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Malinconia, piccolo breviario dell’anima

Scritto da il 18 Febbraio 2020

Malinconia: cos’è?

È uno stato d’animo? È un sentimento che può essere tristezza?

Son forse un poeta? No, certo. Non scrive che una parola, ben strana, la penna dell’anima mia: “follia”. Son dunque un pittore? Neanche. Non ha che un colore la tavolozza dell’anima mia: “malinconia”. Un musico, allora? Nemmeno. Non c’è che una nota Nella tastiera dell’anima mia: “nostalgia”. Son dunque…che cosa? Io metto una lente davanti al mio cuore per farlo vedere alla gente. Chi sono? Il saltimbanco dell’anima mia. (Aldo Palazzeschi)

La malinconia è una vaga tristezza, ed è un sentimento comune, sovente alimentato dall’indugio e dalla rassegnazione, in qualche caso persino con condiscendenza. È certo annoverata nell’ambito di sentimenti d’inquietudine o delusione. Anticamente, lo humor nero, uno dei quattro umori generati dall’organismo umano, cui si attribuivano malefici e spesso fatali influssi sulle funzioni vitali. Quando si riesce ad alternare l’umorismo con la malinconia, si ha un successo, ma quando le stesse cose sono insieme divertenti e malinconiche, è semplicemente meraviglioso.
(François Truffaut)

Tristezza e malinconia sono gli interpreti più eloquenti dell’amore. (Honoré de Balzac)

L’angoscia e il dolore. Il piacere e la morte non sono nient’altro che un processo per esistere. (Frida Kahlo)

Malinconia: un sentimento difficile da spiegare

Anticamente la Malinconia individuava persino una tipologia umana. Il malinconico era un uomo o una donna incline al dolore alla commiserazione malaticcio nel corpo è debole nei sentimenti, pur se non malevolo. Si tratta di un sentimento esteso è sfumato nei contorni è il senso è difficile da spiegare.

Più semplice come in letteratura parlare di natura malinconica. Cesare Pavese grande scrittore e poeta del novecento anche dai suoi amici più stretti veniva definito malinconico e questo alla luce della tragica fine indica come può essere un fondo di profondo dolore e distacco dalle cose della vita a indurre a quel sentire tutto in una luce scura e disincantata. Chi ha fede ha questo meraviglioso sostegno nel Padre che deve tuttavia essere alimentato nelle opere come nei pensieri. Malinconico è diverso da “depresso” ma i due termini oggi si confondono.

Malinconia di Gesù

Gesù al Getsemani. […] “E dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. Gesù disse loro: “Tutti rimarrete scandalizzati, poiché sta scritto: Percuoterò il pastore e le pecore saranno disperse. Ma, dopo la mia risurrezione, vi precederò in Galilea”. Allora Pietro gli disse: “Anche se tutti saranno scandalizzati, io non lo sarò”. Gesù gli disse: “In verità ti dico: proprio tu oggi, in questa stessa notte, prima che il gallo canti due volte, mi rinnegherai tre volte”.  Ma egli, con grande insistenza, diceva: “Se anche dovessi morire con te, non ti rinnegherò”. Lo stesso dicevano anche tutti gli altri. Giunsero intanto a un podere chiamato Getsèmani, ed egli disse ai suoi discepoli: “Sedetevi qui, mentre io prego”. Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia. Gesù disse loro: “La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate”. […] (Mt 14, 26-34)

Dopo essersi seduto alla mensa con i suoi discepoli, per consumare la sua ultima cena, Cristo inizia il proprio iter di “passione”, cioè quel percorso fisico e spirituale che lo condurrà al “cranio”, al Golgota, dove sarà crocefisso. Dopo aver meditato le suddette parole, riportate nel Vangelo di Matteo, viene da immaginare come debba essere stato per Gesù vivere quegli ultimi eventi, nella piena consapevolezza del destino che lo attendeva e che aveva per fine ultimo la salvezza degli uomini.

Il Getsèmani, (dall’aramaico gath shemanim, cioè frantoio e noto anche come Orto degli ulivi), dunque, è il luogo chiave in cui si svolgono i fatti appena esposti. Il Signore vi si raccoglie in preghiera, attendendo la cattura da parte dei Romani, al seguito dell’Iscariota. Una preghiera, come sottolinea l’evangelista Marco, intima e profondamente confidenziale col Padre, che viene definito “Abbà”.

Immaginiamo: il silenzio della notte, le stelle alte in cielo, qualche piccolo rumore provocato da un insetto o da un animaletto notturno e poi i passi di Nostro Signore, il suo respiro, il battito del suo cuore. Un luogo di enorme spiritualità il Getsèmani, di preghiera e di rinascita al tempo stesso, poiché da lì inizierà il percorso che condurrà alla Pasqua, una termine simbolico, che in ebraico vuol dire “oltrepassare”.

Ecco che la malinconia tutta umana di Gesù e il suo dolore ci dicono essenza di questo sentire che è perdita abbandono ma non dimenticanza. Vi è la tinta chiara di un colore di tramontino, forse alba, che fugge: eppure è presente qualcosa di profondamente umano.

Ascolta la puntata odierna di “Piccolo Breviario dell’Anima” e con Ugo De Vita

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