Giorgio Morandi al Vittoriano fino a giugno

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Dopo la grande mostra postuma curata da Cesare Brandi per la Gnam nel 1973, il Vittoriano apre dal 27 febbraio al 23 giugno a un’importante esposizione che pone nuovamente al centro dell’attenzione un esponente del Novecento italiano – Morandi -, dopo Guttuso nel 2013 e Sironi nel 2014.

Curata, con apposito progetto, da Maria Cristina Bandera, la mostra si avvale di prestiti provenienti da importanti istituzioni pubbliche e collezioni private, inclusi alcuni capolavori meno noti al grande pubblico, per ripercorrere l’intero percorso artistico di Morandi.
Dipinti a olio – un centinaio –, incisioni, disegni e acquerelli: opere dall’asciuttezza espressiva ed esiti della ricerca costante di essenzialità di Morandi. La modernità e il complesso itinerario intellettuale ed emotivo di Morandi trova espressione in quei motivi, sempre ripetuti ma sempre rinnovati: nature morte, paesaggi e fiori, qui esposti – in una lettura inedita, ma anche in una successione meticolosa e approfondita – accostando opere caratterizzate dalle sottili variazioni di uno stesso tema all’interno dei diversi generi trattati dall’artista.

Il percorso è, quindi, cronologico e tematico: dalle prime opere, nel solco delle avanguardie e della tradizione italiana, si giunge a quelle degli ultimi anni, caratterizzate da una progressiva rarefazione e pervase da un’inquietudine tutta moderna. «Credo che nulla possa essere più astratto, più irreale, di quello che effettivamente vediamo. Sappiamo che tutto quello che riusciamo a vedere nel mondo oggettivo, come esseri umani, in realtà non esiste così come noi lo vediamo e lo percepiamo». In queste parole si condensa il credo pittorico dell’artista.

Documenti d’archivio testimoniano dei rapporti epistolari e critici dell’artista con Roberto Longhi e Cesare Brandi, i due grandi storici dell’arte che per primi sottolinearono l’importanza dell’opera di Morandi.

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