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Francesco a Villa Nazareth: “Anche io ho avuto crisi di fede”

Scritto da il 19 Giugno 2016

“Noi stiamo vivendo una civiltà di porte e cuori chiusi: abbiamo paura ad accogliere. E non parlo solo di accoglienza dei migranti: parlo di accoglienza quotidiana. Se non accogliamo, infatti, non siamo cristiani e non saremo accolti in cielo”. Incontrando oggi Villa Nazareth per il 70esimo anniversario della fondazione dell’istituzione voluta da monsignor Domenico Tardini nel 1946 per ospitare bambini e orfani dopo gli orrori della seconda guerra mondiale, Papa Francesco ha affrontato uno dei temi forti sui quali ha impostato fin dagli inizi il suo pontificato: l’accoglienza a 360 gradi.

Arrivato poco prima delle 17 nella residenza universitaria ospitata sulla Pineta Sacchetti, il Papa è stato accolto dal presidente, Card. Achille Silvestrini, e dal vicepresidente, Mons. Claudio Maria Celli. Salutato da un gruppo di bambini davanti alla statua della “Mater Orphanorum” posizionata nel giardino, ha poi incontrato i membri dei consigli di amministrazione della Fondazione Sacra Famiglia di Nazareth, Fondazione Comunità Domenico Tardini onlus, Associazione Comunità Domenico Tardini, le tre realtà giuridiche che oggi amministrano Villa Nazareth. Successivamente, in cappella, ha commentato con gli studenti la parabola evangelica del “Buon Samaritano”, richiamando il compito di chi entra a far parte di Villa Nazareth: “Questa è un’opera che deve favorire la testimonianza: qui non si viene per arrampicarsi, ma per seguire le tracce di Gesù e darne testimonianza”.

Sul prato antistante la residenza femminile, davanti a circa 1400 persone, tra studenti, ex alunni, e le loro famiglie, Francesco ha dato vita a un dibattito di oltre due ore, a risposta delle domande che gli sono state rivolte dai presenti, che spaziavano dal coraggio delle scelte di vita alla vocazione professionale e affettiva. Sulla fatica della fede personale il Papa ha sorpreso i presenti, dicendo: “Mi avete fatto una bella domanda! Certamente, anche io tante volte mi trovo in crisi con la fede e ho anche la sfacciatezza di accusare Gesù… L’ho fatto da laico, da religioso, da vescovo e anche da Papa! Al cristiano che non ha mai sentito questo manca qualcosa, perché vuol dire che si accontenta”.

E ancora, tra i temi delle domande rivolte al Pontefice: le periferie esistenziale e geografiche, le sfide della famiglia, le nuove povertà e, infine, la missione specifica della comunità di Villa Nazareth. A questo riguardo, il Papa ha citato Paolo, quando era nella tempesta prima di arrivare a Malta: “o ci salviamo tutti o nessuno”. La vostra associazione o si salva tutta o non si salva. Non dovete permettervi divisioni tra voi. Se ci sono alcune divisioni incontratevi, litigate, ditevi la verità, arrabbiatevi, ma da lì uscirà sempre più forte l’unità. E i particolarismi sono brutti. Come rinunciare a quote di libertà”. E ancora: “Formate figli, discepoli con questa mistica. Fare formazione di discepoli è una rinuncia, ma è una rinuncia di saggezza. Fare un passo da parte perché il figlio possa portare avanti”. “Voi che avete vissuto l’esperienza dell’accoglienza – ha detto, infine, Papa Bergoglio – avete una grande responsabilità sociale ed ecclesiale. Questa è la porta della comunità cristiana. E l’accoglienza fa fruttificare i talenti!”.

Proprio il concetto dei talenti è stato ripreso da Mons. Celli nel saluto iniziale al Papa, sottolineando come questi debbano oggi essere messi a disposizione delle persone che soffrono per le nuove povertà. “Le nuove povertà, nella società odierna, marcano il nostro cammino. Qui – ha detto Celli richiamando i presenti – ci sono persone che sanno rischiare e non hanno paura di sbagliare nella loro vita”.

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