Giovani e fede. Nuovi paradigmi educativi per la Chiesa del domani

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I giovani e la fede, ma soprattutto il ruolo degli educatori, al centro dell’ultima ricerca dell’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo, presentato al Pontificio Seminario Maggiore.

 

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Dott.ssa Paola Bignardi

«È necessario un nuovo paradigma educativo per comprendere il senso della contemporaneità che si intreccia con la ricerca di Dio che hanno i giovani. È per questo che servono educatori nuovi che sappiano essere testimoni autorevoli ed empatici». Si racchiude nella conclusione dell’intervento di Paola Bignardi, coordinatrice dell’Osservatorio Giovani dell’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori di Milano, il cuore della ricerca al centro del volume “Il Futuro della Fede. Nell’educazione dei giovani la chiesa di domani”, presentato questa mattina a Roma nella sala Tiberiade del Pontificio Seminario Romano Maggiore. La tavola rotonda, coordinata dal giornalista Fabio Zavattaro, è stata promossa dal Servizio per la Pastorale Giovanile del Vicariato di Roma ed ha visto la partecipazione di numerosi educatori, tra laici, sacerdoti, religiosi ed insegnanti, giunti dalle parrocchie della diocesi. La ricerca, che vede come protagonisti proprio gli educatori e i processi educativi, mira a migliorare il coinvolgimento dei giovani nella pastorale giovanile, ed è il seguito della precedente ricerca che l’équipe dell’Osservatorio ha condotto nel 2015 sul rapporto tra giovani e religioni, da cui scaturì il volume “Dio a modo mio. Giovani e fede in Italia”. Giovani come punto di partenza ma anche come punto di arrivo per comprendere come tracciare la Chiesa del domani, e risponde al quesito: cosa offre la comunità cristiana oggi ai giovani?

Un futuro, quella della fede nel nostro paese, che secondo l’équipe dell’ente legato all’Università Sacro Cuore di Milano, è riconducibile esclusivamente all’educazione. «Da qui l’esigenza di conoscere meglio l’ispirazione -, afferma Paola Bignardi – i temi, le motivazioni dei protagonisti che, con un’azione spesso poco riconosciuta, contribuiscono a tessere nella coscienza dei più giovani trame di futuro».

Il libro, edito da Vita e Pensiero edizioni, sintetizza le domande di 165 tra genitori, catechisti, sacerdoti ed insegnanti, per giungere alla conclusione di quanto sia importante Il Futuro della Fede 218x300 - Giovani e fede. Nuovi paradigmi educativi per la Chiesa del domanidover reimpostare il paradigma educativo. È fondamentale che si ripensino i verbi centrali nell’azione educativa, per questo il suggerimento che ne scaturisce è che dal trasmettere si passi al generare, dall’insegnare al far vedere e dal dirigere all’accompagnare.

Infine la ricercatrice ribadisce come: «è necessario che dalle nostre parrocchie emerga il nostro volto evangelico, ma anche umano e sappiamo annunciare in maniera più decisa ai giovani Cristo senza fermarsi solo a dettare codici di comportamento. Per questo servono piccoli cenacoli educativi dove i giovani siano aiutati a crescere attraverso il dialogo, il reciproco sostegno, in una ricerca condivisa».

Formare chi forma. La risposta dei sacerdoti

Il vescovo ausiliare del settore Est della Diocesi di Roma, mons. Gianpiero Palmieri, si è occupato per questa ricerca di raccogliere le risposte dei sacerdoti. In veste di ricercatore mons. Palmieri ha presentato il frutto di queste domande, affermando che «Leggere le interviste fatte ai preti per questo libro è stata una esperienza bellissima». Il prelato ha sintetizzato il frutto di queste risposte in quattro punti «vissuti nella logica della conversione perché tutti, compreso il popolo di Dio, contribuiscono alla formazione di un sacerdote».

Mons. Palmieri è partito ribadendo quanto sia necessario far «scoprire nei preti la loro vocazione come educatori» sottolineando quanto «sia forte la rivisitazione del ruolo dei sacerdoti» nella società di oggi. Altrettanto è importante stabilire con i ragazzi connessioni perché essi «hanno necessità di relazioni autentiche». Dunque l’empatia e il sapere lavorare sulla capacità relazionale sono fondamentali, considerato che il sacerdote viene visto ancora come colui che detiene la mediazione alla tradizione cristiana e nel saper declinare la domanda di fede, perché: «la domanda di Dio è contenuta nelle domande di vita che il ragazzo ha». Per questo, conclude mons. Palmieri, è fondamentale mettersi in un «ascolto profondo di quello che oggi lo Spirito dice alla Chiesa attraverso la voce dei ragazzi».

 

Il card. vicario De Donatis: recuperare l’autenticità

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Educatori all’incontro in Sala Tiberiade

A concludere i lavori il card. vicario Angelo De Donatis che ha voluto sintetizzare la necessità di incidere sugli educatori e guardare alla pastorale giovanile della Chiesa del futuro, prendendo in prestito l’immagine dell’anfora. Dall’esigenza di lavorare sulle relazioni «senza avere fretta di raccogliere i risultati», al tempo e alla formazione cercando di rispondere dalla domanda «dove mi trovo come educatore?», mettendo tutta la vita sotto la protezione dello Spirito attraverso la preghiera, senza dimenticare l’ascolto, che è prima di tutto un «atteggiamento interiore e rischia di rimanere vuoto se ci fermiamo ad una semplice indagine su cosa pensano i giovani».

Quella stessa anfora che Maria, prima educatrice nella fede, si accorse che era vuota di vino durante le nozze di Cana ed avvertì Gesù per non rimanere senza. Come ricorda il porporato: «ella comprese la necessità del futuro. Quelle anfore sono la metafora del nostro oggi, su cui dobbiamo lavorare per recuperare l’autenticità e recuperare quel vino che darà il gusto e futuro alla fede».

Ascolta l’intervento integrale del card. De Donatis

La tavola rotonda è stata anche l’occasione per il cardinale De Donatis di esprimere le sensazioni vissute nel suo primo sinodo e spiegare cosa c’è di nuovo per i giovani dopo il Sinodo. Ascolta cosa ci ha detto.