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Giovani: l’iniziativa Nessuno è fuori sede a Roma

Scritto da il 19 Novembre 2020

Giovani: a RaccontAC ascoltiamo la voce di chi ha organizzato la seconda edizione di “Nessuno è fuori sede a Roma”.

Si è svolta domenica 15 novembre la seconda edizione dell’iniziativa “Nessuno è fuori sede a Roma” sulla piattaforma Zoom, evento destinato ai giovani che si trasferiscono per studio o per lavoro a Roma. Vi proponiamo dunque l’intervista, curata da Francesca Baldini, ad Agnese Palmucci, Vicepresidente per il Settore Giovani dell’AC diocesana, che ha partecipato insieme alla FUCI e alla Pastorale Giovanile di Roma all’organizzazione dell’appuntamento.

L’accoglienza dei giovani fuori sede

Innanzitutto, Agnese spiega che l’iniziativa “Nessuno è fuori sede a Roma” vuole accogliere i giovani che si trasferiscono a Roma per studiare all’Università o per motivi lavorativi: “Lo scopo principale è creare comunità, rete, relazione, dire Sei a casa! a chi sceglie di vivere a Roma per un periodo della propria vita- dichiara -Domenica ci sono stati circa 28 partecipanti: 16 o 17 erano giovani fuori sede, appunto, mentre gli altri erano giovani di Roma perché l’accoglienza si riceve e si fa, si prepara”.

Le aspettative dei giovani fuori sede

“Inizialmente abbiamo rotto il ghiaccio proiettando una mappa d’Italia e ogni partecipante è intervenuto per presentarsi, raccontare le proprie origini, le proprie radici e condividere qualche aspetto unico della proprio territorio di provenienza- continua Agnese -Poi  ci siamo divisi in piccoli gruppi e siamo entrati più nel profondo perché la vita fuori sede non è una parentesi, è un periodo benedetto per chiunque scelga di studiare o lavorare altrove. Abbiamo chiesto e poi riflettuto su cosa i giovani fuori sede si aspettano da questo nuovo inizio a Roma, seppur in un periodo inedito segnato pesantemente dalla pandemia del Covid19: certo, la situazione difficile del Coronavirus determina un rallentamento nel vivere l’esperienza di vita piena in un’altra città e, non per niente, il desiderio che è emerso è quello di continuare il cammino di fede insieme ad altri giovani, quindi continuare a crescere nella fede e nelle relazioni”.

Per rispondere al bisogno espresso dai giovani, verranno organizzati altri incontri, uno in particolare durante il periodo natalizio: chiunque fosse interessato a partecipare, può seguire le pagine social dei Giovani dell’AC di Roma e scrivere ai recapiti che troverà indicati.

Giovani senza barriere

“Diversi dei giovani che hanno partecipato all’incontro di domenica non sono dell’Azione Cattolica, ma provengono da altri percorsi di fede, come ad esempio gli Scout- racconta ancora Agnese -Abbiamo diffuso il più possibile la notizia di questa iniziativa perché il progetto non è destinato soltanto agli aderenti dell’AC. Anzi: si tratta di una grande intuizione dell’Azione Cattolica nazionale che sta spingendo le diocesi di arrivo dei giovani fuori sede ad organizzarsi in questo senso. Qualcuno forse ricorderà che “Nessuno è fuori sede a Roma” è un’idea che è nata nel 2012, coinvolgendo anche la Pastorale universitaria: c’è stato poi un periodo di pausa, ma l’anno scorso, prima dello scoppio della pandemia, l’iniziativa è ripartita e prosegue, nonostante le difficoltà di quest’anno”.

L’attenzione costante per i più giovani

E proprio in merito alle particolari difficoltà che stiamo tutti vivendo quest’anno a causa della pandemia Agnese Palmucci ha intervistato la psicologa Federica Giono Calvetto, che è intervenuta al primo incontro di formazione diocesano del Settore Giovani di AC che si è svolto il 7 novembre e che è stato intitolato “Rinnovare, servire, esserci con i giovani e per i giovani in tempo di pandemia“: “La fascia dei giovani e degli adolescenti è stata particolarmente penalizzata dall’emergenza sanitaria- dice la dott.ssa Giono Calvetto -I ragazzi hanno visto sparire all’improvviso le occasioni di incontro con i pari: nell’adolescenza l’identità viene definita attraverso le esperienze maturate al di fuori della famiglia e questo serve per mettere alla prova i valori ricevuti. A causa del lockdown, tutte queste preziose esperienze sono venute meno”.

Lockdown e tecnologia

“Sarà necessario iniziare ad interrogarsi su tutti gli effetti che il lockdown e l’uso della tecnologia stanno generando nei più giovani– continua la dottoressa -Certo, già prima dello scoppio della pandemia la tecnologia era ampiamente utilizzata dai ragazzi per comunicare. Ora invece è diventata il solo canale per lo studio e la si può vedere come un mezzo di sopravvivenza sia nel campo dell’apprendimento sia nel campo delle relazioni. Tuttavia, nonostante le grandi possibilità che la tecnologia ci offre oggi, il bisogno di contatto fisico è scritto nel nostro DNA e, soprattutto per quanto riguarda la crescita dei ragazzi, le misure adottate per il contenimento del Coronavirus incideranno in qualche modo”.

E’ dunque fondamentale, secondo la dottoressa Giono Calvetto, che gli educatori del Settore Giovani offrano ai ragazzi spazi di condivisione del vissuto e delle emozioni, anche di quelle negative: “Bisogna essere dei porti dove i giovani possano rifugiarsi, dei luoghi dove si possa vivere per quanto possibile la normalità che sta mancando- conclude -L’AC è e sarà capace di rinnovarsi in questo tempo di pandemia mettendosi in ascolto e restando un punto fermo nella vita degli associati, giovani e meno giovani, grazie alla sua capacità formativa“.

 


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