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La Sindone e la sua potenza spirituale e teologica

Scritto da il 13 Luglio 2019

La Sindone è anche un tema per la teologia, racchiude una potenza spirituale che ancora va analizzata e compresa.

Questa strada non è stata sufficientemente percorsa, soprattutto dopo la fatidica e controversa datazione radiocarbonica del 1988. E certamente l’argomento “Sindone” è “non semplice”, anzi è alquanto “complesso”. La strada risulta impervia anche a causa delle vicende scientifiche che abbiamo accennato e di alcuni risultati, ampiamente dibattuti. C’è anche una necessaria (o eccessiva, secondo il parere di alcuni) prudenza da parte delle autorità ecclesiastiche.

La sacra Sindone e l’aspetto teologico

Il tema dell’immagine è certamente teologico, ma è poco comprensibile per l’occidentale cristiano del secondo millennio, che vede nell’arte prettamente l’aspetto decorativo. Lo stesso dicasi per lo studio delle reliquie. In ambito occidentale sono argomenti lasciati al devozionalismo e alle tematiche della religiosità popolare. Come se esistesse una teologia alta, quella delle élite, e una teologia spicciola, popolare appunto. Lo studio multidisciplinare e scientifico della Sindone riguarda anche l’aspetto teologico, negli aspetti di Teologia fondamentale, di Teologia dogmatica e di Teologia spirituale. In questo senso le strade della scienza e della teologia inevitabilmente s’incrociano e s’incontrano. La “reliquia iconica”, scritta col sangue, immagine acheropita, svela e vela, contemporaneamente. Dio dice, ma nasconde. Si svela, velandosi. Ironico atteggiamento che è un invito alla libertà.

Pur essendo straordinariamente “pesante”, con tutto il suo carico di ricerche, di storia, di scienza, di analisi, la Sindone è estremamente “leggera” e ha bisogno di una tela di supporto che le dia consistenza. È precaria: un pezzo di stoffa, pregiatissima, antichissima, ma pur sempre una stoffa.  È circondata dalla “leggerezza” dell’aria che ne aiuta la conservazione: gas nobili e inerti la avvolgono affinché non si deteriori. Fu “alleggerita” dal suo ospite, da quel cadavere che ha avvolto. Non sappiamo come, ma a un certo punto, in quel fragile lenzuolo il cadavere non c’è più stato senza che nessuna manomissione ne abbia alterato le tracce ematiche. La Sindone svela un crocifisso, ma lo nasconde, perché è un morto assente. Il morto è stato nel telo per circa 30-36 ore, non di più, perché non ci sono tracce di contaminazione del tessuto a causa della putrefazione. Ora è assente. È scomparso. Dentro il telo non ci fosse più stato. Nessuna ferita appare alterata nel suo decalco. Eppure questa Assenza è la realtà più Presente nella Storia.

La Sindone e la società contemporanea

sindone giovaniIl nostro tempo complesso può essere propizio, perché superando conflitti e contraddizioni la civiltà occidentale è chiamata a elaborare un progetto per  una rinnovata Umanità. Viviamo un tempo di passaggi, di frontiere che si aprono, di comunicazioni veloci. Il cristianesimo è multiculturale, multirazziale, comunicante per vocazione, in cammino per condizione esistenziale. C’è l’urgenza di una creatività culturale, di pensiero, che non sia mera ripetizione del passato, ma neanche spericolata fuga in avanti, senza criticità. Si tratta di un’urgenza spirituale, e di conseguenza, culturale. La carenza di idee adeguate alle sfide del tempo, va superata perché il cristianesimo non può avere paura del futuro. Una trasformazione urgente, dal quartiere al mondo, che necessita di punti fermi, di attaccamento alle proprie radici, ma anche di passione per la creatività, di speranza per il futuro.

La Sindone e la Chiesa

Una capacità di riforma che la Chiesa ha nella propria storia. La Chiesa è sempre in riforma. La Chiesa si aggiorna. La Chiesa sa chiedere perdono. Il percorso di rinnovamento, della realizzazione del progetto divino, da sempre in atto nel mondo e nella Chiesa oggi forse è assai più consapevole. Imparando a leggere “i segni dei tempi” la Chiesa nel suo rapporto col mondo, risponde a quello che il Signore sta compiendo, secondo la profezia di Isaia: “Ecco, io faccio nuove tutte le cose, non ve ne accorgete?”. Il progetto del Signore è escatologico, ed è qui. Viene ancora ed è già arrivato, ed è attuale. C’è qualcosa che sta nascendo e di cui non riusciamo a renderci conto, perché lo Spirito soffia dove vuole. Lui è il Vivente, è il Risorto (e, liturgicamente parlando il Risorgente) perché Muore e Risorge, rinnovando nel suo Sacrificio una Speranza che costruendo, risana. L’”opus dei” è un’attività incredibile. Rinascendo Purifica e ci invita a chiedere perdono, come la Chiesa giustamente fa’. Anche se l’uomo vecchio che è in noi si ribella a questa purificazione, e non ci sta. La Vita che nasce sempre chiede purificazione perché è acqua che zampilla, e non stagno che imputridisce e mortifica. Non si tratta di credere che siamo migliori di chi ci ha preceduto, sarebbe una follia, ma bisogna comprendere la necessità di elaborare nuove sintesi. Tuttavia il nuovo è meglio dell’antico, perché come dice Gesù, l’uomo nuovo non è di questo vecchio mondo, da lasciarsi alle spalle, ma del nuovo mondo (Gv 8,23) Elemento messianico ed escatologico. La teologia anche deve assumere e fare propria la SAPIENZA DELLO SCRIBA che sa unire cose nuove e cose antiche.

 

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