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Francesco a San Giovanni: “Testimoniamo un amore oltre la giustizia”

Scritto da il 13 Dicembre 2015

Dopo San Pietro è stata la volta di San Giovanni e San Paolo. A una settimana dall’inizio ufficiale del Giubileo della Misericordia, papa Francesco ha aperto la Porta Santa nella Basilica Lateranense, seguito, un’ora dopo dal cardinale Michael James Harvey, che ha presieduto la medesima cerimonia nella basilica di San Paolo fuori le Mura, di cui il porporato americano è arciprete.

In una celebrazione, segnata da rigorosi controlli al metal detector e da un ingente spiegamento di forze dell’ordine, il Santo Padre si è presentato davanti alla Porta Santa in paramenti rosa, come vuole la tradizione della terza domenica d’Avvento.

Dopo che il coro della Cappella Sistina ha intonato il Kyrie, il Pontefice è sostato in preghiera davanti alla Porta Santa e alla statua bronzea della Vergine Maria, rimanendo alcuni istanti in silenzio, con il canto Veni Creator Spiritu sullo sfondo.

Aperta la Porta Santa, Francesco ha percorso tutta la navata giungendo all’altare, dove ha presieduto la celebrazione eucaristica.

Nell’omelia, il Papa ha fatto propri i versetti di Sofonia 3,14, rivolti dal profeta all’antica città Gerusalemme e, oggi, “a tutta la Chiesa e a ciascuno di noi: «Rallegrati… esulta!»”. Parole che “infondono speranza e permettono di guardare al futuro con serenità”, segno che “il Signore ha revocato ogni condanna e ha deciso di vivere in mezzo a noi”, ha sottolineato il Santo Padre.

Con il Natale sempre più imminente, ha proseguito, “non possiamo lasciarci prendere dalla stanchezza”, né da alcuna “forma di tristezza”, nonostante le numerose “preoccupazioni” e le “molteplici forme di violenza che feriscono questa nostra umanità”.

In un contesto storico di “grandi soprusi e violenze”, commessi in particolare da “uomini di potere”, Dio stesso “regnerà sul suo popolo”, non abbandonandolo più all’“arroganza dei suoi governanti” e liberandolo da “ogni angoscia”.

Alle parole di Sofonia, fanno eco quelle di San Paolo che ribadisce: «Il Signore è vicino» (Fil 4,5). “Per questo dobbiamo rallegrarci sempre, e con la nostra affabilità dare a tutti testimonianza della vicinanza e della cura che Dio ha per ogni persona”, ha commentato il Papa.

L’apertura della Porta Santa “in tutte le cattedrali del mondo” è un “invito alla gioia” che segna l’inizio del “tempo del grande perdono”. Con il Giubileo della Misericordia arriva il “momento per riscoprire la presenza di Dio e la sua tenerezza di padre”.

Francesco ha quindi paragonato i fedeli contemporanei alle “folle che interrogavano Giovanni”, domandandogli: «Che cosa dobbiamo fare?» (Lc 3,10); e il Battista risponde invitando “ad agire con giustizia e a guardare alle necessità di quanti sono nel bisogno”.

Mentre però Giovanni esige dai suoi interlocutori “quanto trova riscontro nella legge”, a noi “viene chiesto un impegno più radicale”: varcando la Porta Santa, “ci viene chiesto di essere strumenti di misericordia, consapevoli che saremo giudicati su questo”.

“Chi è stato battezzato – ha spiegato il Papa – sa di avere un impegno più grande. La fede in Cristo provoca ad un cammino che dura per tutta la vita: quello di essere misericordiosi come il Padre”.

Attraversare la Porta Santa, quindi, significa impegnarsi ad “accogliere e testimoniare un amore che va oltre la giustizia, un amore che non conosce confini”, un amore di cui “siamo responsabili, nonostante le nostre contraddizioni”, ha quindi concluso il Pontefice.

(da www.zenit.org – Articolo di Luca Marcolivio)

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