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La Sindone e i giovani: il mistero di Cristo nell’immagine sindonica

Scritto da il 15 Giugno 2019

La Sindone e i giovani, come se ne può parlare?

Viviamo nella società delle immagini. Siamo talmente invasi dalle immagini, c’è l’inflazione. Sulla Sindone c’è un’immagine di un uomo, oltre a macchie e segni di varia natura e fattura. È talmente vera questa immagine misteriosa, che nel linguaggio non si distingue più la Sindone (cioè il lenzuolo funebre di Cristo) e l’immagine che su di esso si evidenzia. Immagine sindonica e telo sindonico si confondono, si equivalgono, diventando quasi la stessa cosa. L’immagine misteriosa ci parla della vicenda dell’uomo Dio, Gesù Nazareno. Più la Sindone e i giovani dell’immagine sindonica, palese riferimento alla Passione di Cristo, ai giovani può interessare sapere chi è Gesù Cristo? Soprattutto coloro che non lo conoscono. C’è un’immagine che ci è stata trasmessa, una testimonianza letteraria narrata dai Vangeli, che è poi il resoconto di quella esistenziale testimoniata dalla prima comunità cristiana e dagli apostoli. Alcune piccole tracce dell’esistenza di un’immagine dipinta del Cristo è stata tramandata. Forse infatti, i tratti morfologici del suo volto e del suo corpo erano conosciuti. E c’è chi ipotizza che queste tracce, che passano per la vicenda del Mandylion Edesseno-Costantinopolitano, portino direttamente alla Sindone. A un giovane credente, o comunque che già cerca di vivere, praticandola, la propria esperienza di fede, ricordo che è necessario crescere nel desiderio di vedere il volto di Gesù, perché la relazione con il Signore non può essere qualcosa di vago, e di astratto.

Lo studio della Sindone e il fascino del mistero

A un giovane non credente, o comunque distante, lo studio della Sindone, soprattutto dal punto di vista delle ricerche scientifiche e della oggettività ha un fascino incredibile. Bisogna però non fermarsi solo ai dati oggettivi. Perché la Sindone è sempre un rimando, un mezzo, che può condurre e conduce a Cristo. Il Volto sindonico (e ovviamente l’intera immagine) potrebbe non essere apparso immediatamente sul lenzuolo, ma a distanza di tempo, secondo la teoria dell’immagine latente. Dal V secolo in poi le caratteristiche morfologiche del Volto di Cristo sono le medesime in ogni parte del mondo. Diverse testimonianze antiche parlano espressamente di un ritratto di Gesù che ne riproduceva le fattezze esatte. Autori cristiani come Ireneo di Lione (180 d.C.) e Ippolito di Roma (230 d.C.), ma anche lo storico Elio Lampridio (III secolo), che essendo pagano non aveva nessun interesse verso Gesù. Questa immagine di Gesù, dal V secolo in poi, diventa simile all’immagine che noi vediamo oggi sulla Sindonica, con alcuni caratteristici particolari.

La Sindone e l’emozione di un immagine

Si prova un’emozione forte alla vista del volto tumefatto dell’uomo della Sindone. Il rapporto della modernità con la sofferenza è ambiguo, ambivalente. La produce, la immagina e la ripresenta, ma non è in grado di sopportarla. Vede la sofferenza, c’è cresciuta dentro, ne ha sentito il rumore e l’odore e anche per questo non ne vuole sentir parlare. In quell’immagine Gesù appare profondamente uomo, immerso dentro un’umanità la Sindone e i giovani completa e soprattutto amaramente sconfitta. C’è nellimpronta sindonica un realismo incredibile, crudo e scandaloso. La dimensione della sconfitta è, nonostante tutto, solo un attimo della storia della salvezza, e del Mistero Pasquale, ed è necessario tenere sempre insieme il Cristo della Passione e il Cristo della Gloria Eterna. L’attimo più terribile nella storia dell’uomo, l’attimo della morte, e l’attimo eterno della risurrezione. Con la morte c’è la discesa agli Inferi, sempre per una rinnovazione, ed è un attimo, meno di un attimo, che ha lasciato, in tutti i sensi, il segno.

La Sindone: immagine della sofferenza umana

Impronta della sofferenza divina, compatente la sofferenza umana. La Sindone è immagine del silenzio. C’è un silenzio tragico dell’incomunicabilità, che ha nella morte la sua massima espressione, e c’è il silenzio della fecondità, che è proprio di chi rinuncia a farsi sentire all’esterno per raggiungere nel profondo le radici della verità e della vita. La Sindone esprime non solo il silenzio della morte, ma anche il silenzio coraggioso e fecondo del superamento dell’effimero, grazie all’immersione totale nell’eterno presente di Dio. Essa offre così la commovente conferma del fatto che l’onnipotenza misericordiosa del nostro Dio non è arrestata da nessuna forza del male, ma sa anzi far concorrere al bene la stessa forza del male. Il nostro tempo ha bisogno di riscoprire la fecondità del silenzio, per superare la dissipazione dei suoni, delle immagini, delle chiacchiere che troppo spesso impediscono di sentire la voce di Dio.” (Giovanni Paolo II)

Il silenzio dietro l’uomo della Sindone

Testimone silenzioso ed eloquente, l’Uomo della Sindone, silenzioso e immobile, muove centinaia di studiosi e milioni di pellegrini, insegnandoci il silenzio, senza dirci nulla, ma semplicemente ascoltando, i nostri interrogativi e le nostre preghiere, le nostre speranze e i nostri dubbi, le nostre gioie e le nostre fatiche. In silenzio ci dice che il silenzio è necessario per comprendere, per meditare, per ascoltare, per lasciar sedimentare confusioni e alterazioni.

 

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