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Giovedì Santo. Francesco: “La gioia dell’annuncio e la bellezza del servizio”

“Mai la verità del lieto Annuncio potrà essere solo una verità astratta, di quelle che non si incarnano pienamente nella vita delle persone perché si sentono più comode nella lettera stampata dei libri, mai la misericordia del lieto Annuncio potrà essere una falsa commiserazione, che lascia il peccatore nella sua miseria perché non gli dà la mano per alzarsi in piedi e non lo accompagna a fare un passo avanti nel suo impegno”. Sono le parole di Papa Francesco alla Messa Crismale celebrata nella mattina del Giovedì Santo con i sacerdoti della diocesi di Roma.

“Non “potrà essere triste o neutro l’Annuncio – ha aggiunto il Papa – perché è espressione di una gioia interamente personale”, ossia “la gioia di Gesù nel vedere che i poveri sono evangelizzati e che i piccoli vanno ad evangelizzare”. Quando il sacerdote tiene l’omelia – “breve, se possibile” – lo fa “con la gioia che tocca il cuore della sua gente mediante la Parola con cui il Signore ha toccato lui nella sua preghiera”

E a questo proposito Francesco si è riferito all’anima samaritana di Madre Teresa di Calcutta, icona della gioia nell’evangelizzazione. Il Papa ha poi ricordato ai preti che senza la Madonna non si può andare avanti nel sacerdozio: “Occorre superare la tentazione della paura: quel non avere il coraggio di farsi riempire fino all’orlo, quella pusillanimità di non andare a contagiare di gioia gli altri”, sull’esempio di Maria a Cana.

Nel pomeriggio del Giovedì Santo la Messa in Coena Domini a Paliano

Nel pomeriggio il Santo Padre si è recato nel carcere di Paliano per celebrare la Messa “In coena domini”: “In questa cerimonia, il parroco lava i piedi ai fedeli: si capovolge”, ha proseguito Francesco a proposito del rito della lavanda dei piedi, che ha compiuto subito dopo con 12 detenuti: “Quello che sembra il più grande deve fare il lavoro di schiavo”. “Ma per seminare amore, per seminare amore fra noi, io non vi dico che oggi andate uno dall’altro a lavarvi i piedi voi: sarebbe uno scherzo, no?”, le parole del Papa. “Ma il simbolo, la figura: sì, vi dirò che se voi potete fare un aiuto, un servizio al tuo compagno qui, in carcere, alla tua compagna: fatelo. Perché questo è amore, questo è come lavare i piedi. È essere servo degli altri”. “Una volta i discepoli litigavano tra loro, sopra chi fosse il più grande, il più importante”, ha raccontato Francesco: “E Gesù dice: ‘Quello che vuole essere importante, deve farsi il più piccolo e il servitore di tutti’. E questo è quello che ha fatto lui, questo che fa Dio con noi. Ci serve, è il servitore. Tutti noi, che siamo poveracci tutti! Ma lui è grande, lui è buono. E lui ci ama così come siamo”. “Per questo, durante questa cerimonia pensiamo a Dio, a Gesù”, l’invito finale: “Non è una cerimonia folkloristica: è un gesto per ricordare quello che ha dato Gesù. Dopo di questo, ha preso il pane e ci ha dato il Suo corpo; ha preso il vino, e ci ha dato il Suo sangue. E così è l’amore di Dio. Pensiamo all’amore di Dio, oggi, soltanto”.

 

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