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Laudato sì: la sfida della produzione di cibo

Scritto da il 28 Giugno 2020

Laudato sì: una delle sfide maggiori della nostra società contemporanea è quella della produzione del cibo.

L’Enciclica Laudato Sì ha messo bene in evidenza come per salvaguardare il pianeta e tutti gli esseri viventi ad esso connessi è necessario rivedere profondamente il modo di produrre i beni che consumiamo, passando da una economia industriale dello scarto ad una economia basata sulla circolarità e sulla virtuosa considerazione della dinamica di funzionamento degli ecosistemi, in cui tutto viene riutilizzato ai fini dell’economia generale dell’ecosistema. Leggiamo le parole dell’Enciclica:

“Stentiamo a riconoscere che il funzionamento degli ecosistemi naturali è esemplare: le piante sintetizzano sostanze nutritive che alimentano gli erbivori; questi a loro volta alimentano i carnivo­ri, che forniscono importanti quantità di rifiuti organici, i quali danno luogo a una nuova gene­razione di vegetali. Al contrario, il sistema indu­striale, alla fine del ciclo di produzione e di con­sumo, non ha sviluppato la capacità di assorbire e riutilizzare rifiuti e scorie. Non si è ancora riusciti ad adottare un modello circolare di produzione che assicuri risorse per tutti e per le generazioni future, e che richiede di limitare al massimo l’uso delle risorse non rinnovabili, moderare il consu­mo, massimizzare l’efficienza dello sfruttamento, riutilizzare e riciclare. Affrontare tale questione sarebbe un modo di contrastare la cultura del­lo scarto che finisce per danneggiare il pianeta intero, ma osserviamo che i progressi in questa direzione sono ancora molto scarsi”. (Laudato Sì, 22)

Laudato sì: la diffusione della monocultura e i danni per gli ecosistemi

In particolare, negli ultimi decenni, la diffusione su scala globale della monocultura, sta provocando danni immensi agli ecosistemi e alle economie rurali, che si vedono sottrarre la ricchezza e la diversità delle varietà di produzioni locali a beneficio di vastissime colture di una singola specie vegetale, coltivata ad alti livelli di automazione e in Laudato sìsimbiosi con i fertilizzanti di sintesi, di origine industriale, i cui effetti sulla salute umana cominciano a farsi sentire in maniera pesante e diffusa su larga scala. Queste derrate alimentari entrano poi a far parte di circoli di distribuzione globale, basati molto spesso su speculazione finanziaria, per cui il prodotto perde la finalità per cui viene coltivato, ma diventa semplicemente occasione di profitto per chi sa prevederne gli sviluppi di disponibilità nel futuro mercato. E molto spesso quelli che ci guadagnano sono gli stessi che determinano le scelte produttive, possedendo a vario titolo anche la fonte degli alimenti e determinando dunque l’alternanza della produzione, fonte essa stessa di speculazione.

Molto spesso poi la monocultura è incentivata al fine di produrre i mangimi, come la soia, che servono agli allevamenti intensivi di bestiame. Dunque più grande è la produzione alimentare di carne, più alta dovrà essere la superficie di suolo sfruttata per produrre i mangimi necessari al sostentamento degli animali. Se pensiamo però che gran parte di questi potenziali terreni, specialmente dove si produce la carne, come in Sudamerica, sono ricoperti di foresta, e dunque inutilizzabili, ecco che incendi su vasta scala, come di recente accaduto in Amazzonia, mettono a disposizione in maniera dolosa ai produttori nuove aree per le coltivazioni, determinando l’esodo e la smobilitazione di intere popolazioni locali.

Laudato sìLaddove poi permane un tipo di produzione di piccola impresa, ecco insorgere fenomeni di mercato di filiera lunga, per cui dalla produzione al consumo il ricarico del prezzo del cibo arriva anche al 100%, e il guadagno è tutto dei soggetti che vi sono in mezzo, tra cui le S.p.A. responsabili della distribuzione, quotate sul mercato azionario. Questo costringe il piccolo produttore a chiudere o vendere l’attività, o peggio ancora, come accade anche in Italia per i possessori di terreni agricoli, a farsi pagare per tenere il terreno incolto da contributi pubblici europei, cosa che è molto più redditizia della produzione di mercato, che costringerebbe alla vendita sotto costo dei prodotti e in finale ad una perdita economica.

Laudato sì: il legame tra salute e consumo di cibo

La salute è un continuum, dal suolo alle piante agli animali, compresi gli esseri umani, che sono al vertice della catena alimentare, e sui quali dunque si concentrano tutte gli accumuli di sostanze negative dalla base della piramide alimentare. Esiste un legame molto stretto tra il suolo, le piante, il nostro intestino e il nostro cervello. I risultati di uno studio, condotto nell’arco di 20 anni che ha confrontato i terreni coltivati con metodi biologici con quelli coltivati con metodi chimici, mostra l’accumulo di nutrimento nei terreni organici e il declino dello stesso nei terreni coltivati con metodi chimici. Lo studio mostra che i terreni in cui si pratica l’agricoltura biologica siano più ricchi di nutrienti di quelli coltivati chimicamente. Quando il suolo è sano, ricco di diversità di organismi viventi, è in grado di produrre tutto il nutrimento di cui hanno bisogno le piante consumate da animali ed esseri umani. La scienza sta dicendo che siamo sull’orlo della sesta estinzione di massa sul pianeta, infatti di anno in anno si perde biodiversità e centinaia di migliaia di specie vegetali ed animali scompaiono. E questa erosione di biodiversità avrà un impatto enorme sui servizi che quegli ecosistemi rendono alla civilizzazione umana.


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