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“Amleto e Ofelia”: nuova luce alla critica shakesperiana di Nicolò d’Alfonso

Scritto da il 12 Maggio 2016

Amleto OfeliaDopo “L’onesto solitario“, Francesco d’Alfonso ritorna con un’altra opera che indaga il lavoro del suo avo, il filosofo, scrittore e medico calabrese, Nicolò d’Alfonso.  Lo fa con il libro “Amleto e Ofelia. La critica shakespeariana negli scritti di Nicolò d’Alfonso” (2016, 232 pagine, € 13,00) edito sempre da Città del Sole edizioni. Una occasione per scoprire gli interessanti studi del filosofo calabrese, in occasione del IV centenario della morte di William Shakespeare, profondo conoscitore dell’animo umano, che con le sue opere affascinò scrittori, artisti e studiosi, ha influenzato profondamente la cultura europea.

Un’opera, quella curata da Francesco d’Alfonso, che mira ad indagare la passione di Nicolò d’Alfonso per il Bardo e per i suoi personaggi, che in un ambiente letterario indubbiamente positivista, indagò dal punto di vista quasi scientifico. Infatti tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento apparvero in Italia i primi studi shakespeariani di Nicolò d’Alfonso e da filosofo, pedagogista e medico qual’era, con acuto spirito di investigazione e grande sensibilità artistica, analizzò i drammi del poeta inglese attraverso una prospettiva innovativa.

Nicolò D'AlfonsoNon si sa con precisione come il d’Alfonso si avvicinò alle opere di Shakespeare, forse grazie al suo mentore, Vincenzo Gallo-Arcuri, o più verosimilmente grazie al suo professore di letteratura dell’Università di Napoli, Francesco De Sanctis. Il dato certo è che i suoi studi segnarono una svolta decisiva all’interno della critica shakespeariana in Italia, riuscendo ad attirare anche l’attenzione internazionale. Ma sentiamo cosa ci ha detto in merito il curatore del libro.

Ed è sulla figura di Amleto, che lo studioso calabrese dedicò il maggior numero di pubblicazioni, quasi a prendere il principe di Danimarca come lo stereotipo dell’uomo che scruta se stesso. Accanto ad Amleto non poteva mancare la figura di Ofelia, simbolo dell’amore deluso. Due figure nettamente romantiche, in cui Nicolò d’Alfonso individua, da bravo medico, delle patologie psicologiche, ma ci spiega meglio l’autore nella seconda parte dell’intervista.

Uno studio insomma portato avanti da Francesco d’Alfonso prezioso per questo anno di celebrazioni shakespearine e prezioso anche per gli anglisti, come la prof.ssa Bruna Mancini, docente di Letteratura Inglese all’Università della Calabria, che ha curato la postfazione del libro. Noi l’abbiamo raggiunta telefonicamente per farci raccontare cosa l’ha colpita di quest’opera.


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