Giovanni Paolo I, 40 anni fa la morte

“Io non ho né la sapientia cordis di Papa Giovanni, né la preparazione e la cultura di Papa Paolo, però sono al loro posto, devo cercare di servire la Chiesa. Spero che mi aiuterete con le vostre preghiere”.

È il 27 agosto 1978. Il cardinale Albino Luciani, patriarca di Venezia, eletto Papa il giorno prima, prende il nome di Giovanni Paolo I. Un omaggio ai suoi due predecessori: Giovanni XXIII e Paolo VI.

Morirà poco più di un mese dopo, nella notte tra il 28 e il 29 settembre.

L’umiltà il suo testamento spirituale

Ma seppur breve, il suo pontificato ha lasciato il segno. “Bastarono 33 giorni perché Papa Luciani entrasse nel cuore della gente” dirà il Papa Emerito Benedetto XVI. “L’umiltà può essere considerata il suo testamento spirituale”. Quella stessa umiltà fatta di ricordi di famiglia (“La mia famiglia era povera. Posso confermarvi che durante l’anno dell’invasione ho patito veramente la fame”), saggezza popolare, episodi di vita concreta che gli consentì di parlare a tutti, vicini e lontani. Non a caso “Humiltas” era il motto del suo stemma vescovile.

“Siate umili”, era solito, dunque, ripetere il Papa del sorriso che decise di interrompere l’uso del pluralis maiestatis nel linguaggio papale. “Signore, prendimi come sono, con i miei difetti, con le mie mancanze, ma fammi diventare come tu mi desideri”, la sua preghiera.

Dichiarato venerabile da Papa Francesco nel 2017, Papa Luciani incentrò le sue poche udienze e Angelus su amore, bontà, carità, speranza, fede.

“Bisogna volere bene al prossimo”, uno dei suoi moniti insieme a “Non le grandi carità, ma le piccole carità”. “Dio è papà e madre. – sottolineò ancora il Pontefice di Canale D’Agordo –Ha sempre gli occhi aperti su di noi, anche quando sembra ci sia notte”. Allo stesso modo “ciascuno di noi cerchi di essere buono e di contagiare con la bontà”. Senza perdere di vista la “speranza, virtù obbligatoria per ogni cristiano”.

E poi la fede. A tal proposito, durante un’udienza generale nell’Aula Nervi, Giovanni Paolo I lesse un sonetto di Trilussa: “Quella vecchietta cieca, che incontrai la notte che me spersi in mezzo ar bosco, me disse: – Se la strada nun la sai, te ciaccompagno io, ché la conosco. Se ciai la forza de venimme appresso, de tanto in tanto te darò ‘na voce, fino là in fonno, dove c’è un cipresso, fino là in cima, dove c’è la Croce. Io risposi: – Sarà, ma trovo strano
che me possa guidà chi nun ce vede – La cieca allora me pijò la mano e sospirò: – Cammina! – Era fa Fede”.

Ecco che cosa è la fedeprecisò Papa Luciani, correggendo il poeta  – arrendersi a Dio, ma trasformando la propria vita”. 

“La sua morte ha sorpreso e ha riempito tutto il mondo di profondo lutto. Egli che suscitò nella Chiesa così grande gioia e ispirò nei cuori degli uomini tanta speranza ha, in così breve tempo, consumato e portato alla fine la sua missione” disse Giovanni Paolo II nella sua prima udienza generale il 25 ottobre 1978. “Nella sua morte si è verificata la parola tanto ripetuta del Vangelo: ‘state pronti, perché nell’ora che non immaginate, il Figlio dell’uomo verrà’ (Mt 24,44). Giovanni Paolo I vegliava sempre. La chiamata del Signore non l’ha sorpreso. Egli l’ha seguita con la stessa trepida gioia”. 

Il ricordo a San Marco al Campidoglio

Papa Luciani fu titolare della Basilica di San Marco al Campidoglio, a Roma. Proprio lì, questa sera, alle ore 19, in occasione del quarantesimo anniversario della morte di Giovanni Paolo I, l’arcivescovo emerito di Cagliari, Giuseppe Mani, presiederà un solenne pontificale.