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Giovanni Paolo II, la via della santità. Oder: “Il suo messaggio sempre attuale”

Scritto da il 17 Maggio 2020

Giovanni Paolo II: la sua vita nel segno di Maria

18 maggio 1920. A Wadowice, nel sud della Polonia, è un caldo martedì pomeriggio. Tanti i fedeli radunati per l’adorazione del Santissimo Sacramento e i canti alla Madonna nella chiesa di fronte a casa Wojtyła. Tra loro c’è anche Karol, militare dell’esercito austro-ungarico, poi polacco, e suo figlio Edmund. Pregano insieme per Emilia, moglie e mamma, che sta per dare alla luce il suo terzogenito: Karol Josef, il futuro papa Giovanni Paolo II.

Il primo suono che il piccolo ha sentito, nascendo in quella casa, vicina alla chiesa, è stata la litania alla Madonna. Un canto, «che è segno della Provvidenza», ci racconta monsignor Slawomir Oder, vicario giudiziale del Tribunale ordinario giovanni paolo IIdella diocesi di Roma e postulatore del processo di beatificazione e poi di canonizzazione di Papa Wojtyła, ricordando un aneddoto tramandato da chi ha conosciuto personalmente la levatrice del Papa. Lo «ha custodito nel suo cuore, facendo della litania alla Madonna una delle sue preghiere predilette».

Così quella grande devozione a Maria, che ha origine nella sua infanzia, accompagnerà Giovanni Paolo II fino ai suoi ultimi giorni di vita. «Mi ritorna alla mente una bellissima testimonianza di un’infermiera che lo ha assistito nell’ultimo ricovero al Policlinico Gemelli. – ricorda monsignor Oder – Il Papa era molto affaticato. Lei rimaneva con il Pontefice tutta la notte» per assisterlo. Una mattina si addormentò per la stanchezza.

«Si è svegliata sentendo una carezza sulla sua testa. Era la mano di Giovanni Paolo II. Ha visto che gli occhi del Santo Padre che erano fissi nell’immagine della Madonna, nel quadro nella camera in cui era ricoverato. Questa donna ricorda non solo la tenerezza del Papa, con il gesto di quella carezza, la sua gratitudine. Ma anche il momento mistico in cui si sentiva trasportata in un’altra dimensione. La dimensione di un dialogo intimo tra il Papa e la Madonna. Ed è una cosa che lei porta ancora oggi nel suo cuore».

Giovanni Paolo II: pastore della Chiesa di Roma

«Ringrazio Dio per aver dato questo santo vescovo a Roma» ha detto Papa Francesco durante l’udienza, lo scorso mercoledì. «Che aiuti questa Chiesa di Roma a convertirsi e ad andare avanti». Qual era il rapporto di Wojtyła con la Chiesa di Roma?

«Lui si sentiva pastore di questa chiesa locale, lo ripeteva molto stesso: sono Papa perché sono vescovo di Roma. Durante il suo pontificato o direttamente facendo le visite o, alla fine della sua vita, invitando le comunità parrocchiali a San Pietro. Ha fatto visita a quasi tutte le comunità romane. E ogni visita era la visita di un pastore, non era solamente la visita del Papa.

C’era l’usanza di invitare il parroco con il vescovo del settore, qualche giorno prima della visita, a pranzo alla casa pontificia. Poi il Papa voleva incontrare le varie realtà della parrocchia: ammalati, giovani, anziani. Era veramente un incontro del vescovo con la sua gente. Quest’amore per la Diocesi di Roma era reciproco.

Mi ricordo una bellissima testimonianza che va oltre la dimensione ecclesiale. Ho incontrato occasionalmente una signora. Era qualche tempo dopo la morte di Giovanni Paolo II, ancora nella fase iniziale del processo di beatificazione. Abbiamo parlato a lungo quando ha saputo che ero incaricato nel processo in qualità di postulatore della causa.

Ha detto che ha sentito due volte il dolore per lo “strappo” per la morte del padre. La prima quando è mancato sua papà, la seconda quando è mancato Giovanni Paolo II. Ma la cosa che mi è rimasta impressa è che questa donna ha aggiunto: “Io non sono cristiana, non sono cattolica, io appartengo alla comunità ebraica della città di Roma”. Questa testimonianza mi ha colpito molto. Fa capire il tipo di rapporto che Giovanni Paolo II è riuscito a stabilire con la Diocesi di Roma, ma anche con la città di Roma».

Proprio domani, giorno del centenario della nascita di Wojtyła, si riaprono le Messe con il popolo non solo a Roma ma in tutta Italia…

«Questa coincidenza sembra essere un dono che San Giovanni Paolo II fa alla Chiesa. Anche se in forma limitata la partecipazione del popolo di Dio sicuramente esprime, anche simbolicamente, il cuore del grande pastore aperto nei confronti della sua gente».

Giovanni Paolo II: l’attualità del suo messaggio

Dal Giubileo straordinario della Redenzione fino alla Giornata mondiale della Gioventù…cosa ci ha lasciato papa Wojtyła?

«Il suo magistero è enorme, ricchissimo, è un grande dono per la Chiesa. Rimane anche l’esperienza della generazione che si chiama “Generazione di Giovanni Paolo II”. Siamo stati formati dalle sue parole e dall’esempio della sua vita.

Mi piace leggere la figura di Giovanni Paolo II e la sua missione nella Chiesa alla luce dei documenti che ha scritto, pubblicato e commentato nell’anno del Giubileo. Quando parlava delle sfide che stavano davanti alla Chiesa, ricordava che la risposta che la Chiesa ha da dare (l’unica, che però ha molte facce e percorsi individuali) alle sfide del mondo, è la santità dei suoi figli.

È un messaggio che rimane sempre attuale. Noi dobbiamo ogni giorno affrontare varie situazioni: la guerra, la carestia, adesso la pandemia, i problemi economici e tutto quello che porta la vita di ogni giorno. La Chiesa risponde con la santità ricordando che non è un semplice sentire ma agire con responsabilità di fronte al mondo in cui viviamo, dando la risposta cristiana, dando la risposta dei discepoli di Cristo, incarnando quell’amore con cui Dio ci ha amato in Gesù Cristo nell’atteggiamento concreto della vita, nel modo in cui ci rapportiamo con i nostri fratelli.

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