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Il senso del tempo: il “viaggio” di Stefano Perruccio

Scritto da il 6 Aprile 2020

Il senso del tempo: il romanzo di Stefano Perruccio

È Stefano Perruccio, autore de Il Senso del tempo, il protagonista dell’ultima puntata di Parole in onda a cura del giornalista Gianni Maritati

Cos’è per te il senso del tempo?

il senso del tempo. stefano perruccio«È la percezione che abbiamo dello scorrere della vita stessa. A volte mentre siamo indaffarati nelle nostre cose non ci rendiamo conto di come stiamo spendendo realmente il tempo. In un certo senso il mio protagonista se ne rende conto, comincia a vivere una serie di avventure e situazioni proprio nel momento in cui si ritrova, per un incidente, immobilizzato in un letto di ospedale in uno stato di coma vigile.

Per cui percepisce le cose intorno e riesce a elaborare pensieri, ricordi, immagini e si crea una serie di mondi alternativi a quelli reali.

Nel frattempo, nella realtà viene assistito da un medico molto solerte e dalla moglie. Poi ci sono le due figlie, in vacanza dai nonni, che interverranno in un secondo momento».

Ascolta l’intervista all’autore a cura di Gianni Maritati: 

Il senso del tempo: un viaggio tra immagini e ricordi

Quindi questo romanzo è l’esperienza di una persona che capisce il senso del tempo quando subisce un forte trauma?

«Sì, diciamo che questo personaggio è molto metodico, è uno studioso, una persona di pensiero più che d’azione, tende a ripetere sempre le stesse cose, è un abitudinario. Questa esperienza lo porterà a vedere le cose in il senso del tempo, stefano perrucciomodo diverso».

Dove è ambientato?

«Il romanzo è ambientato a Ostia lido, nel più grande ospedale. Nella storia si vedranno due aspetti della sanità: l’eccellenza di molti medici, tra cui il protagonista che cura il paziente, dall’altro ci sarà un caso di malasanità (un giallo) che vedrà un primario corrotto.»

Quindi questo romanzo è un po’ thriller, psicologico, di denuncia sociale. Si può dire che attraverso la malattia si riscoprono i veri valori della vita? 

«Sì. Il paziente attraverso la sua esperienza di viaggi mentali che compie da questo letto si pone anche delle domande sul senso della vita e sul senso del tempo. Si domanda anche se c’è un’altra dimensione, un’aldilà. Il paziente, specialmente all’inizio, rischierà seriamente di morire».

Una curiosità. È vero che il protagonista a un certo punto immagina di trovarsi nell’antica Roma? 

«Sì, ci sono dei viaggi in determinate epoche storiche, ci sarà un viaggio anche nel futuro. Un po’ alla volta si comporrà un racconto di fantascienza che è racchiuso all’interno del romanzo stesso».

Ascolta la puntata precedente 


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