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Famiglia: separati

Scritto da il 21 Aprile 2020

Famiglia: la difficoltà di unirsi e di separarsi

Francesca Baldini intervista Gigi Avanti, consulente familiare e membro della Consulta Nazionale della CEI per la Pastorale della Famiglia, sul tema dei separati

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Francesca: separati, quale fedeltà? Il problema delle persone che si separano è  quello di avere una propria vita al di fuori di un matrimonio che non va bene, quindi un altro tema molto difficile oggi.

Gigi: è un tema difficilissimo e ci sono due aspetti. Il primo riguarda le persone separate che poi rimangono per scelta fedeli al sacramento, unilateralmente. Vale a dire che se  il partner se ne è andato e ha cessato di amare e  può rifarsi una vita, colui che resta rimane  fedele al sacramento.

L’altro aspetto, invece, è quando due persone decidono entrambe di rifarsi una vita, di vivere nuove unioni, più o meno irregolari o regolari. È il dibattito che quest’anno vede la Chiesa impegnata.

Qual è il dramma?

Freud diceva che unirsi e separarsi sono le due cose più difficili della vita.

Qual è il punto?

Famiglia: si pensa alla separazione come a una soluzione

Il punto è che le persone che arrivano alla separazione vivono la medesima come la soluzione di un problema. Non lo è mai. Una persona pensa di separarsi per rifarsi una vita.

Ora, al di là di ciò che ha portato alla separazione, ad esempio tradimenti o relazioni drammaticamente patologiche (anche nel diritto canonico è previsto che ci si possa separare), pensare che la separazione possa costituire la risoluzione ad un problema non è un approccio sano per vivere il dramma. È comunque un problema e lo aveva già identificato  Freud che non era cattolico, anche se un po’ maschilista.

Francesca: nella tua esperienza hai avuto casi di persone che si sono separate facilmente per delle sciocchezze?

Gigi: sì. Per noi erano sciocchezze, ma per loro no perché il problema è sempre psicologico. Se si attribuisce ad una sciocchezza un valore che fa da detonatore alla relazione, che poi porta allo sgretolamento della medesima, allora per noi è oggettivamente una sciocchezza ma non per chi la vive. Lo psicologo Kaufmann affermava che “il modo in cui scegliamo di vedere il mondo crea il mondo che vediamo“.

Io devo rispettare il vissuto di due persone anche se il motivo per cui si separano è misero.

Oggettivamente, mi è capitato di avere a che fare con separazioni dovute a sciocchezze.

Francesca: e come hai risolto la situazione?

Gigi: non si risolve quasi mai niente, dal punto di vista etimologico della parola. A livello di conoscenza, si prende atto della situazione e si cerca di far loro capire che forse il gioco non vale la candela o che la scelta di separarsi non sembra congrua con i dati reali che portano a giustificarla, dopodiché però ci si ferma di fronte alla loro libertà.

Famiglia: non ci si può separare perché si è diversi

Uno degli ultimi libri che ho scritto con una mia collega del consultorio, “Siamo troppo diversi”, parte proprio da qui, da questa frase che viene detta magari da coppie in consulenza terapeutica o semplice.

Due persone arrivano a dire che si separano perché litigano tanto e da troppo tempo;  quando chiediamo loro il perché, finiscono con l’affermare che sono troppo diverse.

Questa però non è una giustificazione poiché la diversità è un dato reale. Dietro l’autodiagnosi “noi ci separiamo perché siamo incapaci di comunicare perché troppo diversi” c’è un pensiero che chiamiamo virale, un virus.

Secondo loro per andare d’accordo bisogna essere uguali.

Famiglia: la diversità è una realtà di fatto

Se Dio però ci ha creati diversi, la stessa diversità è una realtà.

Se la si vive come problema, bisogna allora eliminare dalla testa il pensiero virale.

Di fronte alla loro affermazione di essere diversi, noi li guardiamo in faccia e rispondiamo semplicemente con queste due paroline: “Ma va?“.

Questo “ma va?” è sconvolgente.

Francesca: perché li portate davanti alla realtà che effettivamente sono diversi.

Gigi: quella che portano come giustificazione alla loro separazione, la facciamo vedere come un motivo per non separarsi.

Come dice il poeta Tushenko, ci sono mille ragioni per separarsi (tra cui quella di essere diversi) e mille ragioni per stare insieme. Decidiamo allora di stare insieme.

Famiglia: dietro la separazione c’è la volontà di non amare

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Non c’è una ragione che  giustifichi la separazione da qualcuno.

Il motivo è soltanto che non si vuole più amare, è una volontà.

Così come si decide di amare per sempre, allo stesso modo si smette di amare perché non va più.

Non è un fatto razionale.

Francesca: quindi è più un fatto emotivo?

Gigi: emotivo-volitivo.

Francesca: ma allora presuppone il fatto che per stare insieme bisogna essere per forza simili?

Gigi: sì, sotto sotto quel pensiero c’è sempre. Ma cosa s’intende per uguale quando si è diversi per età, sesso, educazione e cultura? Cosa vuol dire trovare l’anima gemella? Anche i gemelli sono diversi tra di loro. C’è una somiglianza relativa.

Francesca: …o trovare il principe azzurro, questi falsi miti che non esistono.

Famiglia: la persona “giusta” dipende dall’idea che ho di lei

Gigi: sì, queste sono le cosiddette balle scientifiche, per non dire una parola più pesante. Dico di aver trovato la persona giusta ma cosa c’è dentro quel “giusta”? C’è la persona che asseconda le mie simpatie o le mie adolescenti aspettative.

In tutto questo c’è dell’umorismo. Quando qualcuno, ad esempio, ci accusa di essere cambiati è segno che non assecondiamo più i suoi gusti.

Francesca: certo.

Gigi: rimproverare qualcuno di essere cambiato vuol dire che di fatto  questa persona non corrisponde più all’idea o al desiderio che ci eravamo fatti di lei.

Francesca: quindi riguarda il fatto di costruirsi un po’ dei castelli in aria.

Gigi: noi le chiamiamo fantasie o aspettative.

Francesca: quindi per tirare un po’ le conclusioni di questa domanda, qual è il segreto per una vita di coppia felice?

Famiglia: il matrimonio non rende felicifamiglia separati3

Gigi: il segreto? Ci sono persone che pensano al matrimonio come ad un qualcosa che porta  alla felicità. Ma è l’esatto contrario. Non è il matrimonio a rendere felice chi si sposa, ma è chi si sposa a fare felice il proprio matrimonio.

La domanda è: “Come”?

È semplicissimo: accettando l’altro come diverso da se stessi.

Troviamo questo concetto nel libro di John Gray “Gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere”. Se si legge la prima pagina si è letto tutto, anche se poi ci sono spiegazioni scientifiche.

Nella prima pagina c’è il conflitto fra uomo e donna, la litigiosità.

Famiglia: le relazioni non appaganti derivano da un non accettare la diversità del marziano rispetto alla venusiana

Il passaggio è bellissimo.

Francesca: quindi la volontà della parità dei sessi che si è evoluta come pensiero nel corso del Novecento, soprattutto nella seconda metà del secolo, ha portato queste persone allo stare insieme solo se sono uguali.

Gigi: sì, filosoficamente. Come persone abbiamo gli stessi diritti, ma i medesimi cadono in un tessuto maschile o femminile: come DNA la femmina ha l’XX e il maschio l’XY.

Famiglia: la diversità tra uomo e donna

La diversità è un marchio di natura. Come persona la donna deve avere gli stessi diritti dell’uomo, però c’è una differenza.

I bisogni sono uguali, però l’incarnazione dei medesimi nel “qui e ora” li vede diversificati.

Io consiglio di leggere questo libro di John Gray, almeno l’introduzione che descrive in tre righe com’è il maschio e in altre tre com’è la femmina.

Gigi: vado a leggerlo: “Un giorno di molto tempo fa i marziani, guardando i loro telescopi, scoprirono le venusiane. Questo bastò a risvegliare in loro sentimenti fino ad ora mai provati: si innamorarono e in tutta fretta inventarono i viaggi spaziali raggiungendo Venere”.

Qui c’è il maschio, un guardone.

Allora qualcuno può pensare: “Caspita! È un guardone”. Questo fa scoprire le venusiane, quindi sentimentalmente il guardare smuove qualcosa, si innamorano, e decidono di raggiungere Venere, costruendo la nave spaziale.

Famiglia: l’uomo marziano

Questo è l’uomo. Il maschio in quanto tale ha iniziativa, attività, disciplina e spirito d’avventura.

Iniziativa, perché tutto parte dalle sensazioni che si provano per le donne. Il guardone si innamora, è attivo, ha iniziativa, continua l’attività.

Spirito d’avventura, perché i marziani non sono mai stati su Venere. Come ci andranno? Come costruiranno le astronavi? La parola disciplina viene dal latino “discere“, cioè imparare facendo. È ciò che fa l’uomo. Qui faccio una battuta cattiva: quando le mamme dicono ai bambini “dai che faccio io”, li castrano. Bisogna lasciarli fare. L’uomo impara le cose sbagliando. Diciamolo alle mamme dei bambini che hanno tre/quattro anni e che pensano che il loro bimbo possa farsi male. Io rispondo: “Lascialo! Non è che si uccide se si fa un taglietto”.

Famiglia: la donna venusiana

In un altro passaggio del libro si parla appunto di donne: “Le venusiane accolsero i marziani a braccia aperte. Sapevano che questo momento sarebbe arrivato e i loro cuori si aprirono ad un amore mai provato”. Quando si parla dell’uomo, si parla di “facilità di innamorarsi” e questo lo vediamo in consultorio. La donna è tarata per amare.

Le Venusiane non sanno neanche chi siano questi Marziani. Non chiedono da dove vengono ma anzi li accolgono a braccia aperte.

La donna è tarata per l’accoglienza, la tenerezza, la pazienza, è più realista mentre l’uomo è più incline ad uno spirito di avventura.

Se accetti questa condizione, allora devi accettare che qualche volta l’uomo, mentre passeggia, possa guardare una bella ragazza e non dargli invece le gomitate nel fegato.

Famiglia: è necessario accettare la realtà

Francesca: quindi noi donne dobbiamo essere un po’ più easy, diciamo così.

Gigi: dovete accettare la realtà.

Francesca: però questo aspetto dell’accoglienza all’amore e quindi anche alla vita, aprirebbe poi un altro capitolo che magari affronteremo più avanti, dove la donna, voglio dire…

Gigi: ha un DNA che la fa essere così, proprio per natura. Se per scelta, allora la fecondità e la generosità hanno un valore  salvifico. Questo, però, proviene già dalla natura: “Accolsero i marziani a braccia aperte”. Una venusiana poteva pure accoglierli stando seduta, a braccia conserte, sospettosa e guardinga e vedere cosa avrebbero chiesto.

La donna è portata all’amore incondizionato. L’uomo è portato ad amare i figli se danno risultati. È condizionato da qualcosa.

Certi figli si sentono poco amati quando vedono il proprio padre non soddisfatto di quello che stanno realizzando. Ci sono dei drammi tremendi. Basta vedere anche il libro di Recalcati, “Il complesso di Telemaco”, in cui il figlio aspetta ansioso il ritorno del padre per dimostrargli quanto sia cresciuto bene, quanto sia riuscito nella vita, a differenza di tutta l’altra letteratura, quella pseudo-edipica, in cui si parla della morte del padre.

(Trascrizione del testo a cura di Antoine Ruiz)

Ascolta la puntata della rubrica “In famiglia” con Gigi Avanti

La scorsa puntata della rubrica “In famiglia”: Quando l’intimità è sofferenza


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