giovedì , 23 novembre 2017

Le stranezze dell’economia

Lo scorso 13 febbraio all’Università Cattolica di Largo Francesco de Vito, si è tenuto un interessante incontro con il premio Nobel 2003 per l’Economia Robert Engle. Il tema era incentrato sul futuro dell’economia.
L’economista è noto per i suoi modelli statistici sul rischio sistemico, ed anche nell’incontro romano non si è smentito, sciorinando al pubblico una “sere di slide” che dimostrerebbero come, in termini assoluti, i Paesi più a rischio di default attualmente sono Giappone, Cina e Usa.
Tuttavia, qualora lo stesso indice fosse rapportato al valore del Pil, tra i paesi più a rischio di default ci sarebbero, invece, la Francia, seguita da Grecia e Regno Unito.

Alla base delle conclusioni dell’economista americano c’è il suo indice del rischio sistemico, denominato Srisk, che, attraverso sofisticati modelli matematici (in realtà una serie di medie ponderate), opera un monitoraggio di più di 1.000 istituzioni finanziarie mondiali, quantificandone appunto il rischio di un improvviso default.
Sulla base dei suoi calcoli, l’economista ha spiegato che bisognerebbe lasciare piena libertà d’azione alla Bce sul fronte del quantitative easing ed, infine, che sarebbe necessaria una politica fiscale comunitaria di maggior stimolo, soprattutto per quanto riguarda gli investimenti nella formazione ed in infrastrutture.
In realtà le conclusioni, indice a parte, non si discostano da quanto sostengono molti degli economisti americani ed europei di matrice neo keynesiana.

A noi tuttavia, l’intervento del Nobel ha ricordato una storia lontana, che sembra sia accaduta nei primi anni del ‘900.
In una fiera paesana una serie di contadini furono sfidati, dietro pagamento ad indovinare il peso di una mucca.
Il premio, per chi lo avesse fatto con una buona approssimazione, sarebbe stata la mucca stessa. Alla sfida parteciparono in tanti. Ma nessuno si avvicino ai circa 780 kg del peso (cosi si narra) della vacca, e quindi l’inventore del gioco se ne torno con il ricco piatto delle scommesse.

La questione non si concluse qui. Pare che alla scommessa partecipasse un giovane e valente matematico, che si accorse che la media di tutte le scommesse, in realtà dava un peso incredibilmente prossimo a quello effettivo.
In altre parole, tutti insieme i contadini avevano indovinato l’effettivo peso della mucca. In altri termini che esiste una intelligenza collettiva che ci aiuta.
Ma la storia ha un fondo di verità o è una favola per bambini? Bene ogni verità per essere tale dal punto di vista scientifico, deve portare se ripetuta, in ogni tempo ed in ogni luogo, al medesimo risultato. Qui viene il bello della storia, l’esperimento può essere ripetuto da ognuno di noi, magari aggiornandolo e, per esempio, chiedendo alla gente di indovinare quante palline ci siano in un barattolo di vetro trasparente. Il concetto è lo stesso.

Incredibilmente, se il numero di persone intervistate è abbastanza ampio, il risultato è che anche in questo caso l’anonima moltitudine si avvicinerà inevitabilmente al numero reale delle palline contenute nel barattolo.
Tale fatto non può lasciare indifferenti gli economisti, che infatti, proprio su tale assunto ritengono che assicurando la massima trasparenza dei prezzi sul mercato ed aumentando il numero degli attori si possa giungere ad attribuire l’esatto valore del bene.

Più volte tuttavia proprio su queste pagine, abbiamo criticato, nei più svariati modi, la capacità del mercato di segnalare il prezzo giusto di un bene o di un servizio, e da questa convinzione non mi allontano, suggerendo per meglio convincere tuttavia al lettore una serie di errori basici in cui incorrono gli operatori economici.
Primo: il “cosiddetto paradosso della scelta”. Gli psicologi comportamentali ci insegnano che la massima soddisfazione per un soggetto si ha con scelte semplici tra due o al massimo tre beni; pertanto, se si aumenta la gamma delle possibilità il nostro cervello si stressa ed annulla ogni scelta razionale. Secondo paradosso: la “cosiddetta cecità nelle scelte”.

C’è una altissima probabilità (gli psicologi la calcolano intorno a circa il 70%) che il soggetto non rileva l’errore se in una seconda selezione si suggerisce come risposta giusta una in realtà errata. Addirittura, incredibilmente, addurrà le proprie motivazioni confermando la scelta errata. Altro scherzo che il cervello ci fa è il “cosiddetto effetto esca”, ben conosciuto ed utilizzato nel marketing nelle campagne pubblicitarie.
Chiediamo, in questo caso, ad un soggetto di scegliere tra tre carte che rappresentano tre donne di cui due molto somiglianti, dove, tuttavia, una è decisamente una brutta copia. Anche qui, la nostra vittima immaginaria, con una altissima probabilità, scarterà la donna che ha la simile più brutta. Anche qui è dimostrabile che, senza l’esca la probabilità della scelta di una delle due donna completamente diverse (diciamo anche qui una bionda e l’altra mora) è del 50%. Nella sostanza è stata utilizzata un’esca per attirare nella scelta.
Infine, un ultimo interessante argomento è quello del “cosiddetto paradosso dei confronti”. In buona sostanza se cose uguali ci vengono presentate come diverse, si è inclini a pensare che esse siano realmente diverse. Nei gruppi dove sono state fatte le sperimentazioni, si evidenzia addirittura una sorta di gara nella indicazione delle differenze.

Bene, se si è tuttavia in tanti, nonostante tutte queste trappole, si superano. Ciò vuol dire che se da soli sbagliamo, tutti insieme, invece, ci avviciniamo alla realtà, come il giovane e valente matematico s’accorse nel caso del peso della mucca già dai primi del novecento.
Le conseguenze sono importantissime. Un indice di soli 1.000 intermediari finanziari, come quello proposto da Engle non è di certo sufficiente, ma se si potesse ampliare il numero dei soggetti monitorati, forse ci avvicineremo al vero ed una nuova teoria economica (atteso che quella che finora abbiamo seguito non ha prodotto risultati particolarmente brillanti) potrebbe spiegare i sistemi complessi e fornire strumenti operativi validi per prevenire le crisi sistemiche, assicurare una migliore distribuzione della ricchezza e per tale via elevare il reddito dei cittadini.

(da www.zenit.org – articolo di Enea Franza)

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