venerdì , 24 novembre 2017
Papa diaconi

Francesco ai diaconi: “È grande non chi comanda ma chi serve”

Il servizio cristiano si concretizza nell’imitare Dio servendo gli altri: “accogliendoli con amore paziente, comprendendoli senza stancarci, facendoli sentire accolti, a casa, nella comunità ecclesiale, dove non è grande chi comanda, ma chi serve”. Con queste parole pronunciate durante l’omelia, Francesco si è rivolto questa mattina ai diaconi che riempivano piazza san Pietro a Roma.

Alle 10.30 di oggi, IX Domenica del Tempo Ordinario, il Santo Padre Francesco celebra la Santa Messa sul Sagrato della Basilica Vaticana, in occasione del Giubileo dei Diaconi. Nel corso della celebrazione, dopo la proclamazione del Vangelo, il Papa tiene la seguente omelia: In occasione del Giubileo dei Diaconi il Pontefice ha ricordato che nella pratica cristiana i due termini, “apostolo e servitore, stanno insieme, non possono mai essere separati; sono come due facce di una stessa medaglia”.

Per questo: “chi annuncia Gesù è chiamato a servire e chi serve annuncia Gesù”. Come chiaramente scritto nel Vangelo il Signore è lieto annuncio (cfr Lc 4,18), si è fatto nostro servo (Fil 2,7). Egli “non è venuto per farsi servire, ma per servire»” (Mc 10,45). “Si è fatto diacono di tutti», scriveva un Padre della Chiesa (Policarpo, Ad Phil. V,2)”. 

Così san Paolo ha ripetuto che se si vuole annunciare il Gesù, “non può andare su una strada diversa da quella del Maestro”, e per questo bisogna “imitarlo”, e “ambire a diventare servitore”. In questo contesto “servire è lo stile con cui vivere la missione, l’unico modo di essere discepolo di Gesù”. La strada indicata è chiara vivere nella disponibilità e diventare “servi buoni e fedeli”.

Papa Francesco ha dunque spiegato che il servitore ogni giorno impara a distaccarsi dal disporre tutto per sé e dal disporre di sé come vuole. “Si allena ogni mattina a donare la vita, a pensare che ogni giorno non sarà suo, ma sarà da vivere come una consegna di sé.”

“Chi serve, – ha precisato – non è un custode geloso del proprio tempo, anzi rinuncia ad essere il padrone della propria giornata. Sa che il tempo che vive non gli appartiene, ma è un dono che riceve da Dio per offrirlo a sua volta: solo così porterà veramente frutto”. “Chi serve non è schiavo dell’agenda che stabilisce, ma, docile di cuore, è disponibile al non programmato: pronto per il fratello e aperto all’imprevisto, che non manca mai e spesso è la sorpresa quotidiana di Dio”.

“Il servitore – ha continuato – è aperto alle sorprese quotidiane di Dio. Il servitore sa aprire le porte del suo tempo e dei suoi spazi a chi gli sta vicino e anche a chi bussa fuori orario, a costo di interrompere qualcosa che gli piace o il riposo che si merita”.  Solo vivendo nella disponibilità, – ha detto il Papa ai diaconi – “il vostro servizio sarà privo di ogni tornaconto ed evangelicamente fecondo”.

Facendo riferimento al Vangelo odierno, il Pontefice ha ricordato due che nel servizio si cono convertiti: il centurione e il suo servo. Dice il centurione a Gesù: “Signore, non disturbarti! Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto” e “non mi sono ritenuto degno di venire da te” perché “anch’io infatti sono nella condizione di subalterno” (il centurione serviva infatti l’Imperatore.

Secondo Papa Francesco “davanti a queste parole Gesù rimane ammirato. Lo colpisce la grande umiltà del centurione, la sua mitezza”, perché il centurione avrebbe potuto obbligare Gesù di visitare la sua casa, invece “si fa piccolo, discreto, mite, non alza la voce e non vuole disturbare. Si comporta, forse senza saperlo, secondo lo stile di Dio, che è «mite e umile di cuore”. Dio è amore, – ha affermato il Pontefice – e “per amore si spinge persino a servirci: con noi è paziente, benevolo, sempre pronto e ben disposto, soffre per i nostri sbagli e cerca la via per aiutarci e renderci migliori”.

Rivolto ai diaconi il Papa ha sostenuto che non bisogna “Mai sgridare” perché “nella mitezza, maturerà la vostra vocazione di ministri della carità. Nell’ultima parte dell’omelia il Pontefice ha fatto riferimento al servo che viene guarito da Gesù. Ognuno di noi può riconoscersi in quel servo che viene guarito nel corpo e nel cuore.

“Per essere abili al servizio, – ha ripetuto il Papa – ci occorre la salute del cuore: un cuore risanato da Dio, che si senta perdonato e non sia né chiuso né duro”.

Papa Francesco ha invitato i presenti a pregare con fiducia ogni giorno per chiedere di “essere guariti da Gesù, di assomigliare a Lui, che “non ci chiama più servi, ma amici”. “Così,  -ha concluso – disponibili nella vita, miti di cuore e in costante dialogo con Gesù, non avrete paura di essere servitori di Cristo, di incontrare e accarezzare la carne del Signore nei poveri di oggi”.

(da www.zenit.org – articolo di Antonio Gaspari)

Check Also

vicariato vicario

Libanori e Ricciardi nuovi vescovi ausiliari di Roma

I nuovi vescovi ausiliari, le nomine del Papa Papa Francesco ha nominato vescovi ausiliari della diocesi …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

X