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Intitolata al filosofo d’Alfonso la biblioteca del liceo Albertelli

Scritto da il 14 Dicembre 2016

Uno degli istituti scolastici più prestigiosi di Roma, il Liceo classico “Pilo Albertelli”  già “Umberto I”, questa mattina, mercoledì 14 dicembre, ha intitolato la sua biblioteca al filosofo e pedagogista Nicolò d’Alfonso (Santa Severina, Crotone, 1853 – Roma 1933), che nell’antico e prestigioso istituto romano insegnò filosofia dal 1889 al 1903.

Una cerimonia “intima”, come l’ha definita la preside dell’istituto, la prof.ssa Antonella Corea, che si è svolta all’interno del liceo stesso, alla presenza del vescovo ausiliare della diocesi di Roma per il settore Centro, mons Gianrico Ruzza.Proprio la dirigente scolastica, ai microfoni di Francesca Baldini, ha raccontato com’è andata la giornata, soffermandosi sulle motivazioni che l’hanno spinta a valorizzare questo spazio dell’istituto intitolandolo all’illustre professore.

 

La commemorazione, introdotta dal prof. Andrea Monda, è stata anche l’occasione per ricordare la figura del celebre filosofo e pedagogista, che fu anche un grande letterato e medico dei primi del 900′, grazie alla presenza del dott. Francesco d’Alfonso, studioso e discendente dell’intellettuale calabrese.

Nella sua relazione il giovane D’Alfonso, dopo aver proiettato un breve video documentario sulla vita e le opere del suo avo, si è soffermato sull’aspetto eclettico dell’intellettualistica del letterato che ha vissuto e prodotto a cavallo tra due secoli così importanti per la cultura del nostro paese, come l’ottocento e il novecento.

Ma chi era  Nicolò d’Alfonso?

Dopo aver insegnato in alcuni licei siciliani, Nicolò d’Alfonso, laureato in medicina e filosofia all’Università di Napoli, dove fu allievo di Francesco De Sanctis e di Bertrando Spaventa, nel 1889 fu chiamato dall’allora ministro della Pubblica Istruzione Paolo Boselli a insegnare al liceo “Umberto I” di Roma. Questo istituto, nato sette anni prima come Terzo Liceo Regio”, nel 1881 aveva cambiato nome con quello del Re d’Italia, il quale acconsentì di buon grado inviando una lettera al ministro della Pubblica Istruzione nella quale auspicava che l’Istituto fosse degno di Roma «per eccellenza di dottrina e per amore alla patria e alla Dinastia». In questo rinomato Liceo di via Daniele Manin 72 – dalle cui aule usciranno, tra gli altri, Enrico Fermi, Carlo Cassola, Ugo Ojetti – Nicolò d’Alfonso fu nominato titolare con Regio Decreto dell’1 aprile 1893. Nel 1901, in occasione della dedicazione del busto di re Umberto nell’atrio dell’Istituto, fu chiamato a pronunciare il discorso inaugurale, che fu poi pubblicato con il titolo La personalità di Umberto I sulla celebre “Rivista di filosofia, pedagogia e scienze affini”.

Delle lezioni tenute all’“Umberto I” Nicolò d’Alfonso ha lasciato tre pubblicazioni: Principi di logica reale (Paravia, 1894), Principii economici dell’etica (Albrighi e Segati, 1903) e Lezioni elementari di psicologia normale (Trevisini, 1891). Di quest’ultima pubblicazione la “Rivista Italiana di Filosofia” scrisse: «Il prof. d’Alfonso educato alla Scuola di Napoli, quando vi prevalevano le dottrine hegeliane, reca in questa pubblicazione un temperamento di spirito positivo e di evoluzionismo idealistico, che attesta l’origine del suo metodo e la serietà dei suoi studi, ma che dimostra pure quanto egli si sia discostato dall’indirizzo del Vera e dello Spaventa per accostarsi a quella che fu chiamata la sinistra hegeliana».

Nel 1903 lasciò il liceo Umberto I per dedicarsi completamente all’insegnamento universitario, essendo diventato ordinario di pedagogia all’Istituto superiore di Magistero e libero docente di filosofia teoretica alla Regia Università di Roma. Fu autore di oltre sessanta pubblicazioni, che spaziano dalla filosofia, alla pedagogia, alla critica letteraria, ai problemi socio-economici, all’ambiente. Fu celebre in Europa e negli Stati Uniti per i suoi saggi sui personaggi delle tragedie di Shakespeare che egli affrontò, primo in Italia, in una duplice prospettiva, psicologica e criminologica. Collaborò con le più importanti riviste letterarie e numerosi quotidiani.

Articolo consigliato: Amleto e Ofelia”: nuova luce alla critica shakesperiana di Nicolò d’Alfonso


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