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Giornata della Terra. Il Papa a sorpresa a Villa Borghese

Scritto da il 24 Aprile 2016

Fuori programma del Pontefice nel pomeriggio alla manifestazione “Villaggio per la Terra”. In un discorso tutto a braccio ha esortato a costruire “amicizia sociale”, attraverso perdono e gratuità: “Trasformate deserti in foreste”.

Non si stanca mai Papa Francesco, e non si stanca neanche di stupire. Dopo aver confessato ieri in piazza San Pietro 16 giovani e dopo la grande Messa di stamane con i partecipanti del Giubileo dei Ragazzi, il Pontefice si è recato a sorpresa alla manifestazione “Villaggio della Terra” promossa per la Giornata internazionale della Terra, che si è svolta nel pomeriggio alla Mariapoli al Galoppatoio di Villa Borghese.

Francesco è giunto all’evento – promosso da EarthDayItalia, Focolari, Connect4Climate e Roma Capitale – intorno alle 16.30,  accompagnato dal Sostituto alla Segreteria di Stato, mons. Angelo Becciu, rispondendo così inaspettatamente all’invito che gli organizzatori gli avevano rivolto visto il suo forte impegno per la difesa del creato, sublimato nell’enciclica Laudato Si’. 

Accolto da Maria Voce, presidente dei Focolari e da mons. Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la nuova evangelizzazione, Bergoglio si è quindi accomodato sul podio dello stand per ascoltare alcune spiegazioni dei responsabili della manifestazione. Con grande attenzione ha anche seguito le testimonianze di alcune persone che raccontavano il loro impegno in opere di misericordia.

E proprio quel fluire di racconti, di aneddoti e di esperienze ha offerto al Pontefice lo spunto per la breve allocuzione tutta a braccio pronunciata subito dopo. “Lascio i fogli che ho scritto, li consegno e dirò quello che mi viene in mente” ha annunciato infatti. E quello che gli è venuto in mente era una doppia immagine: il deserto e la foresta.

“Ho pensato: questa gente prende il deserto per trasformarlo in foresta. Vanno al deserto e non c’è speranza e lo fanno diventare foresta”, ha detto il Papa. “La foresta è piena di alberi, di verde, ma troppo disordinata. Un po’ così è la vita. Passare dal deserto alla foresta è un bel lavoro che voi fate. Voi trasformate deserti in foreste. Lì c’è vita, qui no. Nel deserto c’è morte…”.

Oggi sono tanti i deserti presenti nelle città, anche in quelle più affollate: “Tanti deserti nelle vite di persone che non hanno futuro perché sempre ci sono i pregiudizi, le paure”, ha osservato il Pontefice. “E questa gente deve vivere e morire nel deserto nella città”. Allora è “un miracolo” il vostro svolto da queste persone di voler “cambiare i deserti in foreste”.

“Andate avanti così!” ha incoraggiato infatti il Santo Padre. Anche senza un “piano di lavoro” ben definito; tanto la vita è così: “È come il portiere nel calcio” che “deve prendere il pallone dove lo buttano”. Questo per dire che “non bisogna avere paura nella vita, avere paura nei conflitti”. Anche perché “chi non rischia mai conosce la realtà. È necessario avvicinarsi, ma è un rischio e una opportunità”. “Mai girarsi per non vedere i conflitti – ha raccomandato il Pontefice – bisogna prenderli in mano e risolverli”.

Perché altrimenti davanti c’è il deserto. E il deserto “è brutto”, ha rimarcato Francesco, “sia quello che è nel nostro cuore, sia quello delle città, delle periferie, ma anche quello dei quartieri protetti. Non dobbiamo avere paura. Andiamo al deserto per trasformarlo in foresta. C’è vita. Andare ad asciugare lacrime perché possano sorridere”.

Nel transito dal deserto alla foresta, dalla morte alla vita, c’è infatti “il sorriso”. Il Papa da quindi “un compito da fare a casa: guardate un giorno la faccia delle persone quando andate per la strada”. “Preoccupatevi, ognuno, chiuso in se stesso. Manca il sorriso. Manca tenerezza”. Manca “un’amicizia sociale”. E “dove non c’è l’amicizia sociale sempre c’è l’odio, la guerra”, in particolare in questo momento storico in cui si vive “una terza guerra mondiale a pezzi”.

Questa “amicizia sociale” si fa “col perdono, con l’avvicinarsi” a quel problema, a quel conflitto, a quella difficoltà, ha spiegato il Papa. Difficoltà che può essere ad esempio il gioco d’azzardo, una delle piaghe moderne più subdole dove “tanta gente perde tutto”. “A Buenos Aires – ha ricordato infatti Bergoglio – ho visto anziani che andavano alla banca a prendere la pensione e poi subito al casinò”.

Bisogna allora “avvicinarsi al posto del conflitto”. E farlo con “gratuità”, “una parola da non dimenticare in questo mondo in cui sembra che se tu non paghi non puoi vivere”. La gratuità è una “saggezza” che “si impara col gioco, con lo sport, con l’arte, con la gioia di essere insieme, con l’avvicinamento” ha sottolineato il Papa.

Tutti valori – ha detto – che sembrano dimenticati oggi, in cui “la persona che Dio ha creato per essere al centro del mondo non è più al centro dell’economia” perché “al centro c’è il dio denaro”. E “quelli che possono adorare questo dio si avvicinano e quelli che non possono finiscono nella fame, nelle malattie, nello sfruttamento”.

Gratuità allora è la parola chiave. La seconda è perdono, perché “col perdono – ha ribadito Papa Francesco –  il rammarico, il risentimento si allontana e si deve sempre costruire non distruggere”.

Tutto questo come si fa? “Semplicemente con la consapevolezza che tutti abbiamo qualcosa in comune. Tutti siamo umani e nell’umanità ci avviciniamo per lavorare insieme”. Tutti dobbiamo “rispettarci”, ha concluso il Santo Padre, “e così vedremo questo miracolo”. Il miracolo di un deserto che diviene foresta.

(da www.zenit.org – articolo di Salvatore Cernuzio)

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