Monsignor Frisina incontra le corali: il decalogo del buon canto liturgico

0
Corali Frisina

Monsignor Frisina al terzo incontro internazionale delle corali in Vaticano

In una cultura contemporanea abituata a “consumare” musica (è sempre in sottofondo nei supermercati, in tv, su internet etc.) “scrivere musica per la liturgia non è facile”. Perché “siamo abituati a non ascoltare più”, ma a sentire senza soffermarci. Ne è convinto monsignor Frisina, direttore del Coro della Diocesi di Roma e autore di più di 500 brani liturgici, che lo scorso fine settimana (23, 24 e 25 novembre) ha incontrato in Vaticano le corali provenienti da tutto il mondo in occasione della Festa di Santa Cecilia, protettrice dei musicisti.

Così, in questa realtà, sempre meno “melodica”, in cui si “canta di meno”, diventa sempre più difficile, soprattutto nella musica per liturgia“esprimere l’uomo, il mistero, il cuore che prega”.

 

Il decalogo del buon canto liturgico

incontro corali frisina 150x150 - Monsignor Frisina incontra le corali: il decalogo del buon canto liturgicoCiò nonostante, “la musica per la liturgia ha le sue regole”, ha sottolineato monsignor Frisina che ha stilato un vero e proprio decalogo del buon canto liturgico.

1. Prima di tutto, ha ricordato il direttore del Coro della Diocesi di Roma è necessario “non cadere nel tranello di esibirsi”. Si canta sempre a servizio di qualcuno e qualcosa: “è il fine che conduce la nostra azione”. A mettere in guardia dalla tentazione di protagonismo anche lo stesso Papa Francesco: “Non fate la prima donna. – ha detto il Santo Padre rivolgendosi sabato scorso ai partecipanti del terzo incontro internazionale delle corali in Vaticano – Siate animatori del canto di tutta l’assemblea e non sostituitevi a essa, privando il popolo di Dio di cantare con voi e di dare testimonianza di una preghiera ecclesiale e comunitaria”.

2. Altro elemento fondamentale da non perdere di vista è dunque l’empatia“Il coro è non un elemento estraneo all’assemblea. Quindi fa parte del popolo di Dio che vive la celebrazione. Il suo compito è di accompagnare la comunità nella lode di Dio attraverso il canto. Ma deve essere anche accompagnato dalla comunità stessa. Perché è a servizio di essa e non può essere autorefenziale”.

3. Attenzione, poi, alla scelta dei canti: “Un canto di Quaresima è diverso da uno pasquale. Quelli di Avvento non sono equiparabili a quelli del tempo di Natale”. 

4. Spazio alle melodie semplici e non troppo complicate. Sono da preferire, ha precisato ancora monsignor Frisina “canti con un testo di qualità, possibilmente nutriti di Bibbia e di riferimenti agli scritti dei padri della Chiesa o alle preghiere dei santi”.

5. È inoltre auspicabile attingere al patrimonio musicale del passato“Come dice il Signore nel Vangelo l’uomo saggio tira fuori dal forziere cose nuove e cose antiche: nova et vetera“. E noi, ha ricordato Frisina alle corali presenti all’incontro in Vaticano, “siamo eredi di una grande tradizione”.

Da qui l’esempio del canto gregoriano, “fatto di salmi, litanie, antifone etc. plasmate sull’azione liturgica”. Un canto “con delle caratteristiche fuori dal tempo” in cui “la musica è un’ancella del testo, ‘gli dà le ali’. Il gregoriano, poi,  – ha spiegato Frisina – ci insegna la distinzione dei ruoli. Nella liturgia tutti possono cantare, anche il celebrante“.

6. Organo o chitarra? La chitarra “è uno strumento leggero e delicato che difficilmente riesce a inserirsi in una celebrazione numerosa dove è presente un coro ampio. In questo caso occorre un sostegno armonico più solido, vale a dire l’organo” ha suggerito Frisina. Nonostante ciò, “in una piccola comunità dove l’organo non è presente la chitarra, può essere un sussidio ma legato alle necessità”. L’importante è, però, saperla suonare. “Non va impiegata come si fa nella musica pop. Perché la chitarra è uno strumento a pizzico e non a percussione“.

7. Bandite le registrazioni. Quando non c’è il coro, meglio il silenzio. “Il canto registrato è un falso. È di plastica, come i fiori artificiali. Il canto liturgico è espressione di un popolo vero; pertanto non può essere costruito”.

8. No a musiche da film nei matrimoni. “Questo è frutto di ignoranza e della superficialità degli sposi che non hanno chiaro il senso liturgico del sacramento che celebrano”.

9. È sempre necessaria un’adeguata preparazione “anche se i canti sono conosciuti ed eseguiti in precedenti occasioni”.

10. Imparare e insegnare a cantare. La musica sacra – ha concluso il direttore del Coro della Diocesi di Roma – apre al mistero. Tocca il cuore, avvicina i lontani, non ha bisogno di traduzioni. Essa unisce ed eleva: ecco il suo potere straordinario. Allora dovremmo imparare e insegnare a cantare. 

Perché, come sottolineato dallo stesso Pontefice, la musica rimane,“uno strumento di unità” per “rendere efficace il Vangelo nel mondo di oggi, attraverso la bellezza che ancora affascina e rende possibile credere, affidandosi all’amore del Padre”.

Ascolta l’intera relazione di monsignor Marco Frisina sul nostro sito