giovedì , 23 novembre 2017
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Il nuovo Centro per la protezione dell’infanzia alla Gregoriana

Una settimana dopo la riunione della Pontificia Commissione per la Protezione dei Minori, presso la Pontificia Università Gregoriana è stato inaugurato il Centro per la protezione dell’infanzia (CCP).
L’inaugurazione è stata preceduta da una conferenza stampa, in cui sono stati illustrati i dettagli sugli sforzi che hanno portato all’istituzione di un centro educativo e per la ricerca internazionale dedicato alla prevenzione degli abusi sui bambini e sugli adulti vulnerabili.
Tra i presenti alla conferenza: il cardinale Sean O’Malley, arcivescovo di Boston e presidente della Pontificia Commissione per la tutela dei minori; padre Hans Zollner, SJ, Presidente del Centro per la protezione dell’infanzia e membro della Commissione di cui sopra; il prof. Karlijn Demasure, direttore esecutivo del Centro.

Originariamente istituito con sede a Monaco di Baviera, il Centro per la protezione dei minori è stata fondata nel gennaio 2012 come “iniziativa universale della Chiesa cattolica in materia di prevenzione degli abusi sessuali sui bambini e gli uomini e le donne vulnerabili”. Dopo una fase pilota di tre anni, il Centro ha trasferito la sua sede a Roma.
Il Cardinale O’Malley ha iniziato il suo discorso, leggendo una lettera in cui papa Francesco, ha inviato i suoi saluti ai membri del centro.

“Vorrei inviare un cordiale saluto a Lei e a tutti coloro che collaborano a questa iniziativa. Sono felice di quello che fa, e sinceramente mi congratulo – ha scritto il Santo Padre -. So che tutto questo lavoro darà i suoi frutti. Chiedo al Signore che vi accompagni e che la Vergine Madre vi protegga”.
Ricordando il suo servizio in tre diocesi degli Stati Uniti che sono state al centro dello scandalo degli abusi sessuali del clero, il cardinale O’Malley ha affermato che inizialmente non vi è stata alcuna politica o procedura in atto e le risposte alle accuse hanno avuto più premura nel riabilitare i colpevoli piuttosto che sostenere le vittime. Sebbene in questi ultimi anni molto sia cambiato, il porporato americano ha aggiunto che c’è ancora parecchio da fare.

“Siamo dolorosamente consapevoli che in molte parti del mondo il tema degli abusi sessuali nella Chiesa non è stato affrontato – ha detto -. Ci auguriamo che le organizzazioni come il Centro per la protezione dell’infanzia ci aiuteranno a fare la differenza”.
Il Cardinale O’Malley ha ricordato che nel 2002, la Conferenza Episcopale degli Stati Uniti (USCCB) ha commissionato due studi della John Jay University; la primo ha studiato le cause e il contesto degli abusi sessuali, mentre la seconda ne ha studiato la natura e la portata.

Lo studio ha individuato 10.676 casi individuali di persone che hanno portato avanti le accuse negli anni dal 1950 al 2002 e ha anche analizzato il profilo dei presunti abusatori. Tuttavia, il cardinale ha detto che, a parte lo studio del John Jay, non sono state effettuate altre ricerche.
“Ulteriori studi sono necessari per garantire la sicurezza e le migliori pratiche – ha proseguito O’Malley -. Aiutare i leader ecclesiastici ad essere informati è di fondamentale importanza, in particolare sulle questioni di responsabilità, sulla conformità e sul controllo”.
“Lo spostamento del Centro nel cuore della Chiesa permette ai suoi membri di diventare soggetti importanti nella protezione dei bambini e degli adulti vulnerabili”, ha concluso.

Il presidente del Centro, padre Hans Zollner, ha ribadito l’affermazione del cardinale O’Malley, secondo cui, negli anni scorsi, i leader della Chiesa non hanno saputo come trattare i casi di abusi sessuali, manifestando anche la sua speranza che il Centro per la protezione dell’infanzia possa aiutare la formazione di quanti si impegnano con le vittime e con i carnefici.
“La reazione ricorrente sarebbe quella di non voler trattare questo tema. Ne siamo ben consapevoli, quindi la formazione dei leader della Chiesa e di coloro che trattano con le vittime e con i carnefici, sarà parte integrante del programma del CCP”, ha detto.
“Come possiamo fare in modo che i leader non trascurino il problema e siano accoglienti con le vittime, perché non siano ingannate dai loro abusatori? Questo sicuramente sarà parte dei nostri sforzi”.

Una delle principali iniziative del centro è quella di fornire una formazione per le diocesi dei paesi in via di sviluppo che non dispongono delle risorse per far rispettare i programmi e le migliori pratiche nel trattare casi di abuso sessuale.

In qualità di ex vescovo missionario nelle Indie Occidentali, il cardinale O’Malley ha familiarità con questa realtà. “Nei paesi di missione, le risorse sono molto limitate e ci piacerebbe dare un aiuto fattivo”, ha detto.
“Come presidente della Commissione, sto scrivendo ai presidenti di tutte le Conferenze episcopali del mondo, perché questi ultimi ci diano dei contatti di persone che possono essere coinvolte nella Commissione e io so che le risorse del centro saranno utili per raggiungere le chiese di quelle parti del mondo meno sviluppate, dove la consapevolezza del problema è soltanto agli inizi”. “Come ho già detto, non siamo il primo né l’unico centro per tali attività di ricerca – ha aggiunto padre Zollner -. Pertanto la Pontificia Commissione ha istituito dei gruppi di lavoro, in alcuni dei quali saremo coinvolti ma non siamo gli unici, né i primi”.

(da www.zenit.org – 17 febbraio 2015)

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