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Il volto dell’uomo della Sindone: sorgente per una nuova umanità

Scritto da il 26 Maggio 2019

Il volto dell’uomo della Sindone: cosa ci trasmette?

Abbiamo già detto altre volte nel corso di queste trasmissioni che in quel volto siamo chiamati a specchiarci. Come ha scritto il filosofo Marco Guzzi, quel Volto è come la sorgente da cui scaturisce la “Nuova Umanità“. Max Frei-Sulzer, colui che scoprì la presenza di numerosi pollini sul Telo, affermò che quel Volto comunica una maestosa, triste soavità. Il Volto dell’Uomo della Sindone è pieno di tumefazioni al punto che i connotati ne risultano fortemente alterati. Tutto è realmente avvenuto e che quel Volto non una rappresentazione frutto dell’intuizione di un artista: è necessario aprire il cuore e la mente alla meditazione. Invitati a riflettere sul dolore, sulla sofferenza, certo, sulla cattiveria degli uomini, anche. Tuttavia io direi che da quel Volto tumefatto noi siamo invitati anche ad andare oltre a non fermarci al dolore e alla sofferenza. Il Mistero di Cristo, pur passando per la sua sofferenza e per la sua morte, è soprattutto mistero di Vita e di Risurrezione. Quel Volto ci rivela la nuova umanità che Cristo è venuto a inaugurare e che noi siamo chiamati a realizzare nella nostra vita. Un modo nuovo di essere uomini già operante in noi, per il dono dello Spirito, che siamo chiamati a realizzare attraverso la pratica quotidiana della nostra fede, l’adesione reale al Signore.

Il volto di Gesù

Il salmo 26 parla della ricerca del Volto di Dio. Il salmista, a nome di tutta l’umanità, chiede a Dio di poter contemplare il suo Volto. L’uomo vuole vedere Dio. Guardare in faccia una persona è sinonimo di comunione, e prima ancora di comunicazione e d’interazione. Dio, inizialmente non ha mostrato il suo volto. Mosè insistente riceve solo il dono di guardare la spalla di Dio, e già questa visione è fonte di stupore e meraviglia per lui. Cercare il volto di Dio significa cercare la sua verità, affinché ci possiamo affidare alla sua sapienza.

Possiamo contemplare il Volto dell’Uomo della Sindone nell’intima convinzione che quel Volto sia realmente quello del Cristo morto sulla croce e attraverso questa contemplazione essere aiutati a cogliere il senso della presenza di Dio nei volti dei fratelli e delle sorelle che ci sono stati messi accanto. Il Volto dell’altro rivela il senso della sua esistenza. E per il voltoquesto possiamo cogliere in tutta la sua ampiezza il valore della parola fraternità, nel senso più alto di questa parola. Non dimentichiamo mai che i primi cristiani fra loro si chiamavano fratelli. Da tutto questo scaturisce la necessità della carità, quella vera però, da non confondere con altre forme di attenzione all’altro che troppo spesso rivelano il desiderio di appagamento personale e di gratificazione, piuttosto che essere il segno di un amore profondamente cristiano.

Il mondo contemporaneo, con le sue contraddizioni e le sue ricerche, i suoi voli pindarici e le sue angosce, ha estrema necessità di riflettere sul “volto”, sulla ricerca dell’immagine e quindi sul senso dell’uomo. Solo questo può garantire il rispetto per i volti che ci stanno vicini. Scrive il filosofo Italo Mancini, che quello del volto, del faccia a faccia sembra essere stato e sembra essere tuttora il nostro problema e la nostra soluzione. Un volto da stabilire in sede teorica, da rispettare in sede morale, da accarezzare in sede affettiva; ma al di là della risoluzione morale o sentimentale, quello che pare stare prima come il problema di tutti i problemi sembra che si possa riassumere in questa proposizione: il nostro mondo per viverci, amarci e santificarci non è dato da una neutra teoria dell’essere che subordina a sé la libera e rocciosa realtà degli enti; non è dato dagli eventi della storia o dai fenomeni della natura, ma è dato dall’esserci di questi inauditi centri di alterità che sono i volti, volti da guardare, da rispettare, da accarezzare.”

Dio si presenta attraverso il suo Volto

Un volto, oltre che come una Parola Creatrice, che decide, per amore, di diventare carne, di diventare e di mostrare il proprio volto. Dio non è un astratto principio di norme e di precetti. Il rispetto per i volti degli uomini è la conseguenza di questa manifestazione divina, che trova come un’eco nel Volto della Sindone. Il rispetto per tutti i volti che nel il voltoVolto dell’Uomo piagato dalla sofferenza si specchiano, induce, obbliga, a non sacrificare più l’uomo sull’altare dei totalitarismi e delle logiche della guerra. Logiche, non dimentichiamolo mai, che sempre si mascherano come necessarie, buone, indolori. Forse il volto sindonico ci è stato lasciato come dono affinché potessimo ricordare sempre il volto dei fratelli sofferenti, volti maschili, anziani o meno, volti di donne e di bambini, tutti quei volti di sofferenza, la stragrande maggioranza dei volti, che incontriamo per le strade del nostro mondo.

 

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