La Sindone: una presenza
attraverso una immagine

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La Sindone

La Sindone è un’oggetto con un’immagine, ma soprattutto una presenza, secondo l’intuizione di Paul Claudel.

Il poeta e drammaturgo francese Paul Claudel affermava che essa è una presenza. Scriveva: «È lui! È il suo volto! Questo volto che tanti profeti e tanti santi hanno desiderato ardentemente di contemplare… ciò che traspare meglio su questa nobile fisionomia così tremendamente martoriata è un senso di straordinaria pace, di solennità unita a dolce serenità e a calma profonda, senza tracce di passione umana e senza impronta di debolezza. Si resta conquistati dalla sua nobiltà, dalla sua maestà, dalla sua serietà, dalla sua tristezza. È davvero il volto di un morto che è risuscitato».

Condividiamo questa suggestione della “presenza” sia per la consapevolezza credente che il Cristo è risorto, ma anche perché, scientificamente parlando, la Sindone allude alla risurrezione, o comunque, utilizzando termini solamente scientifici, allude a una inspiegabile assenza di segni di morte.

Ascolta la puntata di venerdì 5 aprile della rubrica “Alla scoperta della Sindone”, a cui di don Domenico Repice. 

La Sindone: una reliquia iconica

La “reliquia iconica” della Sindone, come l’ha definita anni fa’ il filosofo Marco Guzzi, certamente provoca molte reazioni, e anche qualche conversione. È un grande libro aperto e un invito, talvolta pressante, a entrare in relazione con il Gesù dei Vangeli e con l’evento centrale del Regno di Dio venuto nella storia, e cioè l’evento Pasquale nella sua interezza di Passione, Morte e Risurrezione.

Viviamo un tempo, forse lo sopportiamo, durante il quale sta avvenendo uno dei passaggi storici più radicali e decisivi che l’umanità si sia mai trovata ad affrontare, una svolta antropologica. Tutto è come risucchiato in un vortice entro il quale le concezioni mentali e le consuetudini comportamentali, secolari o addirittura millenarie, sono in un profondo travaglio rigenerativo.

Cosa può ispirarci questa immagine impressa su un antico telo a noi esseri umani del XXI secolo, che ci troviamo in questo rivolgimento storico-culturale senza uguali?

Dal Concilio Vaticano II, anche la Chiesa Cattolica è entrata in una fase decisiva di travaglio rigenerativo. Ha tentato anche nelle forme istituzionali e canoniche di purificarsi dalle modalità anti evangeliche con cui spesso, troppo spesso, i cristiani hanno vissuto e testimoniato la propria fede. Un momento di grande portata profetica fu la famosa richiesta di perdono, pronunciata da Giovanni Paolo II nella 1a Domenica di Quaresima del 2000.

La Sindone
Messa di apertura dell’ostensione 2015

Questo processo trasformativo in atto nella storia dalla Rivoluzione Francese in poi, ha avuto una svolta e una accelerazione straordinaria nel corso del XX secolo. Tutto è entrato in crisi. E il travaglio ha riguardato anche le forme oggettivistiche, ego-centrate ed ego-proiettate, della fede. Viviamo dunque un grande passaggio. L’uomo vecchio, con le sue modalità egoistiche e belliche sta mostrando tutti i suoi limiti, la sua sostanziale insostenibilità, e parimenti la sua aggressività. Messo all’angolo, però, mostra i denti, e la sua rabbia. L’umanità sta rendendosi sempre più conto che non può più costruire un mondo o dare senso alla propria esistenza o dare vitalità alla propria fede, se continuerà a fondarsi su questo limitatissimo livello dell’essere. L’immagine della Sindone ci chiede di accogliere tutte le considerazioni preminentemente oggettive e scientifiche del fenomeno, ma di spingerci oltre, molto al di là di esse, per una realizzazione contemplativa del mistero di Cristo. L’immagine che è una presenza ci chiede di fare anche un’esperienza mistico-iniziatica. Ma questa cosa è assai più difficile, perché è necessario far morire il vecchio io ego-centrico, rinunciare alle sue pretese conoscitive, e aprirsi ad un ascolto più dilatato, rovesciando, convertendo e cambiando la forma del proprio sguardo.

La Sindone: immagine di un uomo vivo

Pur essendo utili e fondamentali i dati scientifici sulla Sindone diverso è il discorso che riguarda colui che forse è lì rappresentato. Il mistero di Cristo, infatti, non si può dimostrare del tutto. Diversamente lo si può solo e lo si deve vivere e realizzare. Cambiando il modo di vedere le cose, che è poi il presupposto di qualsiasi esperienza di fede, di qualsiasi conversione. In questo senso è possibile guardare la Sindone come si contempla un’icona, non come un oggetto esterno, una cosa morta stesa lì, davanti a noi, ma come una presenza appunto, quasi “un’onda propagatrice della realtà stessa che l’ha suscitata”. Possiamo contemplare la Sindone e lasciarci sollevare per giungere alla realtà del suo mistero e realizzarlo in noi. L’immagine della Sindone evoca in noi la visione di un uomo che è morto per un solo istante, ma che adesso è vivo. La morte di Gesù è stata solo un passaggio. Proprio come lo sarà ogni nostra morte, da quella morte salvatrice in poi. Quel morto impresso sul telo è l’istantanea di un evento subito rovesciato: Gesù adesso è vivo, e anch’io sono vivo con lui, al di là dei limiti del mio ego mortale, anch’io sono passato già dalla morte alla vita, adesso, se ci credo, se vedo il Vivente (Gv 5,24). Contemplo la Sindone, e al di là di quel morto posso vedere il Vivente.

Ogni morte non è altro che un passaggio ad una condizione di vita più vera e più piena.

E per questo è possibile realizzare una nuova nascita, come quella che Gesù aveva indicato a Nicodemo, in quel colloquio notturno, pieno di ironia e di profondità. Siamo infatti chiamati a nascere ogni giorno, a convertirci, a sbucare fuori dalla notte, dalle quotidiane morti, indenni, anzi più vivi di prima. Dal sepolcro della storia, dal telo funebre di tutte le nostre storie, sorge il Volto Ridente di una umanità finalmente liberata. Il Volto del redentore che invita Maddalena a non piangere dinanzi a Colui che era morto. Dinanzi alla Sindone possiamo forse piangere, si, ma di gioia perché non c’è alcun morto. Quelle terribili piaghe, quella terribile morte è stata sconfitta, definitivamente, universalmente, totalmente. Cristo è vivo ed io con lui sono già vivo. Ed è per questo che non dobbiamo cercarlo tra i morti.

 

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