Qual è il criterio per il discernimento dei pensieri? In questa puntata di “In Ascolto” andiamo a scoprire due percorsi per capire in che modo Dio ci parla: la ripetizione e l’interrogazione dei pensieri

Ci siamo chiesti qual è la via attraverso la quale normalmente Dio ci parla. Dio non comunica con noi come una specie di marziano, dall’esterno, ma dall’interno, parlando al nostro cuore attraverso i nostri pensieri e sentimenti, che però sono da vagliare per cogliere quali di essi realmente sono suggeriti dallo Spirito Santo, e quindi da seguire, e quali invece da respingere.

Qual è il criterio per il discernimento dei pensieri? La sapienza dei Padri ci consegna alcune vie che ci aiutano a chiarificare l’origine dei pensieri. Una prima via è quella della ripetizione: quando si presenta un pensiero che ci sembra buono, giusto, può essere utile ripeterlo spesso, ridirlo; a volte addirittura è molto utile scriverlo e rileggerlo più volte. Perché? Perché man mano che il pensiero viene ripetuto, lentamente si esplicita il vero sentimento che in esso si nasconde. Ci possono essere pensieri che all’inizio si presentano belli, che sembrano spirituali, mentre in realtà sono pensieri che nutrono l’amore di se stessi. La ripetizione è un ottimo strumento perché costringe il pensiero a esplicitare qual è il sentimento che lo abita. Se un pensiero è davvero spirituale, se fa crescere nella conformità a Cristo, più viene ripetuto più piace; se quel pensiero, invece, non è spirituale, se non è un pensiero realmente per la mia salvezza, più viene ripetuto più non piace. Così può accadere che un pensiero che all’inizio sembrava profondo ed evangelico, a lungo andare può creare una sorta di nausea, di allergia perché la ripetizione ha rivelato quale sentimento si celava sotto.

Un altra via suggerita dai Padri per discernere è interrogare i pensieri chiedendo loro: “Sei dei nostri o sei del nemico?”. L’ispirazione di questo metodo si trova in un episodio del libro di Giosuè (5, 13). I Padri suggerivano di chiedere direttamente al pensiero: “da dove vieni? vieni da Dio? dove vuoi portarmi?…”, perché erano consapevoli che sono da evitare i pensieri che vengono dall’esterno. Questa via dell’interrogare inevitabilmente mette alle strette il pensiero e in un certo modo ci aiuta a “prendere tempo”. Infatti, se il pensiero che stiamo interrogando non è realmente un pensiero spirituale, che viene da Dio, di solito si presenta con una certa urgenza, si accompagna ad un bisogno immediato di realizzazione che spesso si esprime attraverso le parole “bisogna fare questo.., si deve fare così…”. Questo smaschera il pensiero, perché i Padri insegnano che mai lo Spirito Santo dice “devi”.

I pensieri sono un po’ come le persone: interrogare il pensiero, come anche farlo attendere, non prestargli attenzione diventa una via di discernimento. Lo Spirito Santo infatti è l’amore, perciò se un pensiero è suscitato dallo Spirito Santo sarà umile e se non viene considerato, è paziente, aspetta. Invece il pensiero suggerito dal nemico se non viene ascoltato si offende, diventa aggressivo. Attraverso entrambe queste vie è evidente come riconoscere il legame tra pensiero e sentimento lascia emergere dove è orientato il nostro cuore.