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“La Repubblica Romana”: lo spettacolo a Tor Bella Monaca

Scritto da il 14 Febbraio 2020

La Repubblica romana: appuntamento a Santa Maria Madre del Redentore

Roma, 1849. Da una parte i patrioti, con la voglia di cambiamento, dall’altra i popolani, ignari delle novità in atto, e infine gli osti che, tra una cannonata e l’altra, raccontano quello che succede. Tutto questo nello spettacolo, tra riflessione e comicità, La Repubblica Romana “in spirito de vino” che la Brigata dell’Allegria porterà in scena sabato 15 e domenica 16 febbraio alle ore 19 alla sala teatro della Parrocchia Santa Maria Madre del Redentore a Tor Bella Monaca. Ne abbiamo parlato, nella puntata di oggi di “Tutte le Strade” con il regista Alessandro Spalvieri: 

La Repubblica Romana: i personaggi

la repubblica romana, teatro «È uno spettacolo in cui raccontiamo, visto dal basso, dall’esperienza del popolo la Repubblica Romana, quindi dal momento in cui c’è stato l’attentato al Quirinale a monsignor Palma, segretario del Papa, all’arrivo dei francesi.

Raccontiamo questa storia da un’osteria con due osti che si chiamano simbolicamente Romolo e Remo che rappresentano il popolo romano. Un popolo un po’ diviso: c’è la parte più rivoluzionaria, che guardava all’apertura con Garibaldi e Mazzini, Manara, Mameli e quella più “popolina”, più “ignorante” che non capisce perché arriva tutta questa gente a Roma che fa scappare il Papa e poi porta la fame e la guerra e la morte».

«Ci sono due personaggi emblematici: un monsignore che viene spesso in osteria, racconta quelle che succede e cerca di carpire le notizie e di indagare.“Che ne pensa il popolo della rivoluzione? Perché avete votato la Costituente? Perché avete votato per il mantenimento del Papato?“» sono le sue domande.

Poi c’è Richetto, «il filosofo della storia che in modo molto semplice dice che le cose, quando vanno bene, vanno bene per chi governa, quando vanno male, invece, vanno male per il popolo».

la repubblica romana

La Repubblica Romana: tra comicità e dramma

Perché il sottotitolo “Spirito de vino”?

«A Roma si dice che quando una persona beve è sincera. Quindi in questo sottofondo di osteria e vino, Richetto, che è ubriacone, tira fuori queste verità».

Non solo comicità, dunque, ma anche tanta storia e un risvolto drammatico in questo spettacolo …

la repubblica romanaLa storia non è molto conosciuta. Tantissimi i bambini e ragazzi morti che andavano a raccogliere le bombe francesi prima che cadessero. Spegnevano le micce e poi rivendevano la parte in ghisa ai repubblicani, mazziniani, garibaldini, etc.

In questa raccolta, purtroppo, non sempre le micce si spegnevano e i ragazzi morivano. Come il famoso Righetto che muore accanto al suo cane Sgrullarella. C’è un monumento che lo ricorda al Gianicolo.

C’è, dunque, un risvolto drammatico, molto amaro anche perché alla fine anche uno degli osti morirà alla Batteria Nomentana per fare l’eroe, per far vedere alla moglie che pure lui era preso da questo spirito rivoluzionario.

Chiudiamo dicendo che le guerre a noi romani ci ammazzano. Ogni guerra, alla fine, ammazza il popolo. Nel nostro spettacolo ancora una volta c’è un richiamo forte a ciò che diceva Giovanni Paolo II. Mai più la guerra, a prescindere».

La Repubblica Romana: l’idea nata dai due papi

Quindi da dove è nata l’idea di questo spettacolo? 

«L’idea nasce dal fatto che in questo periodo in cui noi abbiamo “due papi” sembra che la Chiesa sia divisa tra “francescani” e “benedittiani”. La storia ci insegna che non è mai facile decidere per nessuno perché qualunque uomo in cattedra è un uomo solo al comando, che ha ragione. Non c’è mai un papa che ha torto. È la storia che ci racconterà con calma quelli che sono i passi giusti. Anche quelli di Francesco e di Benedetto. La Chiesa è una e sarà una sempre».

 

 


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