Uno di questi è la violenza. “C’è un’aria di violenza anche nelle nostre città”, ha dichiarato il Papa mettendo in evidenza che questa è prodotta non solo dalle armi ma anche dalla parole. E influire negativamente è sopratutto, oggigiorno, la fretta.  “Tante volte dimentichiamo a casa di dire: ‘buongiorno’. La violenza è un processo che ci fa ogni volta più anonimi, ti toglie il nome: anonimi gli uni verso gli altri”.  Ma non solo. “La tonalità del linguaggio”, ha precisato Francesco “è salita tanto”: “Oggi si parla per strada, a casa, si grida, anche si insulta con una normalità, c’è violenza nell’esprimersi, nel parlare”.

 

Parlare meno e ascoltare di più

È questo il suggerimento del Santo Padre ai giovani. In questa  terza guerra mondiale “a pezzetti”,  “bisogna abbassare un po’ il tono e bisogna parlare meno e ascoltare di più. Ci sono tante medicine contro la violenza, ma la prima di tutte è il cuore, il cuore che sa ricevere cosa pensi tu”. 

“Prima di discutere, dialogare”, ha sottolineato Francesco rivolgendosi agli studenti di Roma Tre. “Se tu pensi differente da me, il dialogo avvicina: non solo avvicina le persone, avvicina i cuori. Col dialogo si fa l’amicizia, si fa l’amicizia sociale”.  Dove c’è dialogo, dunque, non c’è violenza.