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Gesù e quel mistero sul lenzuolo della sepoltura

Scritto da il 4 Maggio 2019

Gesù fu avvolto veramente nel lenzuolo che oggi chiamiamo Sindone?

Al momento della sepoltura di Gesù, entra in scena Giuseppe d’Arimatea, un personaggio fondamentale in questa fase della storia e del racconto dell’evangelista Giovanni. Giuseppe è discepolo di Gesù e chiede il corpo a Pilato, che glielo concede. Alla sepoltura è presente anche Nicodemo, il cui colloquio fatto di notte con Gesù è raccontato al capitolo 3. Nicodemo ha preparato una mistura di mirra e aloe. Insieme avvolgono il corpo di Gesù con teli, lo pongono in un sepolcro nuovo che si trova in un giardino a poca distanza dal luogo Gesùdella crocifissione, ma Giovanni non dice chi fosse il proprietario, mentre ricorda che quel sepolcro era vicino al Calvario ed essendo oramai finito il giorno di Parasceve (il Venerdì) la soluzione sarà sembrata la più appropriata. Una volta rotolata la pietra all’ingresso, tutti se ne vanno. Pilato si era meravigliato della morte di Gesù, considerata evidentemente prematura rispetto al normale andamento di quel supplizio che poteva durare anche giorni. Marco ci informa di questo oltre che della richiesta di informazioni al centurione. Luca ci tiene a far sapere che Giuseppe d’Arimatea, pur essendo membro del Sinedrio, non aveva aderito alla condanna, da cui la deduzione che la decisione presa da una sola parte del Sinedrio non fu nemmeno unanime. Luca annota anche che le donne, le quali avevano osservato la sepoltura da lontano, tornando indietro vanno a preparare aromi e oli profumati quella stessa sera per osservare il riposo del giorno di Sabato.

Gesù Cristo e quella sepoltura frettolosa

Il momento del ritrovamento della tomba vuota è particolarmente significativo nel vangelo di Giovanni. La protagonista è Maria di Magdala insieme a Pietro e al discepolo prediletto. Maria si reca al sepolcro quando è ancora buio e sembra non entri nel sepolcro perché alla sola vista della pietra rotolata corre da Pietro e da Giovanni, i quali, a loro volta, corrono verso quel luogo. Giovanni, il più giovane, arriva prima, si china, vede i teli posati lì, ma Gesùnon entra per aspettare Pietro che entra per primo nel sepolcro, osserva i teli posati là e il sudario che era stato sul suo capo, avvolto in un luogo a parte. Quando Giovanni entra vede e crede. Cosa vede Giovanni al punto che in lui scatta l’atto della fede? Proprio dalla tomba vuota l’annuncio cristiano si diffonde nel mondo. Dalla consapevolezza credente che Gesù Cristo è risorto. Ora in tutti i vangeli si menziona il corredo funerario di Gesù, la cui esistenza è significativamente attestata anche dalla letteratura cristiana dei primi secoli e dalla devozione. L’esistenza di una sindone, cioè di un lenzuolo funerario utilizzato per una frettolosa e provvisoria sepoltura di Gesù una volta calato, morto, dalla croce è menzionata in tutti e quattro i vangeli. Se la Sindone che noi conosciamo sia la stessa Sindone che ha avvolto il Cristo morto, e che i vangeli attestano diffusamente, è una questione ancora da risolvere completamente anche se alcune significative risposte vengono dalle analisi e dalle ricerche fatte sulle ferite visibili sulla sindone, sulle impronte di sangue e dell’intera immagine di quell’uomo.

Gesù e la Sindone: una storia che ha attraversato i secoli

Il grande interesse della Sindone risiede soprattutto nel fatto che essa riporta non solo il sangue del cadavere che è stato avvolto nel lenzuolo, ma anche la sua immagine. Il fatto poi che questo lenzuolo sia attribuito alla sepoltura di Gesù rende l’argomento ancora più affascinante. Un grande dibattito è nato dopo la datazione al Carbonio-14 del 1988, che collocò l’origine della Sindone nel Medioevo. Quella datazione fu condotta su un angolo della stoffa del telo. Però nella zona circostante si è scoperto che esistevano degli inquinamenti dovuti a funghi e a batteri, i quali possono alterare la datazione anche di 1000 anni. Sono state poi fatte, presso l’Università di Padova, tre nuove datazioni con tre diversi metodi, il risultato di queste tre nuove datazioni è che la Sindone risale invece all’epoca di Cristo. Rimane il mistero dell’immagine, perché i fisici dell’Enea di Frascati l’hanno assimilata a un effetto di luce, e un cadavere normalmente, certo non può emettere luce. Non lo sappiamo, ma la Sindone ha questo fascino: è come un negativo fotografico che ci riporta al positivo questo corpo, solennemente composto nella morte, ma con un volto che ci dà veramente una luce di speranza. Negli anni settanta furono scoperti pollini di piante che non crescono in Europa, ma in Medio Oriente. Una serie di elementi e di motivi sia storici sia scientifici, inducono a ritenere che questo lenzuolo sia proprio il lenzuolo funebre di Gesù. Ognuno può concludere liberamente, ma è importante un’informazione storico-scientifica doverosa, perché si decida se credere o meno all’autenticità di questo lenzuolo in base a elementi concreti.

 

Ti consigliamo anche di leggere: Sindone: una presenza attraverso una immagine 

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