva cristologica, il cristianesimo è radicalmente diaconale, essendo la diaconia servizio. «L’esistenza cristiana è partecipazione alla diakonia, che Dio stesso ha compiuto per gli uomini». «Il battesimo – ricorda il documento della CTI – conferisce il diakonein a ogni cristiano, che, in virtù della sua partecipazione alla diakonia, leitourgia e martyria della Chiesa, coopera al servizio di Cristo per la salvezza degli uomini».

Natura della diakonia

Guardando al NT, possiamo constatare che la diaconia assume diversi significati che: «Il diakonos può significare il servo a mensa (ad esempio, Gv 2,5 e 9), il servo del Signore (Mt 22,13; Gv 12,26; Mc 9,35; 10,43; Mt 20,26; 23,11), il servo di un potere spirituale (2 Cor 11,14; Ef 3,6; Col 1,23; Gal 2,17; Rm 15,8; 2 Cor 3,6), il servo del Vangelo, di Cristo, di Dio (2 Cor 11,23), le autorità pagane sono anche al servizio di Dio (Rm 13,4), i diaconi sono i servi della Chiesa (Col 1,25; 1 Cor 3,5)».

Una pagina degna di considerazione è quella degli Atti degli Apostoli dove vengono designati i sette diaconi per occuparsi delle mense affinché gli apostoli possano dedicarsi alla predicazione (cf. At 6). Eppure, a seguire il racconto troviamo che almeno due di questi diaconi, Stefano e di Filippo, si dedicano alla predicazione proprio come gli apostoli. Filippo amministra anche il battesimo all’Eunuco, funzionario della regina d’Etiopia.

Per quanto riguardo le forme di assistenza diaconale femminili, si nota che in epoca apostolica, diverse tra esse «sembrano avere un carattere istituzionale». Così, ad esempio, Paolo raccomanda alla comunità di Roma «Febe, nostra sorella, diaconessa (he diakonos) della Chiesa di Cencre» (cfr Rm 16,1-4). Fede esercita un servizio riconosciuto e subordinato al ministero dell’ Apostolo.

Andando avanti nei tempi apostolici, il documento della CTI spiega che le donne diaconesse saranno ufficialmente «istituite», ma «non ordinate»; costituiranno un «ordine» nella Chiesa e non avranno mai altra missione che il buon esempio e la preghiera. All’inizio del II secolo, una Lettera di Plinio il Giovane, governatore della Bitinia, menziona due donne, designate dai cristiani come ministrae, equivalente probabile del greco diakonoi (X 96-97). Solamente nel III secolo compaiono i termini specificamente cristiani di diaconissa o diacona. Ad ogni modo, il documento puntualizza ancora che non si trova menzione dell’ordinazione di questi ministri.

Ruolo delle diaconesse

Tra i diversi ruoli esercitati dalle diaconesse e documentati dalla Didascalia Apostolorum troviamo quello dell’unzione corporale delle donne al momento del battesimo, istruire le donne neofite, andare a visitare a casa le donne credenti e soprattutto le ammalate. Mentre è vietato a loro amministrare il battesimo o svolgere un ruolo nell’offerta eucaristica.

Le Costituzioni Apostoliche spiegano che l’entrata in funzione delle diaconesse si fa con una epithesis cheiron o imposizione delle mani che conferisce lo Spirito Santo, come per il lettore. Le Costituzioni insistono, però, che le diaconesse non abbiano alcuna funzione liturgica, ma estendono le loro funzioni comunitarie di «servizio presso le donne» e di intermediarie tra le donne e il vescovo. Si dice sempre che esse rappresentano lo Spirito Santo, ma «non fanno nulla senza il diacono».

«Nel sec. VIII, a Bisanzio, il vescovo impone sempre le mani sulla diaconessa e le conferisce l’orarion o stola (i due lembi vengono sovrapposti sul davanti); le consegna un calice che ella depone sull’altare, senza far comunicare nessuno. È ordinata durante la liturgia eucaristica nel santuario come i diaconi. Nonostante le somiglianze dei riti di ordinazione, la diaconessa non avrà accesso né all’altare né ad alcun ministero liturgico. Tali ordinazioni riguardano soprattutto igumene (badesse) di monasteri femminili».

Gli sviluppi successivi mostrano un’evoluzione diseguale di questo ministero nelle diverse tradizioni ecclesiali. Ma ciò che rimane comune e chiaro è che il diaconato femminile non era inteso come il corrispondente femminile del diaconato maschile. È utile ricordare, infine, che la presenza di diaconesse è ancora attestata a Roma alla fine del secolo VIII.

I passi successivi

Il documento teologico-storico, di cui abbiamo esposto le idee principali riguardo al diaconato femminile, offre due indicazioni importanti:

1) le diaconesse di cui si fa menzione nella Tradizione della Chiesa primitiva – secondo ciò che suggeriscono il rito di istituzione e le funzioni esercitate – non sono puramente e semplicemente assimilabili ai diaconi;

2) l’unità del sacramento dell’ordine, nella chiara distinzione tra i ministeri del vescovo e dei presbiteri da una parte, e il ministero diaconale dall’altra, è fortemente sottolineata dalla Tradizione ecclesiale, soprattutto nella dottrina del Concilio Vaticano II e nell’insegnamento postconciliare del Magistero. Alla luce di tali elementi posti in evidenza dalla presente ricerca storico-teologica, spetterà al ministero di discernimento che il Signore ha stabilito nella sua Chiesa pronunciarsi con autorità sulla questione.

Sulla base di queste conclusioni, possiamo collocare le affermazioni di Papa Francesco, non come uno strappo alla tradizione e non – come ho letto da qualche parte – un appianamento della strada verso l’ordinazione sacerdotale delle donne.

(da www.zenit.org – articolo di Robert Cheaib)

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