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Laudato sì: Quale scienza per l’Ecologia Integrale?

Scritto da il 12 Luglio 2020

Laudato sì: esiste un modello di scienza dell’Ecologia Umana Integrale?

Afferma la Laudato Si’: «Su molte questioni concrete la Chiesa non ha motivo di proporre una parola definitiva e capisce che deve ascoltare e promuovere il dibattito onesto fra gli scienziati, rispettando le diversità di opinione. Basta però guardare la realtà con sincerità per vedere che c’è un grande deterioramento della nostra casa comune. La speranza ci invita a riconoscere che c’è sempre una via di uscita, che possiamo sempre cambiare rotta, che possiamo sempre fare qualcosa per risolvere i problemi. Tuttavia, sembra di riscontrare sintomi di un punto di rottura, a causa della grande velocità dei cambiamenti e del degrado, che si manifestano tanto in catastrofi naturali regionali quanto in crisi sociali o anche finanziarie, dato che i problemi del mondo non si possono analizzare né spiegare in modo isolato. Ci sono regioni che sono già particolarmente a rischio e, aldilà di qualunque previsione catastrofica, è certo che l’attuale sistema mondiale è insostenibile da diversi punti di vista, perché abbiamo smesso di pensare ai fini dell’agire umano: «Se lo sguardo percorre le regioni del nostro pianeta, ci si accorge subito che l’umanità ha deluso l’attesa divina».[35] (PAPA FRANCESCO – Laudato Sì, 60-6)

L’Enciclica mette bene in evidenza come per risolvere i problemi dell’Ecologia Integrale non si possa analizzare la situazione né ragionare per delle situazioni in modo ‘isolato’. Per parlare in termini fisico-matematici sarebbe necessaria cioè una scienza della complessità che possa tenere in conto della evoluzione dinamica di tutti i fattori in gioco, e nell’Ecologia Integrale sono molti, rinunciando al pensiero riduzionista e linearizzante, quale ad esempio quello classico della scienza, che tende a parlare dei problemi in termini spesso matematici, cioè con una serie spesso grande di equazioni da risolvere. Purtroppo un grande matematico ed ingegnere dell’800, Emile Poincarè, vincendo un famoso premio scientifico, aveva dimostrato che se era matematicamente possibile risolvere un sistema di equazioni per determinare la posizione reciproca di due corpi in movimento questo era praticamente impossibile per tre corpi o più, come è nel caso ad esempio dei pianeti del sistema solare o del semplice sistema Sole-Terra-Luna. Quello che la scienza da noi considerata in termini classici fa invece, è proprio cercare di semplificare il ragionamento linearizzando e scartando i dettagli, per permettere un simile calcolo e quindi la predizione futura delle componenti di un sistema. Se siamo cioè nell’ambito fisico di tre o più elementi dinamici in gioco non si può pensare ad un sistema predittivo efficace a lungo termine. Ed è invece proprio questo quello che la scienza e la tecnica moderna sembrano produrre: i famosi ‘disastri’ di cui all’Enciclica e sotto gli occhi ormai di tutta l’opinione pubblica mondiale.

Laudato sì: Ecologia Integrale e scienza moderna

Nella scienza moderna, considerata da Galileo in poi, c’è poi un limite intrinseco legato al metodo utilizzato, quello ipotetico-deduttivo. E cioè che ponendo delle ipotesi, deducendone matematicamente le conseguenze e provando sperimentalmente il verificarsi delle suddette, con la condizione della ripetibilità degli esperimenti, si possa arrivare ad una idea definitiva di come stanno le cose nella realtà. Anche qui purtroppo un terremoto pose fine nel 900’ al miraggio di una scienza onnisciente. Se ne accorse ad uno dei più grandi scienziati mondiali scomparso di recente, Stephen Hawking, in una famosa conferenza, “Gödel e la fine della fisica”. Il matematico in questione, Kurt  Gödel infatti, di cui al titolo della conferenza, affermava nel 1931 che tutti i sistemi della logica, una determinata branca della matematica, sono necessariamente incompleti, perché è sempre possibile concepire delle proposizioni che non possono essere dimostrate né confutate utilizzando le regole standard di quel sistema. E se si cercasse di farlo importando nuove regole o nuovi assiomi nel sistema, non si farebbe altro che creare un nuovo e più ampio sistema con un suo insieme di proposizioni indimostrabili. Hawking riferendosi a questi risultati affermò: “Certe persone resterebbero molto deluse, se non ci fosse una teoria definitiva che possa essere formulata come un numero finito di principi. Ero anch’io in quel novero, ma ho cambiato opinione. Ora sono contento che la nostra ricerca della conoscenza non giungerà mai ad una fine, e che avremo sempre lo stimolo di una nuova scoperta” (S.Hawking, Pensare come l’Universo).

In altre parole la panacea della ricerca assoluta di una soluzione attraverso via scientifica, come per esempio per la famosa “teoria del tutto” è preclusa per i limiti logici intrinseci a qualunque ragionamento matematico-scientifico sulla realtà naturale o ontologica. Ma questo non vuol dire che per campi specifici, sotto determinate condizione ristrette allo specifico campo di applicazione e per finalità precise, poste sotto una stretta sorveglianza etica si possano raggiungere, come la storia scientifica del novecento ha ampiamente dimostrato, risultati eccellenti a beneficio di tutta l’umanità, a patto di porre ‘dei fini all’agire umano’ come giustamente evidenziato dal passo dell’Enciclica letto. Si fa ad esempio oggi un gran parlare di Intelligenza Artificiale e dell’impatto che questa ha già e avrà sempre più sulle attività umane, ma è chiaro che i pericoli sono enormi se l’uomo rinuncia al proprio ruolo di guida del creato per affidarlo a macchine che potrebbero decidere un giorno che l’uomo non è abbastanza efficiente per assolvere ai suoi compiti e che forse sarebbe meglio farne a meno: possiamo immaginare l’impatto che questo avrebbe sulla Vita umana?

Laudato sì: un nuovo pensiero ecologico per una nuova scienza

Il pensiero “ecologico” non può quindi essere ridotto al solo pensiero scientifico in senso classico. Dobbiamo, come l’Enciclica stessa afferma, allargare il campo di pensiero e riferirci ad esempio anche ai saperi tradizionali delle comunità locali, cioè a quella saggezza di chi, da sempre in contatto con il proprio mondo-ambiente ha sviluppato un pensiero sinergico ed efficace di interazione con la natura in maniera efficace e finalizzato alla Vita. E non solo, dovremmo pensare in maniera più interdisciplinare, ponendo in dialogo quei saperi come il credo religioso dei popoli o come ad esempio la saggezza di certa arte, letteratura o poesia, che da sempre hanno già dato una risposta alla maniera più prudente ed efficace di interazione degli uomini tra loro e di operazione dell’uomo nel mondo sotto i vari aspetti della sua vita sul pianeta. E’ un cammino difficile, complesso ed estremamente aperto a sempre nuovi stimoli e soluzioni, come diceva Hawking, ma deve essere compiuto per il Bene di tutti.


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