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Neocatecumenali. Una “mini Gmg” al Divino Amore

Si respirava già l’aria della Giornata Mondiale della Gioventù di Cracovia ieri al Divino Amore, dove si è svolto l’incontro del Cammino Neocatecumenale con i giovani di tutta Italia e da numerose città d’Europa. Incontro che ha voluto rinvigorire l’invito del Papa a partecipare al grande evento di luglio in Polonia e anche in ‘obbedienza’ al card. Dziwisz che all’iniziatore Kiko Argüello ha detto: “Mi aspetto almeno 250mila giovani del Cammino. Non possono essere meno di Madrid”.

Tutti i ragazzi e le ragazze appartenenti a questa diffusa realtà ecclesiale hanno quindi voluto dare il loro assenso presentandosi ieri nel santuario tanto caro ai romani. Molti di loro agitavano bandiere dei paesi d’appartenenza (in particolare i polacchi sventolavano un maxi striscione con scritto: ‘Vi aspettiamo a Cracovia’); tanti erano lì dal mattino, stesi sul prato, pronti ad affrontare un acquazzone che sembrava annunciato ma che non è arrivato perché, ha detto padre Mario Pezzi, “la Madonna ci ha voluto proteggere dall’acqua”.

C’erano poi le famiglie: con tanti o con pochi figli, anziane oppure con carrozzine e bambini appena nati; a fianco ad esse, i giovani intenti a suonare, cantare e danzare, mentre gruppi composti anche da 300 persone, assiepati nelle colline circostanti, cercavano la stazione radio per ascoltare la traduzione simultanea (l’incontro è stato seguito anche in streaming su Youtube da Cina e Giappone).

In tutto erano 35mila i presenti, come annunciato dal grande palco da Kiko che ha subito voluto ribadire la natura “vocazionale” dell’incontro. “Il Signore – ha affermato – ci ha scelto per un’opera nella Chiesa. E oggi Cristo ti chiama, come a Matteo ti dice ‘seguimi’. Magari sei venuto qua pensando: Vado a questo incontro e voglio che il Signore mi chiami. Oppure sei fidanzato, stai studiando… però come gli apostoli puoi gettare le reti e seguirlo”.

Le reti le hanno gettate 180 ragazzi ‘alzatisi’ per il seminario, 150 ragazze per il monastero o l’itineranza, e circa 250 famiglie per la missio ad gentes. Tutti hanno ricevuto la benedizione del cardinale George Pell, prefetto della Segreteria per l’Economia, venuto a presiedere l’incontro.

Lo stesso cardinale ha voluto esprimere il suo stupore per questo appuntamento così partecipato: “Questi incontri sono una manifestazione della realtà e dell’attività dello Spirito Santo” ha detto. Di qui il grazie alle famiglie e ai giovani per il loro “coraggio”, perché “quando si risponde alla chiamata di Dio, quando si cerca la volontà di Dio, ci sono sempre delle difficoltà”. Di questo coraggio però “c’è tanto bisogno oggi”, ha affermato il cardinale, assicurando che “in questa vita raccoglieremo 100 volte di più di ciò Gesù ci ha promesso”.

Sempre ai giovani il prefetto delle finanze vaticane ha chiesto preghiere: “Sto lavorando col denaro del Vaticano. Forse per i miei peccati…”, ha scherzato. “Abbiamo bisogno di preghiere, ci sono stati progressi ma rimane ancora da fare. Come ho detto tempo fa, è più facile organizzare il denaro del Vaticano che provocare una conversione. Poi, però, alcuni media hanno stravolto questa mia affermazione scrivendo che io avessi detto: ‘È più facile provocare una conversione che organizzare il denaro del Vaticano’. Un lapsus freudiano…”. In ogni caso, ha aggiunto Pell, “non è un lavoro difficilissimo, né il più importante della Chiesa”, ma “abbiamo bisogno di preghiere”.

Le stesse preghiere, il porporato le ha chieste per Papa Francesco e le ha assicurate da parte sua a “tutti quelli che vogliono rispondere alla chiamata di Dio”. Con ZENIT ha poi voluto esprimere la sua allegria “perché questi incontri sono in qualche modo straordinari. Nella storia della Chiesa ci sono poche occasioni così, questi miracoli della grazia… Certamente – ha aggiunto – sono momenti incoraggianti, un buon segno per la Chiesa e per l’Europa che ha bisogno di speranza e anche di famiglie e di figli”.

L’obiettivo, d’altronde, è proprio questo: portare in zone d’Europa e del mondo ormai secolarizzate l’annuncio del kerygma – “una luce”, ha detto Kiko – attraverso comunità cristiane “che si amano” e che “facciano presente Gesù Cristo”. “Alla gente secolarizzata non importano i templi ma gli importa come ci relazioniamo”; gli importa, cioè, vedere, assaporare, toccare questo amore di Cristo “che ti permette di camminare sull’acqua, sulla morte, sul mare”, ha affermato l’iniziatore del Cammino Neocatecumenale.

Questo annuncio oggi è urgente, ha rimarcato, specie in un mondo segnato da “corruzione generalizzata”, da “gente che ruba”, da droga, femminicidio, tratta delle bianche, pedofilia, abusi in tutto il mondo, famiglie separate e donne abbandonate. Per non parlare della persecuzione cristiana in Siria e nel mondo.

“L’uomo è libero, questo è il mistero di Dio”, ha detto Kiko. E sempre per quella antica tentazione di volersi sostituire a Dio, “fa quello che gli pare”. Invece “Dio cosa fa? Dio non può far niente davanti a questo male?”, ha domandato. “Dio fa una cosa enorme: sta qui crocifisso, si fa uomo e fatto uomo si lascia uccidere. Dio però vince la morte. Perché la morte non poteva assumere Dio. E la Resurrezione è una bomba, un Big bang impressionante”.

Forse, ha detto Kiko, “Cristo poteva morire in un’altra maniera? Sì, ma ha fatto così per mostrare questo amore infinito. Perché Dio ci ama in modo inimmaginabile” e vuole la salvezza di tutti. Salvezza che – affermava San Paolo – si realizza “attraverso la stoltezza della predicazione”.

Per questo il Cammino Neocatecumenale, da oltre 40 anni, impiega tutte le sue forze per l’opera di evangelizzazione nelle periferie. Di Roma, di Madrid, come del mondo. “Abbiamo un carisma immenso per l’evangelizzazione” ha sottolineato Argüello, “non c’è cosa più grande che annunciare il Vangelo. Si fa parte della creazione di un nuovo uomo, di una nuova realtà. Il kerygma prepara l’uomo a ricevere lo Spirito di Cristo. Muove lo spirito, perché non c’è cosa più terribile per un cristiano che installarsi”. È come l’acqua che “quando si stagna, si ferma, puzza”. 

Allora non si può stare fermi e tralasciare questo importante compito che il Signore oggi affida a tutti, soprattutto ai giovani chiamati ad essere “apostoli umili, santi e missionari” e alle donne perché “il genio femminile è fondamentale per la Chiesa”.

“Con Cristo possiamo fare tutto, senza Cristo niente” ha affermato l’ex pittore spagnolo. E in ultimo ha ringraziato la Madonna, in questo santuario a Lei dedicato. Lo ha voluto fare attraverso un canto e un ricordo: quello dell’8 dicembre 1959, giorno dell’Immacolata Concezione, quando “alle tre del pomeriggio, ha riempito la mia stanza di luce e mi ha detto: ‘Devi fare comunità cristiane come la Santa Famiglia di Nazareth che vivano in umiltà, semplicità e lode”. 

(da www.zenit.org – articolo di Salvatore Cernuzio)

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