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Il Cristo dei vangeli e l’uomo della Sindone: un parallelo possibile?

Scritto da il 26 Aprile 2019

Il Cristo dei quattro Vangeli e l’uomo della Sindone, possiamo paragonarli? Una domanda importante al centro della riflessione di questa settimana pasquale della rubrica “Alla scoperta della Sindone”.

I libri del Nuovo Testamento sono stati scritti anche a partire da necessità contingenti. Nessuno dei loro autori o redattori pensava che quegli scritti sarebbero entrati a far parte di una collezione di libri dotata di un valore vincolante, sia da un punto di vista ecclesiale che teologico. Il processo che ha portato alla definizione del canone del Nuovo Testamento, la fissazione dei 27 libri, non è stato né breve, va dal II al IV sec., e nemmeno esente da controversie. I tre criteri guida della “canonicità” sono: l’origine apostolica del libro; la conformità del contenuto alla regola della fede apostolica; il suo uso nella liturgia. I quattro i vangeli raccontano la Passione di Gesù, anzi è il nucleo centrale. L’ascolto e la lettura dei vangeli ci introduce nella conoscenza di Gesù Cristo, il Vangelo con la V maiuscola, la Buona Notizia.

Le notizie che i vangeli ci forniscono possiedono un carattere storico, anche se è evidente che i resoconti evangelici non sono stati redatti con un’idea e una consapevolezza della storia che la modernità ha sviluppato e codificato. Il carattere narrativo dei vangeli, tipico del mondo culturale da dove provengono, non impedisce la cospicua presenza in essi d’informazioni storiche verificabili non solo dall’esegesi scritturistica, ma anche dall’archeologia, per esempio.

Cristo e il Mistero Pasquale

Il nucleo fondamentale dei vangeli è il racconto della Passione, Morte e Risurrezione di Gesù Cristo. Anche nell’opera di Paolo, il tema centrale è il Mistero pasquale, cioè il cherigma, l’annuncio fondamentale, da cui tutto il resto scaturisce. Nei vangeli si parla di una flagellazione subita da Gesù, come pena a parte rispetto alla croce, così come è descritta la Coronazione di Spine, oltre ai maltrattamenti da parte dei soldati. Durante il processo romano, Pilato è costretto dalla folla a condannare Gesù e Gv 19,12 dice chiaramente di come il procuratore cercasse di metterlo in libertà. I sinottici citano Simone di Cirene, e Marco addirittura fa il nome di due figli, Alessandro e Rufo, forse persone il cristoconosciute all’interno della comunità alla quale si rivolge quel Vangelo. Luca descrive l’incontro di Gesù con le donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Che Gesù sia stato condannato insieme ad altre due persone è un fatto condiviso da tutti e quattro gli evangelisti, così come sono, ovviamente, tutti concordi nel parlare di una crocifissione. Le vesti di Gesù sono particolarmente importanti nel Vangelo di Giovanni: i soldati se le dividono le vesti in quattro parti, senza però distruggere la tunica, in quanto senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. Il possesso di quella tunica sarà deciso dalla sorte, nel gioco. Un fatto che colpisce lo scrittore che lo interpreta alla luce del salmo 21. Nessuno dei quattro evangelisti, però, descrive il procedimento della crocifissione, ma tutti. Mentre tutti parlano del Titolo della Croce, la tavoletta con la scritta con la motivazione della condanna, conservata nella Basilica di Santa Croce in Gerusalemme, come dimostra lo studio della prof.ssa Maria Luisa Rigato, recentemente scomparsa, prima donna laureata al Biblico di Roma. Solo Luca racconta del colloquio fra i tre condannati, nel quale il cosiddetto «buon ladrone» prende le difese di Gesù, ammettendo la propria colpevolezza e chiedendo di essere ricordato. In questo modo strappa la promessa del Paradiso al Signore. Solo Giovanni racconta del dialogo con Maria e col discepolo amato, informandoci anche della presenza di altre donne sotto la croce: la sorella di Maria di Nazareth, Maria, madre di Cleopa, e Maria di Magdala.

Gesù muore sulla croce. I sinottici parlano di un forte grido che precede la morte, e Luca di un’eclissi di sole, sopraggiunta in quel momento drammatico. La sete di Gesù, frase divenuta simbolo dell’opera di Madre Teresa di Calcutta, al quale viene offerto aceto, precede l’ultima delle sette parole sulla croce, «Tutto è compiuto», dopo la quale Egli china il capo e consegna lo spirito.

Morte e Resurrezione di Cristo

Alla morte seguono alcuni avvenimenti: lo squarcio del velo del tempio; un terremoto; la resurrezione di persone che entrano in Gerusalemme, visti da molti; la professione di fede del Centurione. Matteo parla della presenza di donne galilee che avevano seguito Gesù per servirlo, tra cui Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe e la madre dei figli di Zebedeo. Pure Marco indica la presenza di alcune donne galilee fra cui Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo il minore e di Ioses, e Salome. Inoltre Marco scrive che la folla tornando a casa dopo quello spettacolo si batte il petto: in mezzo a questa folla ci sono conoscenti di Gesù e le donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea e che guardano da lontano. Il quarto vangelo omette tutti questi avvenimenti, ma ne descrive altri con una grande attenzione ai dettagli. A causa del sopraggiungere del sabato, cioè del tramonto [il il cristo giorno inizia col tramonto del sole], i Giudei chiedono che ai condannati fossero spezzate le gambe e tolti dalla scena. I due ladroni ancora in vita, forse in agonia, vengono «finiti» con il crurifragium. Gesù era già morto (v.33) e se ne accertano colpendolo al fianco, da cui esce «sangue e acqua». I fatti sono interpretati alla luce delle antiche profezie. Il parallelo fra i due racconti è sconvolgente. In particolare proprio la ferita al costato. Quell’oltraggio al corpo morto di Gesù diventa il simbolo della vita nuova che sgorga dall’amore di Dio. La lettura della Sindone illumina i racconti evangelici e si specchia in essi. Sulla Sindone è visibile quella ferita al costato ricevuta dall’Uomo crocifisso quando era già morto, così come è visibile il sangue siero separato per la morte già avvenuta da qualche ora. Quel morto della Sindone, in tutto rimanda al racconto che i vangeli ci fanno, e qualche volta sembra addirittura mettere ordine nelle contraddizioni che i testi hanno fra loro.

 

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