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I credenti e l’insegnamento della Sindone

Scritto da il 6 Luglio 2019

I credenti e la Sindone, qual è l’insegnamento che la reliquia più famosa del mondo ci lascia?

Nella lettera di Paolo ai Galati c’è un passo molto particolare. Al capitolo 3 si legge: “O stolti Gàlati, chi mai vi ha ammaliati, proprio voi agli occhi dei quali fu rappresentato al vivo Gesù Cristo crocifisso? Questo solo io vorrei sapere da voi: è per le opere della legge che avete ricevuto lo Spirito o per aver creduto alla predicazione?  Siete così privi d’intelligenza che, dopo aver incominciato con lo Spirito, ora volete finire con la carne?  Tante esperienze le avete fatte invano? Se almeno fosse invano!  Colui che dunque vi concede lo Spirito e opera portenti in mezzo a voi, lo fa grazie alle opere della legge o perché avete creduto alla predicazione?”

Gli esegeti ritengono difficile stabilire di cosa Paolo stia esattamente parlando, quando scrive di una Rappresentazione al vivo di Cristo Crocifisso. Anche il compianto padre gesuita Ugo Vanni grande conoscitore dell’Apocalisse e delle lettere paoline, riteneva un po’ azzardato un collegamento con la Sindone, ma da studiare. Certo Paolo parla di un’immagine mostrata. Se fosse un’immagine retorica o un’immagine reale non è dato da sapere allo stato attuale e le motivazioni che portano i sostenitori dell’una o dell’altra tesi sembrano plausibili ma difficilmente verificabili. L’idea che Paolo mostrasse un’immagine del Cristo Crocifisso, ci fa pensare a una Catechesi visiva. Interessante però è soprattutto il monito con cui Paolo inizia il capitolo. Sono parole forte che nel nostro tempo intriso di politicamente corretto sarebbero inaccettabili e forse addirittura perseguibili.

La Sindone è un monito per noi credenti

ostensione della sindone credentiLa rappresentazione grafica, plastica, della crocifissione e della Passione non possono che turbarci. Vengono alla mente le parole del Libro delle Lamentazioni che si leggono nell’austera e bellissima liturgia dei pre-santificati del Venerdì Santo. La silenziosa ed eloquente reliquia iconica della Passione di Nostro Signore, è un monito per l’uomo moderno, nel fragore inutile da cui siamo assediati. Con essa possiamo percorrere la storia dell’uomo, le sue vicende belliche, e sentire ancora la promessa del Signore che ci dice “Io sarò con voi, fino alla fine del mondo”. La modernità ha segnato in modo profondo la riflessione sull’uomo, per le vicende drammatiche del Novecento e per le istanze di trasformazione che ha posto in essere. Cosa può dire all’umanità la misteriosa ed eloquente immagine dell’Uomo della Sindone? L’uomo contemporaneo, che non sembra preoccupato, come le precedenti generazioni, di ricercare la salvezza, è invece certamente desideroso di stare bene e di curarsi. Quest’uomo così interessato al proprio benessere psico-fisico, ha la possibilità di confrontarsi con l’immagine sindonica anche grazie alle numerose riproduzioni presenti in rete. Questa virtuale diffusione sembra possa aprire spiragli di riflessione e promuovere dibattiti, ma il mondo della rete non è così semplice. Tuttavia l’evidente collegamento con il Gesù raccontato dai vangeli permette di intravvedere il modo in cui la diffusione di questa immagine, nel tempo della Globalizzazione e dell’unificazione del Pianeta, possa essere una proficua e provvidenziale occasione per la conoscenza indiretta del Salvatore.

I credenti in Cristo e l’immagine sindonica

Il racconto che l’immagine sindonica enuncia e propone è relativamente recente. Attraverso la riproduzione fotografica, essa ha potuto comunicarsi e interpellare la fede e la devozione dei credenti, oltre a incuriosire le scienze e a raggiungere milioni di persone nel mondo. L’immagine sindonica s’interfaccia con un’umanità sempre più alienata, in un panorama culturale che vede sorgere, da più parti, il desiderio di operare per una trasformazione salvifica e di senso che, di là dalle problematiche di carattere economico o sociale, sia capace di affrontare le sfide di questo tempo alla ricerca di un’umanità rinnovata e libera. Le ricerche antropologiche ed esistenziali possiedono, spesso inconsapevolmente, i tratti della Rivelazione cristiana, e il tempo attuale può essere assai propizio per una nuova stagione di sperimentazione della fede. Giovanni Paolo II, nella parte conclusiva della Novo Millennio Ineunte, paragona il terzo millennio a un vasto oceano nel quale avventurarsi, affermando che la fede è un’esperienza fatta anche di ricerca che abilita i credenti alla santità. L’epoca attuale mette tutti di fronte a vertiginosi e complessi processi di trasformazione e a cambiamenti importanti che indicano, in modo esplicito, come ci si trovi in una fase rivoluzionaria e terminale della storia iniziata con la risurrezione di Cristo e che la tradizione teologica cristiana ha spiegato come il tempo dell’attesa della Parusia. L’escatologia è l’inquadramento di tutti i processi di severa revisione delle modalità attraverso le quali la Chiesa si è storicamente mostrata manifestando la propria fede nel Salvatore Risorto. Dal Giubileo di fine millennio, poi, la chiesa Cattolica si è posta, volontariamente ed esplicitamente, all’interno di un necessario processo di purificazione. La storia del pensiero nel XX secolo mostra l’esistenza di un processo di ridefinizione dell’umanità, all’interno del quale emerge la presa di coscienza, sempre più diffusa, di una necessaria trasformazione unitamente al desiderio di compiere un passaggio da un’umanità immersa, evidentemente in modo complice, in una dimensione bellica, a una nuova umanità che si autoproclama sempre meno incline ad aderire volontariamente ai meccanismi perversi di sopraffazione e di annientamento dell’altro. La matrice cristiana di questa presa di coscienza rivoluzionaria è evidenziata nella straordinaria, lenta e costante manifestazione della Grazia della Risurrezione, definitivamente innestata nella storia umana.

Immagine di una nuova umanità

Il Cristo che emerge vittorioso dagli abissi della morte è il primogenito di un’umanità nuova e redenta. Egli offre elementi vincolanti per una verifica dell’umano che possa attuarsi attraverso una riflessione capace di sorgere dentro ogni uomo. In questa prospettiva il modello conoscitivo è difficilmente collocabile all’interno dei saperi definiti. Il luogo di nascita di questa revisione è di là dal mondo, così come è stato concepito e organizzato, e si muove nei sentieri delle periferie e ai crocicchi delle strade, per poi approdare in zone franche in cui le parole tornano, finalmente, a manifestarsi poetiche, a essere invenzioni, sintesi, progetti di umanità e di mondo. Al culmine di una sofferta gravidanza può nascere una figura di umanità nuova, finalmente e totalmente modellata da Cristo, ma è necessario che ogni generazione di cristiani accetti la gravidanza, e soprattutto il travaglio, come compito fondamentale della propria esistenza credente.

In questa prospettiva è da ritenere che sia l’attuale generazione che tutte quelle che verranno, non potranno più esimersi da un confronto con la Sindone e con le sue evidenze, per definire e scoprire il significato che essa assume nella storia dell’umanità, alla luce dell’eredità lasciata dalle ricerche dei secoli passati.

 

Ti consigliamo anche di leggere: La Sindone: custode dell’incarnazione e resurrezione

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