Fine Vita, Papa Francesco: “Occorre un supplemento di saggezza”

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Fine Vita, il messaggio di Francesco

In occasione del meeting regionale europeo della World Medical Association sulle questioni del Fine Vita, Papa Francesco ha inviato un messaggio ai partecipanti e al presidente della Pontifica Accademia per la Vita, monsignor Vincenzo Paglia.

“Il vostro incontro si concentrerà sulle domande che riguardano la fine della vita terrena. Sono domande”, ha precisato Bergoglio, “che hanno sempre interpellato l’umanità, ma oggi assumono forme nuove per l’evoluzione delle conoscenze e degli strumenti tecnici resi disponibili dall’ingegno umano”. 

In tutto ciò, ha ribadito il Papa, “una particolare attenzione va riservata ai più deboli, che non possono far valere da soli i propri interessi”.

Il supplemento di saggezza

La medicina, ha sottolineato il Papa,  ha infatti sviluppato una sempre maggiore capacità terapeutica, che ha permesso di sconfiggere molte malattie, di migliorare la salute e prolungare il tempo della vita. Ciò non significa che gli interventi sul corpo umano siano sempre risolutivi.  Possono sostenere funzioni biologiche divenute insufficienti, o addirittura sostituirle, ma questo – ha aggiunto – non equivale a promuovere la salute.

“Occorre quindi un supplemento di saggezza, questo l’invito di Francesco, “perché oggi è più insidiosa la tentazione di insistere con trattamenti che producono potenti effetti sul corpo, ma talora non giovano al bene integrale della persona”.

Fine Vita: accanimento terapeutico ed eutanasia

Quanto affermato da Francesco si inserisce nella scia del discorso pronunciato da Papa Pio XII, 60 anni fa, ad anestesisti e rianimatori. “Non c’è obbligo di impiegare sempre tutti i mezzi terapeutici potenzialmente disponibili e che, in casi ben determinati, è lecito astenersene (cfr Acta Apostolicae Sedis XLIX [1957],1027-1033). È dunque moralmente lecito ha spiegato Bergoglio, citando la Dichiarazione sull’eutanasia del 5 maggio 1980, “rinunciare all’applicazione di mezzi terapeutici, o sospenderli, quando il loro impiego non corrisponde a quel criterio etico e umanistico che verrà in seguito definito ‘proporzionalità delle cure'”.

Questa differenza di prospettiva, spiega il Santo Padre “restituisce umanità all’accompagnamento del morire, senza aprire giustificazioni alla soppressione del vivere”. Non attivare mezzi sproporzionati o sospenderne l’uso, equivale a evitare l’accanimento terapeutico, “cioè compiere un’azione che ha un significato etico completamente diverso dall’ eutanasia, che rimane sempre illecita, in quanto si propone di interrompere la vita, procurando la morte.

medico e1450784249159 - Fine Vita, Papa Francesco: "Occorre un supplemento di saggezza"Il medico e il paziente

Il Catechismo della Chiesa Cattolica  spiega inoltre, ha fatto presente il Papa, che “le decisioni devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacità”. È anzitutto lui, ha sottolineato Francesco “che ha titolo, ovviamente in dialogo con i medici, di valutare i trattamenti che gli vengono proposti e giudicare sulla loro effettiva proporzionalità nella situazione concreta, rendendone doverosa la rinuncia qualora tale proporzionalità fosse riconosciuta mancante”.

Da non perdere di vista, ha dichiarato ancora il Pontefice, “il  comandamento supremo della prossimità responsabile, come chiaramente appare nella pagina evangelica del Samaritano (cfr Luca 10, 25-37). Si potrebbe dire che l’imperativo categorico è quello di non abbandonare mai il malato.

“Ciascuno dia amore nel modo che gli è proprio: come padre o madre, figlio o figlia, fratello o sorella, medico o infermiere. Ma lo dia. E se sappiamo che della malattia non possiamo sempre garantire la guarigione, della persona vivente possiamo e dobbiamo sempre prenderci cura: senza abbreviare noi stessi la sua vita, ma anche senza accanirci inutilmente contro la sua morte”.