Il Papa alla Via Crucis: “In Te, Cristo, vediamo i nostri fratelli perseguitati”

“Nel tuo corpo squarciato e dilaniato vediamo i corpi dei nostri fratelli abbandonati lungo le strade. In te, vediamo i nostri fratelli perseguitati, decapitati e crocifissi per la loro fede in Cristo, sotto i nostri occhi e spesso sotto il nostro silenzio complice”. Nel volto crocifisso di Gesù “noi vediamo i nostri quotidiani tradimenti e le nostre infedeltà. Nella tua innocenza vediamo la nostra colpevolezza, nel tuo volto sfigurato brutalmente vediamo i nostri peccati. Nella crudeltà della tua passione noi vediamo la crudeltà delle nostre parole e azioni”.

Lo ha detto Papa Francesco al termine della tradizionale Via Crucis che si è svolta come di consueto in eurovisione al Colosseo, alla presenza di circa quarantamila fedeli. A portare la croce nella prima e nell’ultima stazione è stato il cardinale Agostino Vallini, vicario di Sua Santità per la Diocesi di Roma. Nelle altre stazioni la croce è stata portata anche da nigeriani e siriani. Il Santo Padre aveva precedentemente presieduto la celebrazione del Passio nella basilica di San Pietro in Vaticano, laddove padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa Pontificia, aveva altresì ricordato i “fratelli di fede” uccisi in Kenya, Nigeria e Siria.

Nel pomeriggio del Giovedì Santo il Papa ha celebrato la Messa «In coena Domini» nel carcere romano di Rebibbia, e, preparandosi al rito della lavanda dei piedi, ha chiesto ai detenuti, nel corso di una breve omelia a braccio, di pregare «perché il Signore – ha detto – lavi anche le mie sporcizie». Il Pontefice ha poi lavato i piedi a dodici detenuti, iniziando da una ragazza nigeriana, visibilmente commossa, con il figlio di pochi anni in braccio: “L’amore di Gesù non delude mai – ha detto nell’omelia – perché lui non si stanca di amare. Come non si stanca di perdonare. Non si stanca di abbracciarci. Questa è la prima cosa che volevo dirvi. Gesù ci amò a ognuno di noi sino alla fine”.

Sempre il Giovedì Santo, nella Messa Crismale celebrata al mattino, Papa Francesco ha ricordato ai sacerdoti residenti nel territorio della Diocesi di Roma che bisogna imparare a ben riposare. Come accaduto a Gesù, spiegava il Papa, che in mezzo alle folle si ricaricava, “questa stanchezza in mezzo alla nostra attività è una grazia che è a portata di mano di tutti noi sacerdoti”. “E questa stanchezza è buona, è sana. È la stanchezza del sacerdote con l’odore delle pecore, ma con sorriso di papà che contempla i suoi figli o i suoi nipotini”.

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