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La Sindone: descrizione della sofferenza di un uomo

Scritto da il 13 Aprile 2019

La Sindone può descrivere la sofferenza di un uomo? Questa la domanda a cui don Domenico Repice cerca di rispondere in questa sesta puntata di “Alla scoperta della Sindone”.

Migliaia di persone spinte dalla fede, dalla curiosità, dal desiderio di conoscere e di capire, si mettono in viaggio, nei periodi in cui c’è l’Ostensione della Sindone, per andare a vederla, a venerarla. Mettersi in viaggio è un po’ come ripercorrere l’esperienza di Abramo, padre di tutti i credenti. Il viaggio più significativo che facciamo nella vita è quello della ricerca di senso, che sempre precede la fede. Un viaggio di uscita dalle proprie convinzioni che si configura come un cammino di rinascita dall’alto, dall’acqua e dallo Spirito, come insegna Gesù all’anziano Nicodemo, notturno investigatore di senso e di pienezza, metafora e immagine dell’umanità in ricerca.

Ascolta la sesta puntata di “Alla scoperta della Sindone”, andata in onda venerdì 12 aprile

Egli, coraggioso nonostante le avversità, affronta i perigli della notte, gli ostacoli esterni e interiori, le paure che gli impediscono di trovare le risposte a quelle domande sorte in lui, e cerca di esaudire il desiderio di conoscere ciò che conta di più, il fondamento, l’essenziale. Dobbiamo curare questo atteggiamento credente per far parlare il nostro desiderio di capire, senza preconcetti. Cosa può dire la Sindone a un’umanità che sembra così sbandata, che vive in una società paurosamente complessa, piena di contraddizioni, di aneliti e di conquiste di vere e presunte libertà, a un mondo inquietante, ma affascinante perché sempre più unito, in comunicazione, in rete?

Pellegrini per la Sindone

La condizione essenziale del cristiano è quella del “pellegrino” che accoglie la provvisorietà della propria esistenza rigettando la paura della morte e sorridendo quotidianamente al respiro della vita che riempie, senza accorgersene, i polmoni e che permette a ciascuno di continuare a percorrere la strada dell’esistenza. Siamo di passaggio e, per questo, sempre pronti alla vita, capaci di accogliere ogni gesto, ogni momento, ogni situazione come un dono inestimabile della Grazia e della Misericordia di Dio. Il “passaggio” è una prospettiva Pasquale, per antonomasia. La nostra epoca moderna, tecnologizzata, piena di immagini, di “selfie”, di apparenze travestite da realtà, ci offre anche la possibilità di conoscere approfonditamente la Sindone, quasi che il Signore Gesù l’avesse concepita (perché se quell’immagine è Nostro Signore Gesù Cristo possiamo dire con certezza che non è capitata su quel telo per un caso) proprio per l’uomo della modernità, ubriaco di immagini che gli scorrono vorticosamente davanti agli e che provano a distrarlo, ogni attimo, da sé stesso e dalla propria ricerca di verità e di senso.

Una immagine sindonica

Quest’immagine, fissata misteriosamente sul lenzuolo reliquiario intriso di sangue umano, parla al cuore e alla mente di ogni persona. Lasciamoci emozionare, interrogare, commuovere da quel corpo che parla inesorabilmente di morte, di sofferenza. La Sindone Contempliamo con gli occhi della fede e con l’intelligenza dell’umana ragione, l’uomo martoriato, distorto e composto della rigidità cadaverica, quel fisico importante, impegnativo, quella corporalità innegabilmente umana, sospesa fra la vita vissuta e la morte, accertata dall’evidente e impressionante lacerazione al costato dal  quale sgorgò il sangue bicolore siero separato. Lasciamoci meravigliare da questo telo di morte, senza traccia di corruzione e ombra di putrefazione, nel quale nessuna fibra fu alterata dai processi chimici tipici del deterioramento dei corpi. È indubbio che la figura dell’Uomo della Sindone sia un’immagine di sofferenza. Sono visibili e comprensibili i segni di una Passione. Le abrasioni ai ginocchi significano che quest’uomo è caduto. I segni sulle spalle oltre a rimandare a una flagellazione romana ci dicono anche che l’uomo portò un grosso peso sulle spalle, ma anche che questo elemento non era a diretto contatto con la pelle, precedentemente colpita, ma un tessuto copriva quelle spalle. Tutto questo rimanda alla Passione, alla salita al Calvario, che già i primi pellegrini a Gerusalemme ricordavano con una Via Crucis che solo col tempo trovò la suddivisione in 14 stazioni.

La descrizione della Passione di Cristo

Il racconto che i vangeli ci fanno della Passione può essere contemplato attraverso l’immagine sindonica, e questa è una cosa drammatica, meravigliosa, e sorprendente. Attraverso la Sindone abbiamo un’accurata descrizione di ciò che poteva essere chiaro solo all’epoca, e non nei secoli successivi, quando il supplizio della croce era scomparso. Dalla Sindone Cristo ci appare nel silenzio della morte, ma per lui parlano le sue piaghe. L’immagine terribile. Tremendi supplizi. Infinite piaghe che la Scienza ha studiato, e sta continuando a studiare dettagliatamente. Chi lo ha potuto fare attraverso la visione e il contatto diretto con il lenzuolo. E chi lo può fare, e lo deve fare, con l’ausilio delle fotografie, soprattutto quelle recenti ad Alta definizione, che permettono una maggiore conoscenza dell’oggetto e delle sue caratteristiche. L’immagine sindonica ci da del tu, un tu amaro e dolcissimo dei rimproveri del Venerdì Santo.

Popolo mio che male ti ho fatto? Gesù dalla croce ci parla, ci invita e ci dimostra il suo amore.

 

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