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L’Annunciazione di El Greco approda ai Musei Capitolini

Scritto da il 24 Gennaio 2017

Da oggi, 24 gennaio, fino al prossimo 17 aprile sarà possibile ammirare ai Musei Capitolini L’Annunciazione di El Greco, l’artista di origine cretese che visse in Spagna per 40 anni della sua vita, prendendo così il soprannome con il quale è noto. Prosegue dunque il progetto di scambio tra il Museo Thyssen Bornemisza di Madrid e i Musei Capitolini, che ha già portato nella capitale spagnola La Buona Ventura di Caravaggio.

 

L’Annunciazione

Dipinta da El Greco a Toledo, era pensata per un quadro di grandi dimensioni destinato alla pala dell’altare maggiore (retablo) del Colegio de Nuestra Señora de la Encarnación di Madrid. Realizzato negli anni 1596-1600, fu smembrato a inizio ‘800: i cinque dei grandi dipinti che componevano la pala furono accolti al Prado, mentre il sesto al Museo Nacional de Rumania di Bucarest. Il retablo era dedicato alla Redenzione: in basso, l’Annunciazione era affiancata dall’Adorazione dei pastori e dal Battesimo di Cristo; in alto la Crocifissione, la Resurrezione e la Pentecoste. Probabilmente a chiudere l’opera c’era un un settimo dipinto, più piccolo.

 Domínikos Theotokópoulos, detto El Greco

Nato nel 1541 nell’isola di Creta, all’epoca sotto il dominio della Repubblica di Venezia ma legata artisticamente alla tradizione bizantina, nel 1567 si trasferisce a Venezia, dove studia le opere di Tiziano. Nel 1570 si trasferisce a Roma dove soggiornerà per sei anni. Nel 1576 si sposta in Spagna, a Toledo, dove rimane per il resto della sua vita. Non apprezzato dal re di Spagna Filippo II, acquisisce comunque numerose commissioni che gli consentono un alto tenore di vita.

Lo stile

È il risultato di una profonda assimilazione di tre diverse culture figurative: la tradizione bizantina (ieratica e spirituale, legata a schemi fissi), l’arte italiana rinascimentale ed infine la pittura spagnola, rivolta spesso all’introspezione. Temi religiosi, figure allungate e stravolgimento del dato naturale in favore di un’evocazione quasi astratta sono i principi cardini della sua produzione.


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