Famiglia. Nasce il progetto diocesano il Pozzo di Sicar

Un primo soccorso per la famiglia, o un ospedale da campo, utilizzando una immagine cara a papa Francesco, sono le immagini che sintetizzano meglio l’esperienza del progetto Pozzo di Sicar, che sta nascendo nella diocesi di Roma. Responsabile di questo progetto Don  Claudio Occhipinti, parroco di Sant’Andrea Avellino al Trionfale, dal 1997 si occupa di pastorale per coppie separate o divorziate e dal 2001 è il referente spirituale dell’associazione Famiglie Separate Cristiane (FSC).

Una prevenzione integrale che porta avanti da anni a sostegno di quelle coppie che hanno vissuto o stanno vivendo un momento il dramma della separazione, cercando di mettere in pratica una pastorale che si declina in tre verbi: accogliere, ascoltare, accompagnare.  Dunque un progetto promosso dal Centro per la Pastorale Familiare del Vicariato di Roma che mira a raggiungere le famiglie che vivono questa difficoltà e disgregazione affettiva.

PERCHE’ IL POZZO DI SICAR

“Abbiamo pensato che l’immagine biblica dell’incontro di Cristo con la Samaritana che avvenne al pozzo di Sicar, – racconta don Occhipinti – “fosse l’immagine che poteva rappresentare meglio un incontro con il divino”. Dunque un momento di sostegno psicologico ma anche spirituale, un incontro divino appunto “a mezzogiorno al pozzo, ovvero quando non c’è ombra. – prosegue il sacerdote – L’appuntamento con il divino è quel momento quando la persona chiamata si trova a contatto con il Signore, vive questo momento di esperienza con lui e nello stesso tempo con se stessa. Il Signore alla luce e alla grazia del suo amore infinito fa comprendere non solo la sua situazione attuale ma anche la sua stessa vita”.

Ma continua ad ascoltare come nasce questo progetto ascoltando don Claudio Occhipinti intervistato da Francesca Baldini, protagonista della puntata di Infamiglia, andata in onda martedì 4 aprile. 

LA NOVITA’

Non cloni di qualcosa che c’è già ma  piuttosto una piattaforma di raccordo e di smistamento. E’ questo l’obiettivo di questo progetto a sostegno della famiglia per la diocesi di Roma. Una opportunità concreta di diffusione informativa, che sarà veicolata anche attraverso un sito internet dedicato, dove la gente possa avere immediatamente l’opportunità di accesso all’ente o all’esperienza di cui ha più bisogno. “In realtà questa rete è una novità relativa, – prosegue don Occhipinti – perché di fatto iniziata già anni fa nella diocesi di Roma ma oggi il Centro per la Pastorale Familiare vuole solo riprenderla, con un occhio particolare a quelle coppie che sono in crisi, quindi lavorando sulla prevenzione, quelle ormai sciolte e seguendo i figli, che spesso sono l’anello più debole in questi quadri familiari. Dunque noi vogliamo semplicemente riprenderla”.

LA MODALITA’ OPERATIVA

L’ elemento propulsore saranno le varie parrocchie e prefetture che accoglieranno i diversi progetti pilota.” Non una sostituzione dell’esistente ma una innovazione del presente in relazione con quello che la realtà di oggi ci mette davanti. Abbiamo a che fare con povertà a vari livelli non soltanto economica. Sicuramente la categoria dei separati si impone tra quelle più povere e porta queste persone ad una vera e propria disgregazione umana, oltre spirituale e sociale, una vera“vedovanza civile””.

Una rotta tracciata anche dalla lettera apostolica “Amoris Laetitia” di papa Francesco in cui il gruppo riscontra quasi tutte le indicazioni centrali del progetto. “Noi vorremmo che questa dimensione potesse diventare comune e dove le comunità cristiane possono essere sensibilizzate e possano ciascuna a loro volta diventare centri propulsori sul loro territorio. In qualche modo diventiamo uno stimolo un volano ed una provocazione per tutti per ritrovare in queste provocazioni non soltanto il senso dell’agire, ma il completamento di questa storia e di questo amore che sa fare giustizia del male dell’uomo”.

IL VASO ROTTO SALDATO CON L’ORO

Don Occhipinti in conclusione regala una immagine che sintetizza il suo lavoro e l’attività pastorale portata avanti in questi anni a favore di queste famiglie ferite e di chi vive la dimensione del fallimento affinché diventi preziosa. Utilizza l’immagine del vaso rotto. “Normalmente è la colla che riunisce i cocci e possono essere varie esperienze, possono essere positive o negative, costruttive oppure no, ma in queste esperienze manca l’elaborazione del lutto. Il vaso orientale invece viene preso e viene incollato con l’oro, il metallo più prezioso che c’è e dunque diventa più prezioso il vaso intero. Questo per dire che, come Gesù al Pozzo di Sicar, porta questa donna a riscoprire la preziosità della sua vita al di là dei cinque mariti e lascia l’anfora lì al pozzo perché il vero affetto, il vero oro è l’amore di Dio”.

 

 

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