mercoledì , 23 agosto 2017

Insegnanti di religione, Vicariato non responsabile di mancata assunzione

L’Ufficio scuola del Vicariato chiarisce

“Il disservizio relativo alla mancata assunzione degli insegnanti di religione cattolica nelle scuole dell’infanzia comunali non può in alcun modo essere attribuito a responsabilità del Vicariato”. È quanto precisa l’Ufficio scuola del Vicariato di Roma, a seguito dell’articolo pubblicato ieri nell’edizione romana di “La Repubblica”, in cui si lamenta che “in numerose scuole materne comunali della città ancora non sono arrivati gli insegnanti di religione” perché “la maggior parte dei maestri segnalati dal Vicariato, che ogni anno vengono assunti a tempo determinato da parte del Dipartimento servizi educativi e scolastici di Roma Capitale, ha ormai superato i 36 mesi di servizio: dopo questo tempo, dovrebbero essere contrattualizzati a tempo indeterminato”.

Gli insegnanti precari e la normativa europea

“L’amministrazione capitolina – denuncia, l’Ufficio scuola del Vicariato ha fino a oggi illegittimamente mantenuto in condizione di precarietà gli insegnanti di religione cattolica, proponendo loro contratti di supplenza pur in costanza di un fabbisogno organico e permanente di personale”. “Nonostante la normativa europea abbia imposto di non reiterare i contratti a tempo determinato per più di 36 mesi – esattamente al fine di indurre i datori di lavoro a stabilizzare i precari– il Vicariato ha ricevuto promesse e rassicurazioni fino al 7 novembre scorso, quando, senza alcun preavviso – si legge ancora la nota -, ha appreso che quest’anno il Comune di Roma non avrebbe rinnovato il contratto a ben 41 insegnanti di religione, proprio ‘per colpa’ della loro lunga carriera (da 4 a 18 anni di servizio)”, mentre “la proposta di nomina indirizzata dal Vicariato al Dipartimento servizi educativi e scolastici e recante i nominativi dei 93 docenti necessari alla copertura di tutte le scuole non ha ricevuto a oggi neppure il riscontro ufficiale previsto dalla legge”.

C’è, dunque, stata “una selezione tra i nominativi proposti, che ha escluso proprio i docenti meno giovani” e il Vicariato ne ha “semplicemente dovuto prendere atto”, restando “mero spettatore di una vicenda dolorosa, che vede lesi sia i diritti delle famiglie che hanno scelto l’insegnamento della religione per i propri figli, sia degli insegnanti di religione, privati di lavoro dopo tanti anni di servizio”.

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