giovedì , 23 novembre 2017

I valori non si trasmettono da soli

Come comunicare valori ai giovani del terzo millennio? La prima cosa da fare è avere stima dei ragazzi. È necessario avere fiducia nella loro sensibilità e nella loro intelligenza. In questi anni ho partecipato a numerosi incontri con i giovani, in parrocchie, scuole ed università. Non sono mancati i momenti di dibattito, ma alla fine i risultati sono stati sempre incoraggianti.
Queste esperienze mi hanno portato ad una conclusione. Tantissimi giovani sono profondamente buoni, sinceri ed onesti. Se vengono aiutati a riflettere, con amore e senza arroganza, sono pronti ad accogliere quei valori universali che sono scritti nel cuore di ogni essere umano. Sicuramente arrivano a questa meta, perché ricercano ideali veri ed importanti.

Ricordo, ad esempio, l’incontro con un ragazzo appassionato di gruppi musicali che, in qualche modo, promuovevano l’uso della droga. All’inizio il giovane sembrava irremovibile ed era affascinato dai propri idoli. Ma poi, attraverso l’analisi dei testi delle loro musiche e delle loro dichiarazioni, è stato possibile fargli cambiare idea. Alla fine, essendo una persona sensibile ed onesta, non ha potuto fare a meno di giungere all’accettazione della verità: bisogna stare alla larga dalla droga!

I giovani possono essere protagonisti o vittime dell’epoca in cui viviamo. A volte rischiano di assorbire messaggi ingannevoli, luoghi comuni, cattive abitudini del nostro tempo. La colpa di certe derive non è sicuramente loro. È di chi non si impegna nell’accompagnarli nella maniera giusta.

Naturalmente, quando parliamo di valori da comunicare ai giovani, non possiamo fare a meno di sottolineare un altro aspetto importante. I valori non si trasmettono mai da soli. Devono sempre essere proposti con il buon esempio.

Ricordo un amico catechista che si preoccupava molto delle letture dei suoi allievi. Giustamente li invitava a non acquistare certe riviste per ragazzi. Ed aveva ragione, perché alcune pubblicazioni sono piene di cattivi messaggi e rischiano di essere dannose. Ma lo stesso catechista si faceva vedere mentre comprava, nell’edicola vicina alla parrocchia, riviste scandalistiche sui divi della tv e dei reality show. Come poteva pensare di essere credibile?

Il primo sforzo, perciò, dev’essere fatto dagli adulti, che hanno la grande responsabilità di indicare il cammino alle nuove generazioni. Ma, senza il buon esempio, sarà impossibile essere ascoltati dai giovani.

(da www.zenit.org – Articolo di Carlo Climati)

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