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Musica e letteratura: “Suites di fine anno” di Roberto Maggi

Scritto da il 16 Marzo 2020

Musica e letteratura: i racconti-romanzo di Roberto Maggi

Musica e letteratura – Roberto Maggi, autore di Suites di fine anno e tra i protagonisti dell’ultima Festa del Libro e della Lettura di Ostia alla parrocchia di Santa Monica, si racconta, nella puntata di oggi “Parole in onda”, ai microfoni del giornalista Gianni Maritati.

Sono dei racconti o racconti che messi insieme possono formare un musica e letteratura, roberto maggiromanzo?

«In realtà sono dei racconti perché ogni storia è a se stante e ha una sua fisionomia bene precisa. È vero che però molto spesso chi li legge parla di romanzo perché in effetti i racconti hanno un filo conduttore comune e possono essere assimilati a un affresco più grande dove i singoli racconti sono in un certo senso come dei capitoli teatrali.

Quindi non è scorretto parlare di romanzo, anche se si tratta di racconti piuttosto brevi, con un preludio, un finale e dei capitoli intermedi che sono rappresentati come dei movimenti musicali. (Tanto è vero che si parla di movimenti invece di capitoli).

Musica e letteratura: il ritmo sulla pagina

Quindi c’è un forte legame tra letteratura e musica. Perché? 

«La musica è sempre stata al centro dei miei interessi e fa parte del mio modo di concepire la letteratura e la scrittura. Io nasco sostanzialmente come poeta. Ho cominciato a scrivere poesie fin dall’adolescenza sempre però badando a musica e letteratura, roberto maggi che rispettassero un ritmo musicale, il cui andamento ha delle assonanze e delle ritmicità tali che la musica ne viene sempre in qualche modo esaltata.

Quindi anche quando mi sono cimentato nella prosa, l’aspetto musicale è stato per me prioritario. Ho cercato di scrivere con un fraseggio che rispecchiasse l’andamento musicale. Si tratta di un libro che parla di musica non solo per i riferimenti a gruppi, a canzoni che ho amato o a situazioni che ho vissuto in cui la musica era portante, ma anche dal punto di vista della tecnica, del fraseggio musicale.

Quindi all’interno del libro c’è una fluidità e un andamento ritmico, come se si trattasse di una composizione musicale. È stato un lavoro lungo dal punto di vista stilistico perché ovviamente poter rappresentare la ritmicità e la velocità di un brano con le sue pause, le sue riprese, non è facile. Però ho utilizzato un tipo di linguaggio che favorisse questa corrispondenza».

Musica e letteratura: la crepuscolarità

Il titolo fa pensare a dei racconti crepuscolari, un po’ malinconici. O no?

«Siccome si parla di storie di capodanno, la crepuscolarità c’è ovviamente. Perché si riferisce a una situazione di passaggio tra una situazione vecchia e una nuova, a momenti vissuti in notturna…però il fatto che siano crepuscolari è dovuto al modo in cui vengono sentiti dal protagonista, al modo in cui cerca di far fuoriuscire le sensazioni, emozioni vissute in un vortice, a volte anche claustrofobico, negativo, nell’ambito di una situazione che è apparentemente il contrario, una situazione allegra, festosa, dove ognuno è quasi obbligato a divertirsi.

Quindi c’è un aspetto oscuro, ma è dell’anima di chi vive quelle vicende e non delle situazioni. È l’uomo che mostra i suoi lati più tenebrosi. È l’aspetto a cui forse tengo di più perché mi interessava più far trasparire l’aspetto psicologico di chi vive quelle vicende, in modo profondo e analitico. Anche questa è stata una cosa non semplice».

Cosa ci puoi anticipare della trama?

«La trama è in realtà molto semplice. Si parla di feste di Capodanno vissute in momenti e situazioni diverse. Quindi sono storie con un finale un po’ a sorpresa e molto spesso con dei risvolti un po’ negativi. Però sono sostanzialmente semplici. Quello che è complesso è il modo in cui vengono raccontate, con uno stile ricercato, con dei termini complicati».

 

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