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La Sindone: dono per l’umanità

Scritto da il 1 Giugno 2019

Perché è importante la Sindone per noi cristiani? Importante in realtà per tutta l’Umanità?

Questa è una domanda un po’ particolare. Io sono personalmente convinto che la Sindone sia importante per l’umanità e non solo per i cristiani, ma debbo dire che non sono poi in tanti a condividere questa opinione. Ritengo invece che la Sindone possa essere una grande occasione, un grande strumento per poter parlare di Cristo anche ai non credenti, ai La Sindone non battezzati. L’immenso patrimonio di ricerche scientifiche che non sono sempre conosciute dagli studiosi, non hanno un colore “religioso”. I dati della scienza sono dati, difficile piegarli in un verso o nell’altro. Prima o poi si viene scoperti, come è stato nel caso del C14. Da tanti anni ormai, quasi 20, mi occupo della Sindone. Ho tenuto varie lezioni anche in Università e persino un corso in un Istituto di Scienze Religiose.

La Sindone: una passione lunga una vita

Organizzo cicli di conferenze e ho tenuto parecchie conferenze a Roma e in giro per l’Italia. Ho partecipato a qualche convegno con alcuni lavori apprezzati e pubblicati. Tutto questo aiuta a parlare di Gesù Cristo, questo grande sconosciuto. Merito di questo mio impegno lo devo anche al caro dottor Carlo Goldoni, che dal 1996 al 2008 ha tenuto, a casa sua, un corso di introduzione allo studio della Sindone accogliendo persone di ogni tipo. Il dottore aveva collaborato con il grande sindonologo monsignor Giulio Ricci, e, alla morte di questi, aveva iniziato a offrire gratuitamente questo corso introduttivo, per proseguire la meritevole opera di divulgazione scientifica, ma anche di evangelizzazione. Goldoni era un medico romano, un parrocchiano del quartiere Esquilino. Quando, il 2 Marzo del 2008, è tornato alla casa del Padre, mi ha fatto dono non solo di tutte le carte, riviste, ricerche, libri, ecc. e mi ha chiesto di continuare la sua attività. Io cerco di farlo, per come posso. Non sono un medico, né uno scienziato. Sono un sacerdote, teologo, e mi interesso, da sempre, di arte e di iconografia cristiana.

 

La “passione” per la Sindone si sviluppa, nella mia vita, a partire da queste prospettive. La Sindone è un vasto, delicato, e affascinante tema. Lo è ancora di più il suo rapporto con la fede cristiana. La Chiesa ha sempre tenuto in considerazione le reliquie e le immagini, e la Sindone è considerata da molti una reliquia della Passione di Gesù Cristo, e porta con sé un’immagine che pare proprio ricondurre a Lui. Le reliquie e le immagini possono aiutarci a incontrare il Signore della vita, ma non sono ancora l’incontro con Lui. La fede può sorgere quando, lasciandoci prendere dallo stupore e dalla meraviglia, incontriamo il Vivente che ci parla, che parla a noi attraverso la sua Parola, proclamata dalla Chiesa. Se ci mettiamo all’ascolto, come dice san Paolo, allora lo incontriamo, e possiamo iniziare a conoscerlo, e ad amarlo, sinceramente.

La Sindone: perno tra fede e ragione

Oggi si assiste a un evidente declino della pratica religiosa, che non necessariamente, però, corrisponde a una disaffezione alla fede: coloro che si dichiarano credenti, a volte, non praticano la loro fede; di contro molti non credenti cercano, e magari già vivono senza una consapevolezza, una profonda esperienza di fede. Tutto ciò non deve confonderci: è sempre stato così! È l’uomo con le due domande, con i suoi interrogativi, che inizialmente oscilla fra queste due estreme posizioni.

La Fede e per certi versi “la Sindone” hanno un indubbio legame con la ragione, che, in poche parole, è come la necessità insita nel cuore e nella mente di ogni essere umano di chiedersi il perché delle cose, di porsi degli interrogativi, delle domande ed eventualmente trovare delle risposte.

La fede, o meglio la ricerca della fede, pone molte questioni, alcune fondamentali. Anche “la Sindone” se studiata in questa prospettiva pone molte domande, non necessariamente legate alla sua autenticità, ma a quello che ci dice. Questo antico telo ci parla della sofferenza, della morte, del dolore, ma anche della vita e della speranza. Mentre guardiamo le piaghe, le ferite e i segni del sangue, non possiamo non pensare che quell’Uomo, a un certo punto, è come scomparso da quel lenzuolo che lo avvolgeva, poiché non ci sono segni La Sindone di alcuna manomissione umana. I credenti, per altre strade e per altri ragionamenti, parlano della Risurrezione, che è poi il centro della loro fede. Non esiste vera fede se non è fede nella Risurrezione, e non solo quella del Signore crocifisso e morto in un giorno di primavera, ma anche e oserei dire, nella nostra Risurrezione. Siamo risorti con Cristo, in una vita nuova, una vita di Grazia, nella quale, troppo poco spesso e con troppa poca convinzione, ci accorgiamo di essere, quando incontriamo i fratelli condividendone gioie e dolori, quando possiamo aiutare gli altri e soprattutto quando, nell’assemblea riunita, ci accostiamo al banchetto di festa preparato per noi, per gustare quel Cibo di vita eterna che è lo stesso Signore che ci ha donato la vita, donandoci anche la sua vita.

Studiare la Sindone ha senso solo in questa prospettiva, o meglio, in quest’ottica acquista il suo senso più profondo. Anche tanti non credenti studiano la Sindone, e mettono al servizio di questa materia le loro competenze e anche le loro domande, e i loro tentativi di risposta. Per i credenti è l’occasione per meditare sulla Passione di Cristo, ma soprattutto per aprirsi, inevitabilmente, alla speranza e alla gioia della Risurrezione.

 

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