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La Sindone: autentica reliquia o vera icona?

Scritto da il 12 Maggio 2019

La Sindone la possiamo definire una reliquia?

Nel secondo volume della trilogia su “Gesù di Nazaret” Joseph Ratzinger, in quel momento già Papa Benedetto XVI, parlando della sepoltura di Gesù, nomina i panni funebri. Egli non vuole affrontare, in quella sede, la questione della concordanza con la Sindone di Torino, ma l’utilizzo del termine reliquia creò un certo stupore.

La Sindone che si trova a Torino ha un rapporto con quei teli funerari? Pur non entrando nella questione di un’identificazione, la realtà della Sindone è certamente un rimando alle descrizioni evangeliche della sepoltura di Gesù. Non c’è alcuna incompatibilità e non si può concludere che quei racconti non parlino assolutamente di una realtà come la Sindone. Molti pensano che essa sia effettivamente il lenzuolo che ha avvolto il corpo di Cristo calato dalla croce. Alcuni ritengono la cosa impossibile. Tanti preferiscono evitare di toccare l’argomento. Chi pensa che il termine reliquia sia più idoneo, chi ritiene che sia una dichiarazione implicita di autenticità. La convinzione personale non impegna un giudizio definitivo. Leggendo tutte le parole intorno alla Sindone pronunciate da Papa Benedetto, egli sembra essere favorevole all’autenticità e certo non la nega Papa Francesco nell’unico discorso letto in occasione dell’Ostensione Televisiva del 2013.

Ascolta l’intera puntata della decima puntata di “Alla scoperta della Sindone”

“Reliquia lo è certamente”, aveva affermato Giovanni Paolo II, durante una conferenza stampa in volo, ad alta quota, rispondendo ad una domanda del giornalista del Messaggero, Petrosillo. Chiamarla reliquia di per sé sembra non essere una dichiarazione di autenticità, e d’altra parte c’è chi ritiene che il tema dell’autenticità del reperto non debba essere un’ossessione. Reliquia è un termine usato nel significato più tecnico di cosa che è appartenuta a una determinata persona, ha fatto parte degli oggetti in suo uso o ne ha toccato direttamente il corpo. C’è però un altro significato, più largo o improprio, che si applica a una cosa che ha un rapporto significativo con una persona, a causa di elementi che la richiamino con una certa efficacia.

Sindone: autentica icona?

Questo secondo significato, per mons. Ghiberti, è quello che meglio si adatta alle affermazioni nel libro di papa Benedetto. Nella meditazione proposta davanti alla Sindone, durante il suo pellegrinaggio del 2 maggio 2010, egli parlò di “Icona del sabato santo”. Si tratta di un termine che assume un significato estremamente denso, di rappresentazione e presenza allo stesso tempo. Sempre Ghiberti ritiene che sul piano filologico i racconti evangelici della sepoltura di Gesù non siano un ostacolo all’ipotesi dell’autenticità “gesuanica” della Sindone.

Infatti per la nostra fede chiamare la Sindone reliquia o icona non ha particolari conseguenze, anche perché la Teologia del primi secoli spesso teneva unite queste due realtà. La Sindone, ovviamente, non è Gesù, bensì un segno straordinariamente “efficace” del suo amore, del mistero della redenzione; non è oggetto della fede, ma un eccezionale aiuto per approfondire la realtà di Cristo. Accogliamo perciò i paradossi della Sindone, “reliquia iconica”, scritta col sangue, ma non fatta da mani d’uomo, immagine acheropita, che simultaneamente svela e vela, si mostra, si nasconde e  risponde aumentando a dismisura le domande. Costante ambivalenza e apparente contraddizione che manifesta l’ironico e cordiale atteggiamento del Cristo, il quale, come fece già con Nicodemo, si mostra in una notte oscura, alla luce di fioche fiammelle e si rivela provocando profonde domande.

La Santa Sindone: reliquia “alleggerita”

Come disse Claudio Sorgi in una conferenza romana all’Oratorio del Caravita nel 1998: “ Non solo Dio ha mandato suo Figlio e gli ha fatto prendere un volto di uomo, ma pensando a noi, uomini dell’immagine, uomini della civiltà dell’immagine, ci ha procurato una fotografia. L’ha tenuta nascosta per tutti questi secoli e quando è stato il momento giusto per farci capire il senso di questo tesoro nascosto, ce lo ha fatto scoprire.”

Possiamo  domandarci però dove sia ora questo morto? Dov’è il suo corpo? Pur essendo straordinariamente “pesante”, col suo carico di storia, di scienza, di ricerche, di dibattiti, di analisi, la Sindone si mostra estremamente leggera: necessita di una tela di supporto tale è la sua precarietà. Pezzo di stoffa di nobile fattura, pregiatissima, ma pur sempre stoffa. Pregiata e fragile, come l’esistenza di ogni uomo. Avvolta dalla “leggerezza” dei gas nobili e inerti che la difendono dagli assalti dell’inesorabile tempo affinché non si deteriori essa venne misteriosamente “alleggerita” del martoriato ospite, che di sé lascio l’immagine sul telo, per mostrarsi, assente, e per lasciarsi avvolgere dagli sguardi attoniti e meravigliati dei credenti e dei curiosi.

Un morto come scomparso dal telo senza che alcuno manomettesse quei decalchi di sangue fissati in modo quasi indelebile. Possiamo scoprire, rileggendo i vangeli, che ciò che sappiamo dell’immagine misteriosamente impressa corrisponde alla vicenda di Gesù, l’Emmanuele, Dio-che-salva. Esattamente come i discepoli di fronte ai teli “posati lì” e alla tomba vuota, facciamo l’esperienza della vitalità di Cristo. Egli è in mezzo a noi, è il Vivente, è il Risorto.

La Sindone è a Torino, custodita con rigore e accortezza da coloro che il Papa ha incaricato tanti anni fa’, ma il Signore è in mezzo a noi, e lo incontriamo veramente, presente nella sua Chiesa, presente nei fratelli e nelle sorelle che incrociamo sul nostro cammino, lo contempliamo nelle immagini solenni che la nostra tradizione liturgica e artistica ci ha lasciato in eredità, in particolare quella del primo millennio cristiano, millennio dell’unità di una sola fede e di una sola Chiesa, ma soprattutto lo adoriamo presente nell’Eucaristia, pane spezzato, sostegno e cibo dei pellegrini.

 

 

Ti consigliamo anche di leggere: Gesù e quel mistero sul lenzuolo della sepoltura 

 

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