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Laudato sì: la necessità di una rivoluzione culturale globale 

Scritto da il 26 Luglio 2020

Laudato sì: ultimo appuntamento per la rubrica “Laudate oh gente” dedicata ai temi dell’Enciclica Laudato Sì  a cura dell’Associazione Ponti per Terranova. Don Domenico Repice, tra i fondatori dell’associazione, in questa ultima puntata ricorda i punti necessari per una svolta culturale a favore dell’ecologia umana integrale.

 

Al termine di questo ciclo di trasmissioni offerte da Radio Più in collaborazione con la nostra piccola associazione Ponti per Terranova, appare chiaro che il tema dell’ecologia integrale è fondamentale. Siamo di fronte a una urgenza. Ma diciamocelo chiaramente: ne siamo sinceramente convinti?

Direi proprio di no. Abbiamo cercato di mostrare in questi nostri interventi, tra le altre cose, che di fatto si vive come se il problema non ci fosse.

Le cause di questa disattenzione sono certamente l’ignoranza e la paura. Ma forse anche una dose di fatalismo di matrice pagana che si è fatto strada anche all’interno della vita delle comunità cristiane, e di cui pare infarcita tanto spiritualismo imperante anche fra le giovani generazioni.

E in questo senso si rischia di mettere la testa sotto la sabbia per non vedere il problema.

In realtà non c’è più molto tempo. Ma questo è vero anche in senso teologico. Con l’Incarnazione del Verbo e con l’inizio del Mistero Pasquale l’umanità è entrata nei tempi rivelativi, finali.

Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il momento della salvezza, ci ricordava Paolo nella liturgia del Mercoledì delle Ceneri, preludio quest’anno 2020 alla Pandemia ancora in corso nel mondo.

È necessario prendere coscienza, come comunità e come singoli credenti praticanti, che questo momento favorevole, salvifico e redentivo chiede una presa di posizione.

Una scelta, da fare come singoli e come comunità cristiane, facenti parte della più grande comunità umana che, come ci ricorda il Vaticano II, la Chiesa ama e verso la quale si sente profeticamente chiamata ad annunciare la Buona Notizia della Salvezza.

Laudato sì: il compito delle comunità cristiane

Quindi il compito delle comunità cristiane dovrebbe essere non quello di mantenere in vita le cose, col rischio di assistere (come sembra) a una lenta eutanasia.

E non dovrebbe essere nemmeno quello di appiattirsi su discorsi che andavano bene 30 o 20 anni fa, quando le nostre comunità parrocchiali erano frequentate maggiormente e le persone avevano il desiderio di partecipare attivamente alle esperienze ecclesiali. Compito fondamentale è l’annuncio del Vangelo, che è poi impegno per un radicale cambiamento dell’umano.

Prendere sul serio l’invito del discorso della montagna, e imparare a essere sempre di più Sale della terra e Luce del mondo, senza mettere in contrapposizioni due modalità solo apparentemente in opposizione fra loro.

laudato sì

Papa Francesco durante un incontro

La dolorosa percezione di subire un’accelerazione vertiginosa dei tempi ci rende consapevoli di trovarci a vivere un vero e proprio passaggio di epoca.

Una soglia epocale di portata antropologica, che ha infiammato l’intero XX secolo, animando tutti i movimenti culturali, artistici, politici, e spirituali, con esiti spesso drammatici. Con una consapevolezza che negli ultimi decenni si è drasticamente oscurata. Il XX secolo coi suoi totalitarismi, le guerre mondiali, le avanguardie artistiche e le mille decostruzioni e trasgressioni, ha portato anche le grandi emancipazioni e liberazioni, oltre a un devastante consumismo senza limiti.

Papa Francesco è chiaro: “non ci sarà una nuova relazione con la natura senza un essere umano nuovo. Non c’è ecologia senza un’adeguata antropologia”.

Una democratica rivoluzione storico-culturale e una fondamentale conversione personale sono due operazioni congiunte che rappresentano un vero e proprio passaggio di umanità, una svolta antropologica non più rinviabile.

Non si tratta di consegnare al mondo un ecologismo da operetta, che si commuove per il destino delle balene ma tace sul dramma quotidiano dell’aborto, si indigna per gli OGM e poi legittima il commercio di ovuli o di uteri o di embrioni umani vivi.

Laudato sì: la necessità di una rivoluzione culturale globale

Ma si tratta di una rivoluzione culturale globale, che tocchi il cuore alienato dell’uomo. “Dovrebbe essere uno sguardo diverso, un pensiero, una politica, un programma educativo, uno stile di vita e una spiritualità che diano forma ad una resistenza di fronte all’avanzare del paradigma tecnocratico”.

Lo sviluppo tecnologico ci ha condotti a un tale livello di distacco da noi stessi e dalla natura da manifestare sintomi da malattia terminale, segni di insostenibilità che si fanno sempre più evidenti e allarmanti: sul piano ecologico, psicologico-spirituale e della giustizia planetaria. È urgente un serio ripensamento sul senso della presenza umana su questa terra.

Non un ripiegamento nostalgico e illusorio su un passato che non potrà tornare, ma una capacità creativa riportata all’azione superando il fatalismo neo pagano che tanto condiziona, come bestemmia la vita dei cristiani e la loro vocazione alla trasformazione pacificamente rivoluzionaria della storia e del mondo.

L’esigenza di un vero e proprio riposizionamento dell’umano, di un nuovo umanesimo, che fu poi il tema dell’ultimo convegno della Chiesa Italiana a Firenze.

laudato sì

Marco Guzzi

Scrive Marco Guzzi: “Coltivare qualcosa di bello e di vero sulla terra. Che è poi la capacità di fare cultura in senso lato. Cos’è propriamente una cultura umana? Quali sono le condizioni per cui si possa creare e sviluppare una cultura umana? L’attuale forma di civilizzazione tecno-mercantile può ancora considerarsi una cultura umana? Oppure stiamo edificando un mondo che per la prima volta pretende di sussistere violando i principi primari della cultura umana, rimuovendo ad esempio la domanda di senso che ci costituisce come esseri umani?

Ciò che mi sembra più che evidente è che non possiamo auspicare nessun ritorno indietro a qualche illusorio paradiso bucolico, arcadico, o rurale.

 

Scrive il teologo Jurgen Moltmann:

“Il progetto della civiltà tecnico-scientifica occidentale è una scelta diventata ormai fatale per l’umanità. Noi non possiamo più continuare a svilupparlo come abbiamo fatto finora, perché ciò significherebbe andare incontro a catastrofi planetarie. Ma non possiamo nemmeno sottrarci a questo progetto, abbandonando il mondo alla rovina. L’unica strada percorribile è quella di una ristrutturazione di fondo dello stesso mondo moderno. E allora reinventiamo questo mondo”.

Laudato sì: ripartire dalla pazienza del contadino

Dovremmo dunque reinventare il mondo ripensando soprattutto il senso della nostra umanità. Ripartire da dove?

Dalla pazienza del Contadino. Abbandonando la fretta che ci fa consumare di tutto, imparare nuovamente a coltivare il nostro cuore, togliendo ogni giorno le erbacce, per rimettere al centro ciò che è il centro del nostro essere: il rapporto equilibrato appunto con la terra e con il cielo.

Per fare questo è indispensabile trovare ogni momento un profondissimo baricentro interiore, e che questo richiede l’attenzione e la cura del contadino, la sua pazienza, la sua capacità di impegnarsi a fondo, ma poi anche di attendere le piogge dell’autunno e della primavera, la sua confidenza con il cielo, la sua attitudine al duro lavoro ma insieme alla preghiera e alla contemplazione dei campi, dei fiori, degli animali.

La nuova umanità che stiamo diventando dovrà essere mistica e tecnica, primordiale e modernissima, meditativa e telematica. Dobbiamo creare laboratori della fede, come li aveva chiamati papa Benedetto all’indomani del Sinodo sulla Parola, nei quali coltivare alla luce della Parola, questo tipo di umanità, dove si preservino le sementi dell’uomo, e le si aiuti a crescere e a sbocciare in una nuova e del tutto inedita libertà.


Opinione dei lettori
  1. Massimo   Di   26 Luglio 2020 alle 11:38

    Questa rivoluzione culturale e conversiome radicale ed integrale non può passare per un patto ri-educativo comunitario che necessita in un percorso, che parta dall’individuo e coinvilga i consorzi familiari, le comunità territoriali e le stesse imprese, in un contesto etico nuovo e in stretta connessione con il mondo del lavoro.

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