In ascolto: “Vedere l’invisibile”

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Vedere l'invisibile in ascolto

Eccoci giunti alla conclusione. Può darsi che al termine del nostro itinerario qualcuno si trovi un po’ disorientato tra pensieri, sentimenti, spiriti… In realtà quello che è importante è arrivare a riconoscere ed accogliere che non esistono ricette preconfezionate per il discernimento.

Questo non solo perché la realtà è complessa, ma prima di tutto perché il discernimento è preghiera, quindi è una realtà relazionale, legata alle persone e alla loro libertà. Il discernimento è possibile perché Dio è Padre e si relaziona in modo libero con le sue creature, create a sua immagine come mistero di amore e di libertà. Sappiamo per esperienza che nell’amore non tutto è chiaro, calcolabile e prevedibile; che l’amore non procede in modo lineare, ma conosce slanci, cadute, lacrime… Sappiamo per esperienza che non sempre le cose sono nel profondo come ci appaiono nell’immediatezza dell’apparenza; sappiamo che il fondo del nostro cuore non è limpido e trasparente ai nostri occhi…

Ma sappiamo anche che, al di là di questi molteplici “veli” presenti nella realtà e nel nostro cuore, la nostra vita, la nostra storia così come è rimane il luogo in cui Dio si comunica a noi e in cui si compie il nostro incontro con Lui. Il discernimento allora diventa l’arte di riconoscere che quei veli non soltanto coprono, ma anche rivelano. Che quei veli manifestano il mistero di Dio, amore dal volto personale che ci viene incontro sempre in modo simbolico, in modo che una realtà ne racchiude e ne svela al suo interno un’altra più profonda, non immediatamente percepibile.

Non è questione, perciò, di conoscere ricette o tecniche di discernimento: si tratta di avere occhi, di avere quello sguardo capace di “intu-ire”, letteralmente di “entrare dentro” e scorgere come Dio si sta manifestando a noi attraverso la realtà e dove realmente andiamo seguendo certi pensieri e sentimenti, se davvero incontriamo Lui oppure restiamo soli con noi stessi.

Non esiste una tecnica infallibile per il discernimento. E questa è una grazia enorme perché ci ricorda che l’incontro con Dio nella storia non può mai essere oggetto di un possesso rapace e oggettivante da parte dell’uomo, ma chiede sempre di essere vissuto nell’umiltà, nella consapevolezza che Dio non si raggiunge ma si accoglie, in un incessante e liberante dialogo con Lui che non si finisce mai di scrivere.

In questo dialogo l’uomo viene salvato perché è liberato dalla solitudine, dall’individualismo, perché inizia a tenere conto di Dio. Il discernimento allora non serve a raggiungere evidenze e certezze razionalistiche, non conduce ad appropriarsi della volontà di Dio e a gestirla, ma a vivere nella benedizione di Abramo, quella dei figli che, pur nel chiaroscuro della vita, hanno come certezza l’orizzonte luminoso del volto del Padre.

Questo sguardo sul discernimento apre uno spazio infinito per la nostra libertà e creatività perché ciascuno di noi, in questo dialogo con Dio, ha la possibilità di plasmare quotidianamente la propria umanità affinché sia sempre più cristoforme, affinché arrivi ad esprimersi in tutto in modo filiale.

Giovanni Cassiano scriveva: “senza il dono del discernimento, nessuna virtù può sussistere e permanere salda fino alla fine: esso è infatti madre e custode di tutte le virtù”. Il discernimento ci conduce a un incontro autentico con Dio, non immaginato ma reale, e donandoci di poter gustare questa esperienza e di imprimerla in profondità nel nostro cuore, diventa il custode della verità del nostro cammino con Dio. Il discernimento è l’esperienza, nello Spirito Santo, di vivere con occhi nuovi e perciò di poter camminare “come se si vedesse l’invisibile” (cf. Eb 11, 27).

Ascolta la puntata a cura di Maria Grazia Borgese