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La Sindone: custode dell’incarnazione e resurrezione

Scritto da il 18 Maggio 2019

La Sindone simbolo della passione, custodisce il mistero dell’incarnazione e resurrezione. In questa puntata di “Alla scoperta della Sindone” parliamo del corpo della Santa Sindone.

Il centro della fede cristiana è il mistero di un Dio che è amore. Facendosi umanità in carne e ossa in Gesù di Nazareth, Dio ci rivela che anche l’essere umano è fatto interamente di amore, un amore come quello di Dio che lo rende capace di amare e di creare. Libero e a immagine del Padre, l’Amore Creatore per eccellenza. Tutto questo è il potente messaggio di speranza da gridare soprattutto in un mondo come il nostro in cui, al nome di Dio, viene a volte collegata la violenza o perfino il dovere dell’odio e della violenza.

L’amore, l’essenza stessa di Dio, ha preso forma umana in Gesù Cristo. Incarnandosi l’amore discende e opera nei due ambiti più concreti dell’esperienza umana: la relazione tra l’uomo e la donna e le relazioni sociali tra le persone; l’amore coniugale e la carità per il La Sindone prossimo. L’incarnazione di Dio in Cristo Gesù è, in questo senso, una vera e propria rifondazione antropologica, perché ogni volta, in ogni generazione, l’uomo è chiamato a disegnare una figura umanità o meglio un progetto di umanità conforme alla vera umanità rivelata e compiuta da Cristo. Soprattutto in questo nostro tempo dove assistiamo a uno scontro, a tratti incredibilmente violento, tra vari progetti di umanità.

La Sindone simbolo di un amore sperimentato

I credenti sperimentano che l’Amore divino scende con potenza inaudita in tutte le dimensioni delle relazioni umane: fisiche, psichiche e spirituali, portandole a perfetta realizzazione. L’umanità prima dell’Incarnazione indirizzava la propria tensione mistica verso un’uscita dai vincoli corporei di questo mondo, che si riteneva fossero senza alcuna possibilità di redenzione. In particolar modo la sessualità, considerata uno sfrenamento selvaggio o una condizione mondana da evitare. Lo sfrenamento dionisiaco, le rigide astensioni sessuali di origine neoplatonica, ma anche yogiche o buddistiche appartengono allo stesso orizzonte ante-cristico, in una concezione cioè nella quale la carne, la terra, e la sessualità non sono state ancora sposate da Dio, e quindi redente e immesse in quel processo messianico di trans-figurazione, inaugurato da Cristo appunto, e che riguarda, come dice Paolo ai Romani, tutta la creazione, che geme, come nelle doglie del parto.

Dopo Cristo è iniziato un processo evolutivo dell’uomo, tuttora in corso, che si concluderà alla fine dei tempi. La novità assoluta e ineludibile inaugurata da Cristo è l’inedita e inaudita coniugazione definitiva tra Spirito e carne. L’uomo non può ambire a essere solamente spirito rifiutando la carne come una eredità animalesca, perché ciò fa perdere allo spirito e al corpo la loro dignità. Ma non può nemmeno rinnegare lo spirito arrivando a considerare la materia, il corpo, come realtà esclusiva. Anche questa concezione è una perdita di grandezza.

Sindone: quelle Nozze tra Dio e l’umanità

In Cristo, e quindi dopo Cristo, la santificazione, la redenzione e la divinizzazione misteriosissime della nostra carne è resa possibile. L’acquisizione di questa consapevolezza è però ancora in atto dall’umanità: non ne siamo ancora completamente consapevoli, infatti, e soprattutto è il risultato di diversi passaggi storico-antropologici nei quali si è svolta la vicenda umana. La storia del cristianesimo che abbiamo alle spalle, infatti, non ha sempre testimoniato in modo coerente e convincente l’amore per la corporeità umana, anzi lo ha spesso ostacolato. Dirselo con sincerità è fondamentale, studiarlo con severità e profondità è necessario.

Solo così sarà possibile aprire una nuova stagione storica in cui l’amore possa penetrare più a fondo nelle nostre vite e renderle così sempre più felici. Demonizzare il corpo non ha La Sindone aiutato per niente, anzi. Si è data una contro testimonianza della bellezza dell’umano e delle sue infinite capacità di realizzazione. Anche della dimensione sessuale nell’amore coniugale rigenerato in Cristo spesso è prevalso un atteggiamento sessuofobico, presente per esempio in sant’Agostino che scrive: “Quanto a me, penso che le relazioni sessuali vadano radicalmente evitate. Penso che nulla avvilisca lo spirito dell’uomo quanto le carezze di una donna e i rapporti corporali che fanno parte del matrimonio”.

La mortificazione e la paura per il corpo, non ha contribuito affatto ad accogliere la dimensione profonda e totale, radicale dell’incarnazione di Dio. Possiamo dunque affermare che il mistero dell’Incarnazione conduce a una radicale trasformazione della riflessione teologica del corpo. La fase nuova della storia, la nostra, vede la possibilità in cui proprio il mistero dell’Incarnazione, delle Nozze tra Dio e l’umanità, può illuminarsi di luce nuova.

Sindone e le sfide della Chiesa di oggi

La Chiesa si trova ad affrontare un profondo travaglio, che sarà certamente fonte di rigenerazione, perché Dio non smette, in quanto creatore, di fare nuove, sempre, costantemente, tutte le cose. Dio non smette di risorgere. Ciò che è accaduto nella storia e che è alle nostre spalle è un faticoso processo, faticoso per gli ostacoli che noi poniamo, della discesa rigenerativa della luce del Cristo sempre più dentro il mistero carnale della nostra umanità. Stiamo comprendendo sempre più profondamente che il Regno di Dio, che è già in mezzo a noi, non si realizza in poco tempo, ma cresce lentamente da dentro il corpo dell’uomo e del mondo, proprio nella logica del seme, nella logica cioè dell’Incarnazione. I cristiani stanno comprendendo, nel tempo, che le realtà temporali (il corpo e il cosmo) non sono ostacoli alla salvezza da cui liberarsi, fuggendo il mondo, ma i luoghi teologici in cui la salvezza avviene.

La luce della trasfigurazione del Cristo incarnato sta scendendo progressivamente dentro le oscurità del mondo. Nei secoli della modernità questo processo ha subìto una grande accelerazione, provocando e sollecitando la Chiesa a continue trasformazioni, a domandarsi se l’amore professato corrisponde alle realtà sociali in cui spesso operava come sistema di potere. L’impulso rigenerativo di Cristo sta penetrando sempre più a fondo nelle nostre realtà terrene, nei nostri corpi sessuati e nel corpo ferito della storia, chiamandoci a prendercene cura e a lasciarli trasfigurare, purificare e portare a compimento ad un nuovo La Sindone ed inedito livello di profondità, dalla potenza dello Spirito dell’Amore. Dobbiamo però entrare in una concezione molto più dinamica e storica della storia della salvezza, impegnandoci a comprenderne le fasi e i passaggi, e corrispondendo così anche ad un mutamento mentale che da almeno due secoli è in cammino come dice Gaudium et Spes 5: “il genere umano passa da una concezione piuttosto statica dell’ordine, a una concezione più dinamica ed evolutiva”. La stessa costituzione conciliare al numero 4 scrive: “L’umanità vive oggi un periodo nuovo della sua storia”. Questa novità non riusciamo ancora a comprenderla e a misurare la sua portata antropologica.

La Sindone e quell’uomo rivelato

In questo percorso faticoso che il cristianesimo sta compiendo e che si è accelerato negli ultimi secoli la rivelazione dell’Uomo della Sindone sembra inserirsi in modo impressionante. Quel corpo martoriato, monito e memoria di tutte le inaudite violenze perpetrate dell’uomo verso i propri simili, si mostra inerme ma solenne, potente e possente, seppure statico e immobile, vittima innocente di una inaudita ferocia, ma sorprendente vincitore della morte. Riappropriandosi del proprio corpo e rendendolo spirituale, l’uomo Dio si rialza dalla morte, abilitando l’uomo alla stessa resurrezione, alla medesima trasformazione, alla stessa Gloria. Osservare il corpo dell’Uomo della Sindone, corpo di Cristo, gettiamo il nostro sguardo non solo al Venerdì Santo, ma soprattutto alla Pasqua, al passaggio inevitabile e decisivo che compiremo, attraversando la porta della Vita Eterna, cioè della Vita in Dio. Riprendiamo il cammino dunque, come persone e come Chiesa, con estrema umiltà e grandissima speranza, aperti all’Inedito e all’Inaudito che viene, senza pretendere di avere già in tasca tutte le risposte. Riprendiamo il nostro cammino, con lo spirito semplificato dei viandanti, verso la piena umanità che Gesù ci dona offrendocene però ogni giorno solo una piccola nuova porzione: il pane quotidiano appunto sufficiente solo per oggi, affinché non presumiamo di essere già ciò che invece stiamo faticosamente diventando.

 

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