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Il cristianesimo e la nascita della venerazione del volto di Cristo

Scritto da il 22 Giugno 2019

Nel cristianesimo nasce la venerazione del volto di Cristo, fin dai primi secoli anche grazie ad una preziosa reliquia conosciuta come Mandylion.

È ormai un dato evidente che, fin dai primi secoli, le comunità cristiane ebbero la consapevolezza di possedere le condizioni che rendevano possibile la raffigurazione di Gesù Cristo. Lo testimoniano anzitutto le numerose rappresentazioni all’interno delle catacombe. Il Salvatore iniziò a essere raffigurato non solo come protagonista delle vicende narrate dalle sacre Scritture, ma anche nella dimensione simbolica dottrinale.

Fin dai primi secoli del cristianesimo, inoltre, sono presenti rilevanti riferimenti letterari e cristianesimo iconografici che attestano la presunta esistenza di un’immagine di Gesù Cristo non fatta da mani d’uomo, l’immagine acheropita. Tutta la riflessione cristologica del primo millennio e in particolare del periodo patristico, essenzialmente coincidente con quella dei primi sette concili ecumenici (325-787), offre un patrimonio dottrinale da inquadrarsi nel contesto storico della Chiesa indivisa, che può essere compresa non solo a partire dalla documentazione scritta, ma anche tenendo presente quella “non scritta” (immagini, arte, religiosità del popolo, vita liturgica), alla quale si richiama esplicitamente e solennemente il secondo Concilio di Nicea, celebrato nel 787.

Una preziosa reliquia cristiana

Coloro i quali, in questo Concilio, difendevano la legittimità delle immagini, adducevano l’argomento della Tradizione, sottolineandone il valore e la pietà ininterrotta, particolarmente a proposito della famosa immagine, considerata pure una preziosa reliquia, conosciuta come Mandylion. L’immagine presentava caratteristiche tali da permetterle di superare tutti gli altri supposti ritratti di Cristo nella venerazione. Principalmente nella quinta sessione dell’assise niceana, dedicata alla lettura delle testimonianze favorevoli al culto delle icone, ci si riferì alle immagini “non fatte da mani d’uomo” ricordando l’immagine camuliana e quella edessena, nonché denunciando la manomissione di un libro da parte degli iconoclasti, il quale avrebbe potuto fornire ulteriori testimonianze proprio sull’argomento. Il rapporto fra immagine acheropita e Mandylion edesseno, dunque, fu stabilito e, in qualche modo, sancito all’interno di un concilio ecumenico, lasciandone traccia indelebile nei testi ufficiali. La questione di una possibile identificazione fra la Sindone e il Mandylion edesseno-costantinopolitano è oggetto di discussioni e ricerche. Mentre alcuni studi ne rilevano con vigore tutte le difficoltà esistenti, altri storici e studiosi offrono legittime risposte in senso opposto. Tuttavia, enunciare oggi una sentenza in un senso o nell’altro, in modo categorico e inappellabile, manifesta dal punto di vista storico un’inspiegabile forzatura.

I simboli del cristianesimo

La mancanza di una sufficiente documentazione scritta che attesti esplicitamente l’esistenza del lenzuolo funerario di Cristo, corrispondente a ciò che si conosce oggi della Sindone, pur essendo obiettivamente un elemento di criticità, è parzialmente compensata allorquando le fonti e le testimonianze letterarie e iconografiche vengono studiate sincronicamente e parallelamente a quanto le cosiddette scienze “dure” possono attestare. La Sindone, infatti, rivela se stessa. Ammettere in termini assoluti che la Sindone sia (o non sia) il Mandylion, non solo appare come un tentativo maldestro di atteggiarsi a scienza esatta senza averne le credenziali, ma rischia pure di mettere un freno alla ricerca che, in questo settore, è ancora lontana dall’essere chiusa. Le cosiddette “scienze molli” rischiano così di prestare il fianco a spietate critiche e di non contribuire in modo credibile alla ricerca di un’accessibile oggettività, raggiungibile solo attraverso un lavoro di studio e di confronto interdisciplinare. La teologia, e in particolare la teologia dogmatica, può offrire un quadro di riferimento e una piattaforma di riflessione significativa nel momento in cui, prendendo in considerazione le ricerche e i dati delle scienze, tenta di leggerli alla luce della Rivelazione.

La Sindone immagine della passione di Cristo

Sulla Sindone leggiamo il racconto della Passione e della morte di Cristo scritto col sangue, ma è una strana immagine, perché reca con sé l’enigma della sua formazione. Ancora oggi non conosciamo il meccanismo che l’ha prodotta. Tutti i tentativi di cristianesimo riproduzione dell’immagine sindonica in laboratorio sono falliti perché non è possibile ricostruire tutte le caratteristiche (e non sono poche) contemporaneamente. L’immagine è impossibile eppure c’è. E l’immagine per eccellenza è quel Volto. Come se da quel corpo si fosse sprigionata dell’energia. Il lino si ingiallisce per la presenza di luce e di calore. La dove c’è l’immagine il lenzuolo è maggiormente ingiallito, anzi è al punto massimo del suo ingiallimento. Le caratteristiche dei fili del lenzuolo dove è presente l’immagine sono state riprodotte unicamente a Frascati, nei laboratori dell’Enea con l’utilizzo del Laser a Eccimeri. Il telo similsindonico irraggiato dal Laser e quello della Sindone risultano simili….

 

Ti consigliamo di leggere anche: La Sindone e i giovani: il mistero di Cristo nell’immagine sindonica.


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