Giornata internazionale per i diritti dei migranti. Accogliere ed includere chi emigra

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La Giornata internazionale per i diritti dei migranti viene celebrata il 18 dicembre di ogni anno, con padre Gabriele Beltrami parliamo di emigrazione nell’Italia di oggi.

Le Nazioni Unite, data la grande rilevanza che il tema migratorio aveva raggiunto, nel 2000 hanno proclamato, per ogni 18 dicembre, la Giornata internazionale per i diritti dei migranti. Una profonda riflessione a livello europeo sulle condizioni di lavoro dei migranti si aprì nel 1972, quando, a causa di un incidente nel tunnel del Monte Bianco, in un camion persero la vita 28 lavoratori originari del Mali, nascosti nel rimorchio, che viaggiavano verso la Francia.

Ascolta l’intera puntata di InformAc andata in onda giovedì 13 dicembre

A partire da quella tragedia, nel 1979, l’Assemblea Generale dell’ONU istituisce un gruppo di lavoro con il compito di stilare una Convenzione per la protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie mettendo in dialogo i Paesi di emigrazione e quelli di arrivo. Nel 2003 la Convenzione è entrata in vigore, ma ancora oggi nessuno tra i più importanti Stati europei l’ha ratificata.

Inoltre, secondo l’ultimo rapporto CENSIS sulla situazione sociale, l’Italia risulta essere un Paese razzista e xenofobo: il 45% degli italiani vede in modo negativo l’immigrazione da Paesi non comunitari, il 58% degli italiani pensa che gli immigrati sottraggano posti di lavoro ai connazionali e per il 75% della popolazione l’immigrazione aumenta il rischio di criminalità.

Quale tipo di futuro? Come invertire la rotta? Ne parliamo con Padre Gabriele Beltrami, missionario scalabriniano e direttore dell’Ufficio Stampa Scalabriniani. L’Azione Cattolica della Diocesi di Roma, ormai tempo, collabora con gli scalabriniani proprio per il confronto e la riflessione sui temi dell’accoglienza e dell’inclusione.

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Padre Gabriele Beltrami, missionario scalabriniano

«Il problema è grande:- commenta padre Gabriele – non è tanto la crisi attuale dei migranti che sta portando la gente a questi comportamenti, quanto una crisi protratta nel tempo che non ha avuto sbocchi diversi e che quindi, come tutte le crisi, deve trovare un capro espiatorio. I numeri, lo sappiamo, dicono che non esiste alcuna invasione e che si tratta di un trend molto diverso rispetto a quello che si legge sui giornali».

Gli Scalabriniani si sono più volte pronunciati dopo l’approvazione del Decreto Sicurezza: «Il primo grosso punto interrogativo per noi è già nel fatto stesso che si parli in maniera congiunta di “Sicurezza” e di “Immigrazione”. Le misure del Decreto restano in una logica di emergenza in cui si cerca di mantenere la gente in modo che sia sempre pronta a reagire “di pancia”.

Si tratta di risposte non adeguate, soprattutto se si ritiene di voler gestire un fenomeno complesso come quello migratorio. Probabilmente anche la modifica dell’impianto normativo attuale, soprattutto per quello che riguarda la protezione internazionale e l’accoglienza, conferma quelli che sono una lettura ed un approccio superficiali, anche dai toni denigratori. Preoccupa il peggioramento della situazione di quei lavoratori migranti che continueranno a cadere nelle grinfie del caporalato e sempre più a sprofondare nell’irregolarità».

A Casa Scalabrini, in Via Casilina 634, da ormai più di due anni, si cerca di dare risposte concrete alle richieste di chi emigra: accoglienza, incontro e integrazione. Con Casa Scalabrini collaborano anche molte realtà di Azione Cattolica presenti sul territorio, come San Barnaba e Sant’Elena. Si tratta di una casa scalabriniana d’accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati che promuove l’integrazione e l’inclusione.

«Dal momento in cui Casa Scalabrini è stata aperta, fare rete è stato un volere e un dovere – continua Padre Beltrami – : le realtà che collaborano con noi hanno permesso che questo luogo sia diventato nel tempo un collettore per tutte le forze e le buone pratiche di tutta la zona. Insieme stiamo cercando di far vedere che l’accoglienza, la protezione, la promozione dell’altro, l’integrazione non sono parole ma fatti concreti. Poter dare competenze, e approfondire quelle già presenti nei ragazzi, è quello che ci spinge a continuare nonostante questi venti di difficoltà.

Noi andiamo avanti con tranquillità perché il progetto è indipendente dallo Stato, la Chiesa stessa si è presa a cuore questo progetto con tutta questa marea umana di volontari. Ci sono persone credenti e non credenti a darci una mano: questo ci conferma che solo insieme si costruisce».

Ricordiamo a tutte le associazioni parrocchiali che è possibile pubblicizzare le proprie iniziative tramite InformAc inviando una mail ad [email protected]