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De Donatis ricorda don Santoro nel decennale della sua scomparsa

Scritto da il 1 Febbraio 2016

Si è svolto questa mattina presso il Seminario Romano Maggiore  il primo appuntamento in programma questa settimana, per celebrare il ricordo di don Andrea Santoro nel decennale della sua scomparsa, avvenuta a Trabzon (Turchia) il 5 febbraio del 2006.

L’incontro, tenuto dal vescovo ausiliare mons. Angelo De Donatis, amico personale di don Andrea, è stata l’occasione per delineare la figura di don Santoro, quale sacerdote e missionario, ma soprattutto comprendere meglio la sua spiritualità.

Ad aprire il momento di riflessione la visione del cortometraggio “La Storia del Pane”, tratta dagli scritti di don Andrea e realizzato da Tv2000, che ha utilizzato la voce originale del fidei donum romano, grazie ad una registrazione di una sua vecchia catechesi.

Poi Mons. De Donatis ha iniziato a tracciare i tratti salienti di Santoro, definendolo “testimone sobrio della parola di Dio” ed utilizzando tre figure bibliche di riferimento come Giovanni il Battista, San Giuseppe e San Pietro, al fine di comprenderne lo spessore spirituale.

De Donatis si è soffermato sull’aspetto contemplativo di don Andrea e a più riprese ha letto passaggi tratti dal libro “Diario di Terra Santa“, sottolineando come  fosse profondo il rapporto di don Andrea con le Sacre Scritture e con il Medio Oriente.

«Il suo legame con la Chiesa, quale corpo di Cristo, si esprimeva come relazione con il Signore attraverso la sua parola, ma anche l’eucarestia e il rapporto con il popolo di Dio»

Sono tanti i ricordi che il vescovo condivide con l’assemblea, lui che spesso si ritrovava a conversare con Santoro proprio in seminario, dove soggiornava nei momenti di ritorno dalla Turchia, periodo in cui De Donatis era assistente spirituale. E proprio ricordando quelle conversazioni che conclude il suo intervento affermando: «In quei momenti mi è apparso chiaro il tratto distintivo di don Andrea che risaltava nella sua paternità spirituale verso i più deboli. Ricordo che amava celebrare nei cortili dei palazzi  e fino alla fine, quando camminava nelle vie di Trabzon lui si sentiva parroco di tutti. La sua era una vera ansia pastorale dove prevaleva la misericordia nelle relazioni e all’interno della comunità, affinché ognuno potesse sentirsi a casa. Lui amava incontrare la gente, creare occasioni di fraternità, ovvero quello spazio di incontro con l’altro. La sua era una visione più ampia di essere Chiesa ed oggi potremmo dire che è stato un antesignano di quella “Chiesa in uscita” di cui parla Papa Francesco. Si è fatto plasmare dalla misericordia di Dio ed ha scelto di tenere fisso lo sguardo verso Gesù e di non aver paura della tenerezza di Dio e di essere chiamati».

Tanti ancora gli eventi in programma, organizzati dall’Associazione Don Andrea Santoro (consultabili sul sito www.associazionedonandreasantoro.it), in collaborazione con la Finestra del Medio Oriente e la Diocesi di Roma, che vedranno il momento più significativo venerdì prossimo, 5 febbraio con la celebrazione eucaristica solenne, presieduta dal cardinale Agostino Vallini, alle ore 19  nella Basilica di San Giovanni in Laterano.

 

 


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