Gridare la vita in una società della morte

0
110
società della morte

C’è chi ha definito “offensivi” i manifesti sull’aborto apparsi in questi giorni a Roma. Il primo sulla via Gregorio VII , ad opera dell’associazione ProVita, l’altro sulla Salaria, a firma CitizenGo. Il primo maxi cartellone sosteneva: “Sei qui perché tua mamma non ti ha abortito”, e non esistono prove contrarie a questa verità. Il secondo afferma che “L’aborto è la prima causa di femminicidio nel mondo”: anche qui i numeri parlano chiaro, sebbene in un mondo occidentale assolutamente relativista anche la matematica può essere diventata una opinione.

C’è chi si appella ai diritti e alla dignità delle donne, ma al di là delle normative vigenti noi sacerdoti sappiamo che proprio le donne che abortiscono conservano ben poca dignità e piuttosto rimangono sole, accompagnate esclusivamente dal rimorso, dal senso di colpa, per il resto della vita.

Una società che si ritiene civile, che giustamente soffre ancora per la perdita di Alfie e di Charlie, bambini rubati a genitori privati di qualsiasi diritto, come può scandalizzarsi di fronte a chi difende la vita e lo fa anche in maniera provocatoria, per svegliare le coscienze? Una società del genere forse è da considerare invece suicida, volta all’estinzione. Una società seduta comodamente sul divano, anestetizzata dai media, capace solo di guardare, talvolta di emozionarsi, ma di non andare oltre la sfera dei sentimenti che, si sa, sono di un momento.

Giovanni Paolo II all’inizio del Millennio ci esortava a prendere il largo. Alziamoci. Ravviviamo le situazioni stagnanti che ci circondano con l’acqua viva che proviene da Cristo. Il tempo pasquale che sta terminando porti la novità del risorto, del Vivente, nelle dinamiche di morte che vorrebbero prendere il sopravvento.

Don Francesco Indelicato
(Direttore Radiopiù)