Francesco visita a sorpresa i tossicodipendenti del Ceis

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CeisNessuno se lo aspettava e quelli che lo sapevano si contavano sulla punta delle dita. Papa Francesco è piombato a sorpresa oggi pomeriggio, intorno alle 16.30, nella comunità San Carlo nei pressi di Castelgandolfo, appartenente al Ceis, il Centro Italiano di Solidarietà fondato da Don Mario Picchi sul finire degli anni ’60 per prevenire e contrastare l’esclusione sociale delle persone, con particolare attenzione alle tossicodipendenze.

Mons. Fisichella, d’altronde, annunciando l’iniziativa del Papa di compiere dei gesti di carità nei “venerdì della misericordia”, una volta al mese, durante tutto l’Anno Santo, lo aveva ben chiarito: “Si tratta di un gesto personale del Santo Padre”, lontano da pubblico e telecamere.

È stata quindi una  folgorante sorpresa per tutto il personale e i 55 tossicodipendenti ospiti della struttura vedere arrivare una macchina scura con a bordo il Santo Padre. Bergoglio, accolto dagli applausi, è voluto entrare nella vita quotidiana di queste persone che stanno lottando contro la dipendenza dalle droghe, e mostrare loro la sua vicinanza e il suo affetto. Già il 22 dicembre era stato il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin a celebrare la Messa natalizia con gli ospiti della sede di Roma, portando loro il caloroso abbraccio del Pontefice.

“Non abbiate paura” è stato uno degli inviti che il Papa ha rivolto a tutti i tossicodipendenti, alternando duri moniti contro il  traffico di droga – già espressi più volte nel recente viaggio in Messico – con domande prettamente confidenziali del tipo: “Cosa cucinate di buono qui?”. La pizza, ad esempio, che il Pontefice ha potuto assaggiare realizzando un desiderio da sempre confessato.

 “Siamo rimasti senza parole – ha affermato Roberto Mineo, presidente del Ceis – quando abbiamo visto l’auto con il Papa entrare nella struttura dove i nostri ragazzi combattono ogni giorno la loro battaglia per tornare alla vita. Francesco era senza scorta accompagnato soltanto da monsignor Rino Fisichella. Il Papa sembrava a casa sia con gli operatori e i volontari del Centro sia con i tossicodipendenti. Si è intrattenuto a lungo con ciascuno di loro come un padre premuroso ascoltando le loro storie e abbracciandoli a uno a uno. Alcuni ragazzi gli hanno mostrato le foto delle loro famiglie, dei loro figli e il Papa ha avuto per tutti una parola di speranza e una benedizione”.

“Abbiamo confidato a Francesco – ha raccontato ancora Mineo – che la nostra filosofia, la filosofia che ci ha lasciato don Mario pone al centro l’uomo e che la nostra battaglia quotidiana coincide esattamente con quanto il Papa ha detto più volte che ‘la droga non si vince con la droga’, cioè che non è ammissibile la liberalizzazione delle droghe leggere”.

“Qualche settimana fa – ha aggiunto il presidente del Ceis – avevamo scritto una lettera a Bergoglio raccontandogli il nostro lavoro con i ragazzi tossicodipendenti, ma anche con i profughi e con le donne vittime della violenza. Mai avremmo immaginato che il Papa, dopo aver letto la nostra lettera, ci avrebbe onorato con la sua presenza”.

“Papa Francesco non smette di meravigliare”, ha fatto eco mons. Fisichella.  “La sorpresa è stata generale. Nessuno si aspettava di vedere Papa Francesco e la profonda commozione ha toccato tutti. Il Papa è voluto rimanere insieme ai giovani, ha ascoltato le loro storie e ha fatto sentire ad ognuno la sua vicinanza. Li ha provocati a non lasciarsi divorare dalla ‘metastasi’ della droga e, abbracciandoli, ha voluto far comprendere quanto il cammino iniziato in comunità è una reale possibilità per ricominciare a esprimere una vita degna di essere vissuta”.

“Con questo segno, dunque – ha spiegato l’arcivescovo – il Papa ha voluto porre l’accento sulla necessità di avere costante fiducia nella forza della Misericordia, che continua a sostenere il nostro pellegrinaggio e che, accompagnandoci anche nelle ore più fredde, fa sentire il calore della sua presenza e riveste l’uomo della sua dignità”.

Ma non è stata solo la sua presenza l’unico dono che il Papa ha voluto lasciare. A tutti gli ospiti del Centro, Bergoglio ha regalato un suggestivo mosaico della Vergine di Lujan, patrona dell’Argentina, composto da miniature di volti. Nella dedica ha poi scritto: “La vostra storia è un incontro di volti che oggi affido alla protezione della Vergine di Lujan, nel Giubileo della Misericordia. Con affetto e amicizia, Francesco. 26-02-2016”.

Non è il primo Pontefice a visitare il Ceis che in oltre 45 anni di attività ha accolto diverse volte il beato Paolo VI e san Giovanni Paolo II. Negli anni il Centro si è sviluppato notevolmente con numerose strutture sia a Roma che nella sua provincia, ampliando anche l’offerta dei suoi servizi: dalla comunità terapeutica per i tossicodipendenti alla cura dei giovani in doppia diagnosi (tossicodipendenza e problemi psichiatrici); dall’assistenza domiciliare ai malati di Aids e agli anziani, alle iniziative in favore di senza fissa dimora, immigrati, rifugiati e richiedenti asilo politico, fino alla prossima apertura della più recente comunità La Casa per pazienti psichiatrici dimessi dagli ospedali.

Questa visita del Papa è dunque il terzo gesto di carità compiuto durante il Giubileo. Il primo fu il 18 dicembre 2015 con l’apertura della Porta Santa all’Ostello ‘Don Luigi Di Liegro’ della Caritas di Roma, seguito a gennaio dalla visita alla Casa di riposo Bruno Buozzi, in via di Torre Spaccata, per salutare le 33 persone anziane ospiti della struttura; poco prima si era recato nel centro di degenza “Casa Iride” dove sono ricoverati sei malati neurologici in stato vegetativo, alla periferia nord di Roma.

(da www.zenit.org – articolo di Salvatore Cernuzio)

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